Riarmo europeo, la narrazione russa fa breccia in Italia: la tesi conquista opinionisti, analisti e politici a destra e sinistra (Fonte Ansa) - Blitz Quotidiano
Si fa presto a parlare di “riarmo europeo”, necessario e urgente, perché il “pericolo russo” è diventato reale dopo l’invasione dell’Ucraina. Ma è proprio così? O piuttosto, come sostengono i più, un alibi che certa narrazione va diffondendo anche in Italia. E cioè: la Germania è la capofila di un drappello europeo che in realtà insiste sulla necessità del riarmo, disponendo di una produzione militare che nessun altro ha. Obiettivo di Berlino: salvare l’industria tedesca in crisi come insegna il “caso Volkswagen” che ha già ufficialmente annunciato una corposa riduzione della propria produzione disposta ad una conversione, guarda caso, militare. Dunque: meno auto e più cannoni. Ma per attuare il “passaggio produttivo” occorre agitare la minaccia di Mosca. E in questo Berlino non ha rivali.
Il Cremlino va diffondendo una narrazione che sta conquistando nel Belpaese opinionisti e analisti di varia umanità e colore. Nel mazzo anche politici di destra e sinistra, nonché gli abituali frequentatori degli ambienti anti sistema. Il dibattito infuria solo in parte mitigato dai casi più rilevanti: Roggero, Ranucci-Lavitola, il facchino marocchino morto in manette a Bologna. Un dibattito decollato a “Otto e mezzo” (18 marzo 2025), rilanciato dalla rivista “Limes” (giugno 2026) poi ripreso nei giorni scorsi da Giuseppe Conte all’evento del Campo largo e da Goffredo Bettini, storico consigliere del PD in un’intervista al “Manifesto” (11 luglio). Persino il generale Vannacci ha detto la sua sottolineando che il rilancio industriale tedesco dipende dal riarmo europeo.
È un piano di difesa militare comunitario. Lo ha proposto un anno fa (4 marzo) la presidente della commissione europea Ursula von der Leyen, tedesca, già ministro nel governo Angela Merkel; da allora fioccano polemiche, distinguo, congetture. I dietrologi del riarmo europeo hanno sposato la narrazione russa. Soprattutto contestano il massiccio processo di rafforzamento militare e informale del piano “ReArm Europe” che ha l’obiettivo di mobilitare fino a 800 miliardi di euro. Una strategia che mira a consolidare la difesa comune e ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti. Un obiettivo finanziario che coinvolge grandi aziende del settore come l’italiana Leonardo. I pacifisti sono sulle barricate, criticano l’impiego di ingenti risorse finanziarie a scapito di spesa sociale, sanità, istruzione e transizione climatica. La battaglia continua.