Politica

Politichese, Conte e Schlein non si scoprono: la corsa alle elezioni e al Quirinale

Ricordate il politichese, quella lingua astratta adoperata dagli abitanti del Palazzo per nascondere i diversi orientamenti con forme ambigue e senza costrutto? Bene, non è mai passato di moda nonostante abbia molti anni alle spalle. Magari sono mutati alcuni metodi forse più moderni per adeguarsi ai tempi, ma la sostanza è la stessa, in specie quando si vuole evitare di essere compresi da chi ti ascolta. Il periodo che stiamo vivendo è assai difficile perché le forze in campo non vogliono esporsi. I due schieramenti che si contendono il primato (con il traguardo delle elezioni) debbono usare il bilancino e nove volte su dieci cercano scappatoie incomprensibili: è proprio questo il loro desiderio.

Conte e Schlein, le divergenze sulle primarie

Prendiamo ad esempio Giuseppe Conte ed Elly Schlein. Su molti punti non sono affatto d’accordo, ma non lo danno a vedere, raggiungendo risultati soddisfacenti. La segretaria del Pd è per il programma che la sinistra dovrebbe esporre agli elettori; il leader dei 5Stelle abbraccia le primarie anche perchè il programma lo ha già scritto con l’aiuto di 17 mila persone: circostanza che rende orgoglioso l’ex presidente del consiglio, il quale è per la partecipazione di tutti quando si tratta di fissare le regole del gioco. La Schlein parla di primarie circoscritte agli esponenti dei vari partiti; Conte le vuole allargarle perchè seguendo questo criterio è certo di vincere e di essere lui il candidato che potrebbe battere la Meloni il giorno in cui si voterà.

Elezioni e strategie: la partita per il Quirinale

Si, ma quando si potrà andare a depositare la scheda nell’urna? L’opposizione ritiene che questo appuntamento sia urgente perchè il Paese va a rotoli e bisogna affrettare il cambio della guardia se si vuol salvare il salvabile. Però anche in questo non c’è identità di vedute perchè nel Pd la condivisione è un sostantivo che non unisce tutti. L’ala dei dem che non digerisce l’attuale assetto del partito vorrebbe temporeggiare per convincere coloro che ancora non sono sicuri della corsa al centro. Così, la data delle politiche potrebbe essere in primavera o in autunno alla scadenza naturale della legislatura. “E’ la premier che vuole temporeggiare perchè ha paura di perdere e cerca di riportare all’ovile i transfughi passati alla corte del generale Vannacci”, sostengono i nemici (meglio avversari) della destra. Però, è doveroso aggiungere che anche tra gli esponenti della maggioranza l’unanimità non c’è perchè sopratutto Matteo Salvini e Antonio Tajani hanno bisogno di tempo per riprendere quota e ottenere nuovi consensi.

Le politiche nascondono un altro obiettivo ben più importante: nel mese di febbraio del 2029 scadrà il mandato di Mattarella e la corsa al Colle è fondamentale. “Finalmente – sostiene la maggioranza – si potrebbe avere un presidente che sia a noi più vicino”, dimenticando il sacrosanto principio del super partes. Chi va al Quirinale deve essere il presidente degli italiani qualunque sia la loro ideologia. Va bene, però è un traguardo a cui tutti ambiscono. Ignazio La Russa, il presidente del Senato, sogna quella carica anche se usa il politichese e non mostra tanto interesse. A parole, forse, perchè in cuor suo la pensa diversamente e ricorda che in passato molti presidenti come lui sono andati al Quirinale.

La corsa al Colle e le ambizioni dei politici

Gli aspiranti sono diversi, ma nessuno si espone perchè “Chi si candida anche solo un mese prima è morto”, sosteneva Silvio Gava, un alto esponente della vecchia Dc. Così ai giornalisti che chiedono a Pierferdinando Casini se aspira a quella poltrona, risponde: “Lo chiedete a me che sono soltanto un sarcofago”. Inutile insistere e domandare ai probabili concorrenti. La replica è sempre la stessa: “Molto dipenderà da come saranno allora Camera e Senato, perchè è a quel punto che si potrà fare una previsione”. Insomma, il politichese impazza forse più di prima, ma la moda non è cambiata allora come oggi. Ricordo ancora i discorsi più importanti alle feste della vecchia Democrazia Cristiana. Noi cronisti avevamo molti dubbi sull’interpretazione di un intervento e non ci rimaneva che pregare il parlamentare di turno di farci capire dove voleva andare a parare.

Dalla politica al calcio, le contraddizioni dello sport italiano

Parliamo di sport perché ci sono novità sorprendenti: la Lazio è prima in classifica nonostante i suoi tifosi continuino a disertare lo stadio e ad essere contro il presidente Lotito che ha speso “due euro al mercato estivo”. Kim Antonelli, il ventenne pilota della formula uno è “ad un passo dal mondo”, ma gareggia per la Mercedes; mentre a Como la Roma ha giocato contro la squadra lombarda che non aveva nemmeno un giocatore di casa nostra in formazione. Vergogna! I giallorossi ne avevano quattro perchè il portiere titolare dei giallorossi era infortunato. Lo vogliamo ancora chiamare campionato italiano?

Published by
Bruno Tucci