Primavera senza svolta: tra guerre e una politica italiana ferma al conflitto (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Trump è sempre contro la Meloni, lo Stretto di Hormuz è ancora chiuso, il Papa continua a invocare la pace. In breve: non c’è nulla di nuovo nel panorama mondiale infestato dalle guerre. Non si trova quel particolare che potrebbe essere determinante per ritrovare la tranquillità. Dunque, una primavera che non ha nulla di nuovo e tanto di vecchio. Destinati quindi a vivere tra le bombe e le polemiche. Possibile? Certo che lo è se il ritornello non cambia.
Se l’Europa non muta pelle, se l’Occidente non si sveglia, se il tycoon continua a blaterare a vuoto. Non si deve essere pessimisti ad ogni costo, si deve trovare il bandolo della matassa, basterebbe usare il buon senso e la razionalità. Cominciando dall’Italia, dove si fa a gara per andare alla ricerca solo di un quid che metta KO l’avversario. Mai un momento in cui si pensa di trovare quel denominatore comune in grado di affrontare i problemi e risolverli tutti insieme. Ha fatto eccezione l’intervento di Elly Schlein alla Camera subito dopo lo strappo tra Meloni e Trump. Si è schierata dalla parte della premier perché difendere lei in quel momento significava difendere l’Italia. Allora, perchè non continuare quel discorso, per quale ragione allontanarsi da una condivisione di intenti per un futuro migliore?
Purtroppo, la politica di oggi non ha questo progetto. Ognuno pensa di portare acqua al proprio mulino e niente altro. Giuseppe Conte invoca nel suo ultimo libro un “nuovo corso”. D’accordo, ma quale, di grazia, se è proprio lui il primo a guardare ai propri affari e in secondo piano a quelli del suo Movimento? Il leader dei pentastellati ha come primo obiettivo il suo ritorno a Palazzo Chigi. È un pallino che lo sconvolge da quando dovette lanciare la spugna dopo due presidenze con alleanze diverse. Ne consegue che tutti i discorsi sul campo largo naufragano se è proprio tra Pd e 5Stelle che manca l’accordo. È una corsa a sedersi su quella poltrona, il resto non conta. Primarie o non? Allargate o ristrette? Programmi definiti all’unanimità, oppure una unione fragile che scompaia al primo urto?
In questo anno (o anno e mezzo) che ci divide dalle politiche, non si parlerà d’altro se non della competizione fra destra e sinistra e della “guerra” tra la Schlein e Conte. Con la paura che possa presentarsi un terzo incomodo che approfitti della situazione. È tutto qui il dibattito, mentre tanti altri sono i problemi che premono in Italia. Fra cespugli e non la minoranza arranca anche se la segretaria di via del Nazareno non demorde e difende a spada tratta il suo obiettivo che è quello di arrivare uniti all’appuntamento con il voto se si vuole davvero vincere e battere la Meloni alla “guida di un governo inutile”.
I guai non mancano neppure tra chi è in maggioranza perchè le fibrillazioni sono continue e non accennano a diminuire. Matteo Salvini è ondivago, una ne fa e cento ne pensa: teme di perdere il posto e fa le bizze. Forza Italia sta passando un periodo burrascoso perchè gli eredi del grande Silvio non sono contenti dei risultati del partito. Marina e Pier Silvio riprendono lo scettro (se mai lo hanno lasciato) e menano ceffoni al vertice. I due capigruppo di Camera e Senato debbono farsi da parte. Si salva Antonio Tajani che rimane per ora al suo posto. Fino a quando? Serpeggia l’idea di creare una forza diversa, più moderata in cui possano prendere posto anche Matteo Renzi e Carlo Calenda. Nemici che tornano amici perchè comandare piace a tutti e il potere logora solo chi non ce lo ha (Copyright di Giulio Andreotti).
Non è semplice tenere la barra dritta in questa situazione. Giorgia Meloni si rende conto che si è giunti a un bivio: la spallata del referendum non è stata ancora assorbita e si tratta di trasformare gli schiaffi in occasioni per ripartire. In quale direzione? La premier si è allontanata da Trump, non è più la suddita del tycoon, si è ribellata alle diavolerie del presidente degli Stati Uniti e ha imboccato una nuova strada. Ha capito bene che continuando di questo passo sarebbe andata a sbattere. Dunque, bisogna cercare e trovare novità che diano nuova linfa agli alleati. C’è anche qui una voglia di centro, lo stesso che invocano i berluscones? Forse, non si sa. Il vero pericolo è che alle elezioni del 2027 non ci siano nè vinti, nè vincitori: un pareggio che riporterebbe il Paese indietro nel tempo. Con un governo di tecnici, fatto nelle segreterie dei partiti lontano dal voto popolare.
È una prospettiva che non piace a nessuno, soprattutto al popolo che si riterrebbe nuovamente ingannato. Anche perchè le precedenti esperienze non hanno avuto successo. Anzi. Allora, se la prospettiva è questa e se tutti la respingono (tranne coloro che hanno paura di rimanere all’angolo) è giocoforza mutare atteggiamento politico, far vedere alla gente che nelle segrete stanze dei Palazzi si studia come davvero voltare pagina. Molti sono stanchi di dover combattere ogni mese perchè gli stipendi sono bassi o perchè il costo della vita aumenta vertiginosamente. Servono fatti, non chiacchiere, perchè delle parole vuote e delle promesse mancate non se ne ha proprio più bisogno.