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Quanto durerà la guerra in Iran? Fino a quando Teheran sarà in grado di rispondere agli attacchi?

Trump e Israele hanno probabilmente sottovalutato la capacità difensiva dell’Iran e quindi ora sorge spontanea una domanda: quanto resisterà l’Iran? Fino a quando Teheran sarà in grado di rispondere agli attacchi?

Dalla guerra di giugno scorso, quella durata 12 giorni con cui Trump sperava di colpire pesantemente le infrastrutture nucleari di Teheran, l’Iran si è preparato a combattere a lungo probabilmente aspettandosi una seconda guerra e a far funzionare la macchina bellica anche in un momento di assoluta emergenza come questo. Gli ayatollah hanno creato una struttura in grado di funzionare in qualunque contesto e che vede a capo i Guardiani della Rivoluzione. Sono loro la vera elite militare del Paese che risponde direttamente alla Guida Suprema e non ai vertici militari. In Iran infatti, la dimensione politico-militare e quella religiosa convivono e in caso di emergenza i passaggi di potere sono veloci. Se una figura chiave viene uccisa come è stato il caso della guida suprema Ali Khamenei, si nomina subito un triumvirato che è in grado di continuare a coordinare la macchina bellica.

Oltre Guardiani della Rivoluzione ci sono ovviamente i vertici militari divisi in varie unità e che hanno molteplici centri di comando che possono agire in autonomia scambiandosi pochissime informazioni per evitare così di essere tracciati dall’intelligence nemica.

Quanto durerà la guerra in Iran? Fino a quando Teheran sarà in grado di rispondere agli attacchi? (foto Ansa) – Blitz Quotidiano

Grazie ai Guardiani della Rivoluzione che decidono e ai militari che eseguono, l’Iran è stato in grado di reagire subito ai bombardamenti inviando droni e missili sui paesi del Golfo che hanno colpito anche strutture non militari come alberghi e raffinerie. Si tratta di una strategia precisa: creare il caos nelle regione colpendo le infrastrutture del petrolio e del gas. Un po’ la stessa usata dalla Russia all’inizio della guerra con l’Ucraina e che porta all’instabilità dei mercati azionari che porta inevitabilmente ad un aumento dei prezzi delgas e del petrolio.

La Repubblica Islamica sta lottando per la sua sopravvivenza e, malgrado le bombe israeliane e americane, sta resistendo. Malgrado le dichiarazioni di facciata di Trump, la guerra sarà lunga come riconosciuto ormai anche dai vertici militari statunitensi.

I missili e i droni iraniani

L’Iran ha una scorta di missili limitata. Al momento ne avrebbe già usati diverse centinaia e secondo analisi e ricerche militari ne avrebbe ancora alcune migliaia, al massimo tra i 5 e i 6mila. Per i servizi israeliani sono meno. L’unica cosa certa è però che Cina e Russia difficilmente gliene potranno fornire altri in queste condizioni. Tehran ha poi una scorta più limitata di missili dato che molti li ha mandati agli Hezbollah libanesi e agli Houthi dello Yemen.

Diverso invece il discorso per i droni. Gli iraniani sono grandi produttori di droni militari che, come raccontato nei mesi scorsi, ha anche fornito all’alleato Putin per colpire l’Ucraina. La produzione non potrà essere tuttavia infinita dato che gli obbiettivi degli Usa e di Israele sono dichiaratamente le fabbriche di armi.

Il fattore politico

C’è poi il fattore politico che incide direttamente sulla guerra. Trump vuole mettere bocca su chi prenderà il comando (se davvero ci sarà un cambio di regime). In Iran intanto, i Guardiani della Rivoluzione hanno preso molto spazio avendo in mano una forte capacità di reprimere il dissenso che fra l’altro al momento non si vede. Non sembrano infatti esserci proteste e manifestazioni anche perché è difficile protestare sotto le bombe. Manca però anche un’opposizione che sia in grado di prendere il potere e il controllo del Paese. La Cia potrebbe armarla e creare in questo modo una valida alternativa come ha fatto in mezzo mondo nei decenni passati? Ci sono state voci (poi smentite) sulla possibilità che a scontrarsi a terra possano essere i curdi che si trovano oltreconfine in Iraq: come già accaduto in passato questa minoranza potrebbe essere armata dagli Stati Uniti per fare il “lavoro sporco” venendo poi scaricata a guerra finita.

Lo stesso Trump avrebbe parlato con alcuni leader curdi, ma il piano militare non sembra in fase avanzata. Anche perché una scenario da guerra civile non sembra finora un’opzione credibile in un paese come l’Iran in cui il regime degli ayatollah è ancora saldo. Insomma una via d’uscita che porti ad una guerra breve al momento non sembra esserci.

Published by
Lorenzo Briotti