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Primarie centrosinistra, la spunterà un “Papa straniero”? Meloni: “Ricordano il film ‘Una poltrona per due'”

“Innanzitutto il programma!”, sostiene Elly Schlein. “No, la precedenza spetta alle primarie”, le risponde Giuseppe Conte. Per non sbagliare e per non essere frainteso il leader dei 5Stelle lo dice proprio alla festa dell’Unità, invitato dalla segretaria. Più chiaro di così! L’ex presidente del consiglio non ha dubbi perchè pensa che andando al voto il popolo di sinistra starà dalla sua parte. Ecco perchè Elly è di parere contrario. Non è un contrasto politico, ma solo personale perchè il traguardo è quello, al resto ci si penserà dopo.

D’accordo, ci sono i grandi problemi del Paese: l’inflazione, la sanità, la scuola, il carrello della spesa, la benzina. Di questo si parla durante gli interventi, ci mancherebbe. Però, al dunque, c’è solo la corsa a diventare il candidato che dovrà battere la premier alle politiche. Al di là delle belle foto in cui ci si abbraccia e ci si bacia, ogni giorno si studiano le mosse per non essere scavalcati. Giuseppe Conte si affida sempre più al voto perchè spera anche nella fronda che spira sempre più forte nel partito Democratico.

Una certa parte del Pd sopporta a mala pena la “rivoluzione” a sinistra della Schlein, è pronta a saltarle addosso e le primarie potrebbero essere l’occasione buona. Anche a costo di rinunciare alla candidatura? “Non ci sono dubbi”, predicano gli oltranzisti. “Con Conte si può trattare: è furbo, diplomatico e sa dove vuole arrivare. Se dovesse sedersi sulla poltrona di Palazzo Chigi, potremo finalmente trovare quella unità di cui si chiacchiera senza alcun fondamento”.

Fra i due litiganti potrebbe uscire un terzo incomodo che metta fine a questo duello? È un’altra speranza dei riformisti del Pd che hanno due assi nella manica: Silvia Salis, il sindaco di Genova e Gaetano Manfredi, il primo cittadino di Napoli. Ufficialmente, la coppia si schernisce, afferma che sono soltanto pettegolezzi o rumors, ma in cuor loro avere “questo onore” non dispiacerebbe affatto nè all’uno, nè all’altro. In fondo, c’è un diverso obiettivo ben più importante: il Colle, cioè il Capo dello Stato che dovrà succedere a Sergio Mattarella il giorno  in cui dovrà lasciare ad altri il prestigioso
incarico.

Con “il papa straniero” i dem sarebbero sicuri di vincere quella battaglia in Parlamento, fondamentale per gli equilibri politici. Conn Conte o con la Schlein chissà? Un accordo, comunque, i due contendenti lo hanno trovato: l’attenzione è per le tasse, in particolare la patrimoniale che sta a cuore a entrambi. Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli farebbero i salti di gioia perchè sono anni che predicano questa iniziativa. Al loro fianco pure Maurizio Landini scomparso in queste due ultime settimane. Forse perchè ha capito che non gli verrà “regalata” nessuna poltrona da una sinistra incerta che ancora non sa dove andare.

È questo il panorama che si offre agli elettori dopo che la Meloni è riuscita (per il momento) a superare lo scoglio della nuova legge elettorale. “La premier non ha vinto ancora”, tuonano i fedelissimi della segretaria. Aspettano il voto definitivo della Camera e del Senato, però è evidente che le speranze si sono assottigliate. Giorgia Meloni si sfoga in una intervista concessa al Foglio e al suo direttore Claudio Cerasa. Elenca tutti i successi ottenuti in questi quattro anni, è cautamente ottimista, sa perfettamente che agli italiani la stabilità piace molto e su questo nessuno può dire nulla. Non manca l’occasione di rispondere ironicamente ad una domanda che riguarda la corsa alla candidatura del centro sinistra: “Mi ricorda tanto il titolo di un film che ebbe un grande successo: “Una poltrona per due”.

Il marasma internazionale lo lasciamo in un angolo? La situazione è sempre più precaria: oltre ad Hormuz, si sono chiuse le porte anche dello stretto di Babel Mandeb, soprannominato “la porta delle lacrime” per la sua limitatezza. In un amen il prezzo del petrolio è balzato a 120 dollari al barile, le scorte in occidente potrebbero finire non adesso, ma in primavera con pesantissime ripercussioni sull’economia mondiale. “Una domanda sorge spontanea” ricordava una trasmissione di successo della nostra tv: la pianteranno di giocare alla guerra i grandi della terra? Il predominio sugli altri non serve a nulla se il resto dell’Universo diventa un inferno.

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Bruno Tucci