Politica

Report da una parte TeleMeloni dall’altra: la politica litiga, i cittadini si allontanano dalle urne

Il caso Ranucci – Lavitola sta diventando una storiaccia in cui la politica è entrata a gamba tesa nel campo dell’informazione che ha dovuto rifugiarsi chiedendo aiuto a chi la pensa diversamente dai primi, cioè alla maggioranza.

È arcinoto che quando il Palazzo decide di  voler entrare in un problema che non gli compete ne succedono di tutti i colori come accade sempre più spesso in Parlamento. Dov’è la sorpresa, si chiede qualcuno? Sono anni che questo avviene, perchè scandalizzarsi, dunque? È vero: specialmente alla Rai, lo scontro è sempre più palese: si torna a parlare della vecchia Telekabul, mentre incalza da vicino TeleMeloni.

Quale insegnamento si può dare a chi legge o a chi ascolta? La confusione aumenta, come l’assenteismo. Ci dovremmo  molto preoccupare se alle politiche del 2027 votasse meno del cinquanta per cento della popolazione. Che tipo di governo avremo e quale credibilità avrebbe se la popolazione rispondesse con un pugno al mento e il conseguente ko?

Però, la storiaccia di cui abbiamo scritto dianzi non cambia, continua  imperterrita ad avere il suo corso ed a comportarsi in maniera che dovrebbe far impallidire qualsiasi commentatore che si rispetti. Ranucci è inviperito contro Viale Mazzini, punta il dito non solo contro chi ha voluto destituirlo dalla conduzione di Report, ma anche contro quei colleghi che l’azienda ha scelto per mandare avanti una trasmissione che aveva molto successo. Perchè? Che cosa c’entrano quei due giornalisti bravi che hanno dimostrato nel tempo di essere degli ottimi professionisti?

Un risultato Ranucci lo ha ottenuto: Giulia Presutti, non ne poteva più degli attacchi sconnessi della minoranza ed ha mollato. Grande vittoria di un conduttore che avrebbe dovuto avere parole di elogio per  i suoi collaboratori. Invece, i neo prescelti sono stati insultati, accusati da quella parte della redazione che vorrebbe il conflitto ad ogni costo. Ora che cosa accadrà?

Sigfrido Ranucci invita i suoi legali a leggere le carte, a non avere nessuna “pietà” per chi lo vorrebbe far fuori. L’azienda risponde proponendogli tre alternative di tutto rispetto: una vice direzione, la corrispondenza in una sede estera molto delicata e un approdo al tg3, un telegiornale che politicamente la pensa come Ranucci. Niente, non ci sono alternative “Quella è una mia trasmissione e lì debbo tornare per il successo ottenuto in questi anni”.

Chi è a sinistra ritiene che questo sia un attacco alla libertà di stampa, un abuso in un paese democratco. La maggioranza replica: “Perchè quando Ranucci dirigeva Report non faceva da grancassa all’opposizione?” È un braccio di ferro che non avrà fine, siamo in campagna elettorale e qualsiasi iniziativa non deve avere remore di nessun tipo. A meno che Ranucci non decida di entrare ufficialmente in politica, sedersi su una comoda poltrona di Montecitorio o di Palazzo Madama continuando da quel pulpito a lanciare messaggi a chi non la pensa come lui. Con il beneplacito e la benedizione di Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli.

Il Palazzo si è mai chiesto se queste beghe interessino l’opinione pubblica che ogni giorno deve superare ben altri problemi? Evidentemente no. Se ne deduce che da qui alle politiche del 2027 (quando in aprile o in ottobre avanzato?) ogni iniziativa sarà lecita anche se sorprende ed irrita la gente comune. È così vera questa circostanza che, malgrado tutto, quella che abbiamo definito una “storiaccia” non ha freni o limitazioni di sorta.

Il braccio di ferro della politica prosegue: nel campo largo, non  si arriva ancora a capire chi sarà il candidato premier in grado di battere la Meloni alle elezioni del prossimo anno. Non c’è pace per nessun nome che si affaccia sul palcoscenico della politica. Ora anche il nome di Mario Calabresi, ex direttore di Repubblica, che si candida come sindaco di Milano, non sta bene alla Schlein. Non si pronuncia, non dice nè si, nè no. Ma è come se lo avesse già cancellato.

La verità è che a questa sinistra manca ancora un vero programma.Ci si azzanna sui nomi che dovrebbero contare in futuro e si dimenticano i veri problemi che angustiano l’opinione pubblica. Sigfrido Ranucci diventa un idolo o un inutile fustigatore. Quando si finirà di smettere di farsi la guerra e pensare un po’ di più a questo Paese che sopporta l’inflazione, il carrello della spesa aumentato del trenta per cento, la sicurezza che vieta a molti di uscire la sera? Allora piantiamola con le beghe che interessano pochi, cerchiamo di lenire le sofferenze di oggi.

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Bruno Tucci