Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump (Foto Ansa)
È una fase di altissima tensione quella che si sta aprendo tra Stati Uniti e Iran, con il rischio di un’escalation militare sempre più concreto e una fitta attività diplomatica nel tentativo di evitarla. A innescare l’ultima impennata è stato Donald Trump, che ieri ha moltiplicato avvertimenti e minacce. Durante un discorso in Iowa ha parlato di “un’altra splendida flotta che sta navigando magnificamente verso l’Iran”, auspicando che Teheran “raggiunga un accordo” e ricordando che “avrebbe dovuto farlo la prima volta”. Sui social ha rincarato la dose: “Speriamo che l’Iran si sieda rapidamente al tavolo delle trattative… NIENTE ARMI NUCLEARI. Il tempo stringe”. E ha avvertito: “Il prossimo attacco sarà molto peggiore!”. Riferendosi all’Operazione “Martello di mezzanotte” del giugno 2025.
Parole che arrivano mentre Washington rafforza la propria presenza militare nella regione. Trump ha parlato di “un’imponente Armata” guidata dalla portaerei Abraham Lincoln, “pronta, disponibile e in grado di compiere rapidamente la sua missione, con rapidità e violenza, se necessario”.
Il segretario di Stato Marco Rubio ha spiegato che si tratta della “capacità di posizionare risorse in Medio Oriente per difenderci da quella che potrebbe essere una minaccia iraniana”.
Da Teheran, però, la risposta è durissima. Il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi ha avvertito che “non stiamo cercando una guerra, ma in caso di qualsiasi mossa o attacco stupido da parte degli Stati Uniti, siamo pronti a rispondere con decisione”, aggiungendo che la risposta iraniana non sarebbe “proporzionata”, ma “adeguata, tanto che non possono nemmeno immaginarlo”.
La missione iraniana all’Onu ha rilanciato: l’Iran reagirà “come mai prima d’ora” a un eventuale attacco. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha ribadito che “negli ultimi giorni non ci sono stati contatti” diretti con Washington, pur lasciando aperta la porta a un’intesa nucleare “reciprocamente vantaggiosa, giusta ed equa”.
Poi la minaccia: le forze armate del Paese hanno “il dito sul grilletto per rispondere immediatamente e con forza a qualsiasi aggressione”
Intanto, sullo sfondo, pesano le esecuzioni per spionaggio, le proteste interne e gli sforzi di mediazione di Egitto e Turchia, mentre Cina ed Europa mettono in guardia contro “avventurismi militari” e scenari fuori controllo.