Referendum sulla giustizia, il post del comitato del sì che lega le violenze di Torino al voto “no” (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Il dibattito politico e sociale attorno al referendum sulla giustizia si fa ogni giorno più teso, alimentato da scambi durissimi sui social network e da paragoni ritenuti da molti fuori luogo. A infiammare ulteriormente il confronto tra i sostenitori del “sì” e quelli del “no” sono stati negli ultimi giorni diversi interventi controversi.
Dopo il discusso parallelismo tra i fatti di Minneapolis e la riforma della giustizia promossa da Carlo Nordio — proposto online dal magistrato e segretario dell’Anm Rocco Maruotti, che ha poi fatto marcia indietro scusandosi — nuove polemiche sono esplose in seguito agli episodi di violenza avvenuti a Torino. Al centro delle critiche è finito questa volta un messaggio diffuso dal comitato favorevole alla riforma.
A far discutere è un’immagine pubblicata dal comitato per il sì, accompagnata da parole molto dure: “Per il ‘no’ ci sono i delinquenti”. Subito sotto si legge: “Quel che è certo è che per il ‘no’ ci sono anche i delinquenti che hanno aggredito in branco un poliziotto a Torino, prendendolo a martellate, pugni e calci in testa”.
Il testo compare accanto a una foto degli scontri avvenuti dopo il corteo legato al centro sociale Askatasuna. In sovrimpressione spicca un’altra frase netta: “Loro votano ‘no'”. Il contenuto è firmato dal Comitato “sì Riforma”, presieduto da Nicolò Zanon, ex vicepresidente della Corte Costituzionale e membro del Csm, con Alessandro Sallusti nel ruolo di portavoce.
Il post nasce come risposta a un editoriale domenicale di Marco Travaglio intitolato “Incensurati per il no“. Nella replica si legge: “Se sei per il sì sei un poco di buono e magari anche pregiudicato, è la tesi propagandata”. Il messaggio si chiude con toni ancora più controversi: “La cosa più triste è che queste persone violente probabilmente sono a oggi davvero incensurate. Sono violenti, delinquenti e, per ora, incensurati per il No. Noi votiamo Sì”. Parole che hanno immediatamente diviso l’opinione pubblica, tra chi parla di legittima denuncia politica e chi accusa il comitato di strumentalizzare episodi di violenza per fini referendari.