Il campione russo di scacchi e oppositore di Vladimir Putin, Garri Kasparov (Foto Ansa)
“La guerra in Ucraina è un cancro. E con il cancro non si tratta. Va estirpato prima che si diffonda. Putin potrebbe estendere la sua guerra all’Europa già entro l’anno”. Lo afferma, in un’intervista a La Repubblica, Garri Kasparov, campione mondiale di scacchi e fondatore della piattaforma dell’opposizione ‘Free Russia Forum’.
“Il Cremlino – aggiunge – non può permettersi che la guerra finisca. È in trappola. Non può finirla senza rivendicarne la vittoria, ma in questo momento non è di certo il vincitore. E la storia insegna che in Russia zar e dittatori possono fare di tutto, stermini o oppressioni di massa, ma l’unica cosa che non viene mai perdonata loro è iniziare una guerra senza vincerla. La guerra è esistenziale per Putin. Ogni elemento della società è funzionale alla guerra. Sotto Putin la Russia resterà in uno stato di guerra permanente. Per un dittatore come Putin la guerra è l’unico modo che ha per giustificare la sua permanenza al potere dopo 26 anni. Ma temo finirà male”.
“Putin – aggiunge – ha creato un esercito che ogni giorno commette crimini contro l’umanità e spesso oltrepassa ogni linea rossa morale e psicologica”.
“Il clima si sta deteriorando – afferma ancora il campione mondiale di scacchi -. La Russia è uno Stato-mafia che Putin controlla assicurandosi che tutti i gruppi chiave dell’élite godano di benefici. Finora la guerra in Ucraina si era dimostrata molto redditizia, ma i raid alle infrastrutture energetiche colpiscono interessi privati. Sono sicuro che a porte chiuse bisbiglino e si chiedano se ci sia bisogno di questa dannata guerra. Quindi, sì, Putin è vulnerabile perché non è più il boss che sposta le montagne e, come già detto, in Russia uno zar che non vince la guerra è nei guai”.
“Bisogna essere obiettivi: che ci piaccia o no, in questo momento, in Russia non c’è alcun germoglio di protesta. Il cambiamento potrebbe nascere se l’Ucraina vincesse la guerra. Bisogna creare le condizioni affinché l’opinione pubblica russa riconosca che la guerra non può andare avanti”.