Primarie Pd, il partito si divide: Schlein nel mirino tra dubbi, manovre e possibili alternative (foto ANSA) - Blitz quotidiano
“Eh, no, queste primarie non s’hanno da fare”, direbbero oggi i bravi di manzoniana memoria. E’ un sostantivo che spaventa tutti e che mette il Pd dinanzi ad un ostacolo che non sarà facile superare. C’è il terrore di sbagliare e ogni mossa potrebbe essere controproducente. Ecco perchè ci si muove (anche se non ufficialmente) con molta prudenza. Un fatto è certo: nel partito democratico non pochi sono coloro i quali ne vorrebbero fare a meno, però non è facile districarsi in un simile ginepraio, perciò si va avanti con tutte le cautele del caso.
Vediamo di analizzare la situazione. Ci sono i nemici in casa e quelli che pur non parlandone male di Elly Schlein ne farebbero volentieri a meno. I riformisti, innanzitutto. Sparano a pallettoni contro la segretaria per il suo eccessivo spostamento a sinistra dei dem. Però, attenzione: se questo volesse dire disfarsi del vertice di via del Nazareno sarebbero pronti a qualsiasi soluzione. Insieme con loro, anche se non platealmente, i vecchi notabili del passato che rimpiangono la vecchia Dc. Contro, è naturale, l’attuale assetto del Pd che credono nella Schlein e ritengono che con lei si siano fatti passi da gigante. Prendono ad esempio i risultati delle europee e li rinfacciano, numeri alla mano, ai “traditori di oggi”. Il pericolo più forte viene da una corrente che non si dovrebbe definire così perchè lor signori rimangono alla finestra pur se i rumors dicono il contrario.
Hanno paura e basta: le primarie non si debbono organizzare in nessun modo perchè “hanno effetti dilanianti” e potrebbero dare al Pd un colpo mortale. Non sono personaggi di poco conto quelli di cui stiamo parlando. Aggressivo quanto non mai è l’ex ministro della salute Roberto Speranza, molto noto ai tempi del Covid: favorevole al vaccino e spietatamente contro i no vax. Di primarie non vuole nemmeno sentir parlare e si rivolge a due vecchi nostalgici come lui per sostenere una causa che lascia perplessi. Sono Dario Franceschini e Andrea Orlando. La proposta è la seguente. Questo voto si deve dimenticare perchè “le possibilità di vincere sono ridotte al lumicino”. Allora si vada alla ricerca di un personaggio nuovo, come Ilaria Salis, (il sindaco di Genova) gradito specialmente ad Orlando essendo lui consigliere della maggioranza in Liguria. No, Speranza va ancora più in là: il partito non ha bisogno di “papi stranieri”.
La svolta deve essere ancora più sconvolgente: o un giovane che non abbia più di 30 anni (su cui la popolazione dei new entry sarebbe favorevolissima”), oppure il nome di un vecchio partigiano perchè contro quei combattenti (che ci hanno liberato dal fascismo) nessuno potrebbe alzare la mano ed essere contrario. Non sappiamo se questa sia solo una voce messa in giro per screditare l’ex ministro, oppure una vera iniziativa che possa avere un certo successo. Lascio a chi legge la risposta.
E’ logico ed è naturale che la Schlein rimanga in silenzio o si confidi con uno dei fedelissimi. Il suo pensiero è chiaro: “Va avanti chi ha più voti”. D’accordo, ma la segretaria sarebbe in grado di candidarsi come avversaria di Giorgia Meloni e batterla quel giorno del 2027? Si, in quale data, perchè su quell’appuntamento pure la destra ha qualche perplessità, in specie Matteo Salvini che vorrebbe rimandare le politiche ad ottobre. Lo chiede alla premier, perchè in questo modo, a suo dire, avrebbe molte chance di riprendere quota e avere con lui la Lega intera senza più frange all’opposizione. Di primarie, possibile che non ne parla Giuseppe Conte? Si, non è contrario, basta che si facciano allargare al “popolo”come avvenne il giorno della elezione della Schlein, vittoriosa a sorpresa anche se il gotha del partito aveva già deciso di dare l’incarico a Stefano Bonaccini. Di furbizia l’ex presidente del consiglio ne ha da vendere e in questo caso è quasi sicuro di prevalere ed essere lui a scalzare da Palazzo Chigi la numero uno dei Fratelli d’Italia.
Sigfrido Ranucci lo lasciamo da parte? Assolutamente no, perchè Viale Mazzini potrebbe esprimersi pro o contro fra non molto, addirittura entro un paio di giorni se non prima. Intervistato, il conduttore di Report parla. “Non accetterò mai un’altra soluzione perchè quello è il mio gioiello. Mi hanno proposto di andare a dirigere la scuola di giornalismo di Perugia. Un ragionamento che dà l’idea di quanto siano nel pallone alla Rai. Mi fanno fuori dai programmi perchè mi considerano di ultra sinistra e poi mi vogliono far insegnare ai giovani in erba, magari di politica e dintorni. “Che cosa ve ne sembra?”, aggiunge ironicamente e poi tace.