Politica

Referendum, Nordio: “Se dovesse vincere il no sarebbe una vittoria dell’ala estrema della magistratura”

“Se dovesse vincere il ‘no’ sarebbe una vittoria dell’ala estrema della magistratura, che ipotecherebbe la politica”. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio lo ha ribadito ieri al Forum ANSA, tornando più volte sulle conseguenze del referendum. “Se dovesse vincere un ‘no’ temo – prosegue Nordio – che politicizzandosi il referendum anche attraverso l’intervento molto forte dalla magistratura e come temo continui a fare, la politica in generale sarebbe sconfitta. La magistratura, forte di una vittoria alla quale ha conferito un forte significato politico, si sentirebbe nella facoltà di continuare l’ipoteca sulla politica”.

“Con un ‘sì’ le cose cambierebbero in meglio con la magistratura”, ha aggiunto, spiegando che “quando gli italiani avranno confermato con il sì questa legge costituzionale, noi il giorno dopo apriremo un tavolo di confronto, di discussione, di dibattito, di dialogo, con la magistratura, con l’avvocatura, con il mondo accademico, per trovare nelle norme di attuazione il più possibile elementi di incontro”.

Norme che “non potranno mai andare contro il dettato costituzionale che vincola loro, come vincola noi, al principio dell’assoluta indipendenza e autonomia della magistratura”. Sui toni dello scontro: “Abbiamo tutti esagerato nei toni. Devo dire che alcuni toni sono stati particolarmente antipatici, soprattutto quando arrivano da magistrati. Parliamo ora in avanti solo di contenuti”. E ancora: “Qualche tono nei confronti del governo, e anche nel mio, è stato particolarmente antipatico, soprattutto quando arrivava da magistrati”.

Nordio ha auspicato che il “confronto avvenga in termini pacati, razionali ed esclusivamente sui contenuti”.

“Sono arcisicuro che vinceremo”, ha detto, ma “il governo non ha bisogno, il Parlamento non ha bisogno di essere rinforzato da una vittoria”.

E ancora: “Ho detto che converrebbe anche alla Schlein che vincesse il sì. Se vincesse il no rischieremmo di vedere la politica ipotecata da una magistratura, forte di una vittoria a cui ha dato un significato politico e si sentirebbe in diritto di mantenere questa ipoteca sulla politica. Dovesse vincere il no, non sarebbe una vittoria della sinistra ma dell’ala estrema della magistratura che ipotecherebbe la politica”.

“Spero che questa polemica sia chiusa e sono in perfetta e rispettosissima sintonia con il presidente della Repubblica” Sergio Mattarella. “Sono dispiaciuto perché l’intervento, che ripeto, io condivido e per il quale ringrazio il Presidente della Repubblica, è stato interpretato come una sorta di rimprovero per una frase che era stata attribuita a me e che effettivamente ho pronunciato io, ma non in quanto mia. Io avevo citato una espressione di un noto magistrato”.

“Rivendico” le frasi dette, ma “sicuramente, se dovessi rileggerle, è molto probabile che in un certo senso abbia esagerato. Il giusto pecca 7 volte al giorno… Guai se pensassi che non sbaglio mai”. Sul merito: “Abbiamo elevato il pubblico ministero allo stesso livello del giudice, come indipendenza ed autonomia”.

“Per ora nessuno può in buona fede sostenere che da questo testo si possa estrapolare” una limitazione dell’autonomia. “Non viene toccata l’obbligatorietà dell’azione penale”.

Dico ai magistrati, ha continuato, “‘mettiamoci attorno ad un tavolo’”.

Sul decreto sicurezza: “Lo scudo penale non esiste, è un’invenzione giornalistica, non c’è nessuna impunità”. E sul caso di Rogoredo: “Se quel poliziotto ha sparato senza trovarsi in evidente legittima difesa anche io l’avrei iscritto nel registro degli indagati. L’informazione di garanzia è diventata una garanzia di informazione”. Infine: “Abbiamo previsto nuovi reati dove pensavamo ci fosse un vuoto di tutela… È possibile che uno va in vacanza e quando torna si trova la casa occupata?”. E sull’abuso d’ufficio: eliminato “con il 99% dei processi che si concludeva nel nulla”.

Published by
Gianluca Pace