(Foto Ansa)
“Hanno colpito, con una trasmissione che non ha mai fatto sconti a nessuno, un presidio del servizio pubblico, del giornalismo d’inchiesta”. Lo dice il senatore del Pd Walter Verini, componente della commissione antimafia, in un’intervista al Corriere della Sera, commentando la decisione che Sigfrido Ranucci non condurrà più Report.
“Soffrono controlli, contropoteri, contrappesi. Non sanno cosa sia una autentica democrazia liberale”, aggiunge. Sui rapporti tra Ranucci e Lavitola, Verini afferma: “Quella frequentazione è stata gravemente inopportuna, lo abbiamo detto subito. Ma non ha mai influenzato la trasmissione e ha prodotto un gravissimo attentato di cui Sigfrido Ranucci è stato vittima”. Secondo il senatore dem, Ranucci e i giornalisti di Report “avrebbero avuto il diritto di decidere insieme come continuare”, mentre “in Rai hanno eseguito i diktat di via della Scrofa e Lega”. Alla domanda sul fatto che Report proseguirà, Verini replica: “La domanda che mi pongo io è un’altra: con queste decisioni che fine farà la Rai?”. E definisce la scelta “largamente politica. Ma con la P minuscola, perché intrisa di arroganza e visione proprietaria del servizio pubblico”. Per Verini la Rai va riformata: “Difendere il servizio pubblico vuol dire fare una riforma che governo e partiti dovrebbero davvero scrivere guardando con visione alla più grande industria culturale del Paese”. Quanto all’ipotesi di una candidatura politica di Ranucci, Verini frena: “Credo che Ranucci avrà ancora molto da dire e da fare come giornalista e per la difesa della libertà di informazione. Non mi pare il caso che qualcuno lo tiri per la giacca, facendogli indossare magliette che magari lui stesso non vuole indossare”.