Ranucci, Lavitola e la "bomba d'amore": un attentato tra ombre e misteri (Fonte Ansa) - Blitz Quotidiano
È in quel semplice, ma efficace “no comment” pronunciato dall’avvocato Sergio Cola, difensore di Valter Lavitola, che si racchiude ancora tutto il clamore del caso Ranucci. Si comprende bene che lanciare, sia pure sottovoce, un interrogativo del genere vuol dire rendere ancora più caotica una situazione che già lo è. Il legale risponde con un “non posso rispondervi” ai giornalisti che gli chiedono se la vittima Ranucci sapesse della “bomba d’amore” che il suo amico gli aveva piazzato sotto casa. “No comment”, ripete per due volte l’avvocato.
Allora, intendiamoci, se il conduttore di Report era a conoscenza di quel che stava per accadere, beh tutto il castello di carta costruito da Lavitola cade precipitosamente in un burrone. Nelle cinque e passa ore di interrogatorio, solo verso la fine ha confessato alla Gip Iole Maricca il suo “atto d’amore”. Proprio così lo ha definito, perché non aveva nessuna intenzione di far del male al suo amico di sempre. Anzi, il contrario. Ranucci aveva una scorta ridicola, due soli poliziotti, che non avrebbero potuto far nulla se gli attentatori avessero agito con “grande professionalità”. Sigfrido meritava ben altro perché da tempo aveva due soli angeli custodi che lo avrebbero potuto difendere. Niente di più.
Ecco qui che la bagarre si scatena. Come al solito la destra e la sinistra si dividono il compito di essere pro o contro. “Questo è un delirante teatro della follia”, sostiene il difensore di Ranucci. La risposta è immediata e compare su alcuni giornali con titoli a caratteri cubitali. “Chiamate l’ambulanza”, scrive Libero. “Meglio rivolgersi a Medicina 33”, afferma un politico che preferisce mantenere l’anonimato. L’avvocato di Ranucci replica e sentenzia: “Sono e siamo sgomenti dinanzi ad affermazioni del genere”. “Siamo grati a Lavitola”, tuona un editorialista vicino alle idee della maggioranza. Perché altrimenti? “Avremmo ancora Ranucci come conduttore di Report”. “Giù le mani dal più grande giornalista d’inchiesta”, aggiunge alzando il tono della voce la senatrice Barbara Floridia, una pentastellata doc.
Si va al di là di ogni limite di decenza. Ad esempio, quando Ranucci ritiene di essere come uno dei padri difensori del nostro Paese. Cita Moro, Falcone, Borsellino, Piersanti Mattarella, il fratello del presidente della repubblica ucciso dalla mafia a Palermo. Per fortuna, qualche commentatore lontano dalle ideologie scrive: “In politica c’è un uso sfrenato della demagogia”. Purtroppo, questo è un male che affligge il giornalismo di oggi. O si è rossi o si è neri, Guelfi o Ghibellini. Il sacrosanto principio del “super partes” non esiste più o quasi. Bisognerebbe adottare al principio della professione il giuramento di Ippocrate, vecchio di secoli per cui un medico definiva i propri doveri morali. Sarebbe una panacea per la nostra professione. Sarebbe come ridare il merito, quello vero, alla notizia. I commenti potrebbero avere spazio in un secondo tempo sempre vicinissimi alla verità e non alle interpretazioni.
“Sparano fake news solo perché non hanno altri argomenti”, dicono a sinistra parlando di Ranucci, il più grande “inchiestista” dei giorni d’oggi. “Senza peli sulla lingua e senza guardare in faccia a nessuno”: Antonio Di Pietro, il magistrato di Mani pulite che di questi argomenti se ne intendeva, ha una visione del tutto diversa: “Ranucci metteva insieme parti indipendenti e autonome legate da un filo indissolubile”. Che cosa significa speriamo un giorno di poterlo tradurre in un italiano più semplice, alla portata di tutti.
Tutto questo bailamme mentre la situazione internazionale diventa sempre più complicata e pericolosa. In Medio Oriente e in Ucraina la pace è assai lontana, in Europa il braccio di ferro tra Spagna e Italia continua senza il minimo impegno tra i due contendenti. I confini rimangono chiusi, anzi la premier danese sostiene che li rinforzerà. Per il resto, non manca il solito balletto per il candidato premier che dovrebbe opporsi alla Meloni quando si terranno le politiche il prossimo anno con i soliti outsider che potrebbero mandare in frantumi il duello fra Giuseppe Cone ed Elly Schlein.
Allora, consoliamoci con lo sport. Dopo il tennis di Jannik Sinner (e altri), ecco il nuoto che ci regala un titolo mondiale che ha un nome e un cognome italianissimo. Si chiama Sara Curtis ed ha compiuto da poco 19 anni. Il calcio si dia una mossa per non retrocedere in serie B.