Politica

Riarmo, Modena e politica estera: cresce la tensione nella maggioranza

Nell’alleanza di governo che guida il Paese spira una brutta aria. Ieri una iniziativa dei capigruppo della maggioranza che voleva rivedere le spese per il riarmo al cinque per cento non è passata. Meglio, è stata ritirata perchè Giorgia Meloni e il ministro Crosetto non erano d’accordo e sono intervenuti pesantemente sul dibattito.

Frenata e marcia indietro perchè non erano sufficienti le difficili ragioni della situazione economica per giustificare un simile atteggiamento. Voleva dire rimangiarsi tutto quello che era stato deciso in sede Nato, uno scivolone di non poco conto. Così, la mozione è stata ritirata e si è tornati come prima al punto cdi partenza. Almeno all’apparenza, perchè di fatto la ferita è ancora aperta e non guarirà tanto presto.L’interrogativo è questo: che succede nella destra?

Qualcosa non va, le acque sono agitate e la tranquillità sembra svanire. È dalla batosta del referendum che la situazione è cambiata. Lo scossone ha prodotto i suoi effetti e ancora oggi, a distanza di tempo, la maggioranza non è guarita. Anzi, è come se fosse finita al tappeto rialzandosi, ma ancora intronata dai colpi. Non è solo l’ultimo episodio a far suonare l’allarme. Prima, ne sono seguiti altri che danno l’esatta dimensione di quel che sta accadendo.

Riarmo, Modena e politica estera: cresce la tensione nella maggioranza (foto Ansa) – Blitz Quotidiano

Matteo Salvini e Antonio Tajani la pensano in maniera diversa su questioni di fondo come quelle avvenute a Modena. Chi è per il ritiro del permesso di soggiorno e quindi della cittadinanza e chi, come il ministro degli esteri, non vuole nemmeno sentir parlare di queste idee perchè il giovane responsabile dell’atto terroristico è un italiano e basta. Da anni nel nostro Paese, dove si è laureato pur se ancora senza un lavoro. Si sentiva un emarginato, nulla più. Insomma, se i due vice di Palazzo Chigi sono così distanti dall’ interpretazione di un episodio così tragico come quello verificatosi a Modena potrà pur significare qualcosa.

Una dopo l’altra, si fanno sentire le divisioni e spetterà alla premier fare chiarezza ed evitare che tali circostanze si ripetano. Lontano, ma non tanto, ci sono le elezioni politiche, siamo già praticamente in campagna elettorale e gli errori sono proibiti. Già il divario tra i due schieramenti è notevolmente mutato: un mese prima del voto sulla riforma della giustizia la maggioranza aveva un buon margine di vantaggio sugli avversari. Poi, si è fatto l’errore di politicizzare il tema abbandonando il merito del problema. In breve, il gap è diminuito fino a scomparire ed è inutile ricordare quel che successo il 22 e il 23 marzo.

Non c’è dubbio che la Meloni si sia resa conto dell’aria che tira, ma almeno sino ad oggi, non si è trovato quel quid in grado di riportare la situazione allo status quo ante. Perchè? Che cosa c’è che non va nell’alleanza che guida il Paese? Troppe prime donne, troppi personaggi che vogliono apparire un giorno si e l’altro pure? La pubblicità ha la sua importanza, chi lo nega, ma se questo atteggiamento è a scapito anche di coloro che dovrebbero essere a favore, si comprende che lo sfascio può ampliarsi e rendere difficilissimo il momento della destra.

È necessario un vertice che chiarisca i nuovi problemi, l’intervento della presidente del consiglio che sa come dimenarsi in situazioni così intricate. Senza tergiversare, senza perdere altro tempo in inutili discussioni che non portano a nulla.

La fortuna, se di fortuna si può parlare, è che a sinistra non si trascorrono momenti facili. Elly Schlein ha le sue gatte da pelare, le correnti nel Pd continuano a dilaniarsi, i riformisti o i moderati giurano che prima o poi la “rivoluzione” voluta e predicata dalla segretaria debba finire all’angolo. Con il campo largo che una mattina sembra aver ritrovato la sua unità, mentre il giorno dopo si sfascia. Lo dimostra quel che è successo in settimana a Milano, dove la sinistra si è divisa sul gemellaggio con Tel Aviv e i pro pal hanno clamorosamente perso.

La strage di Modena è passata in secondo piano? Assolutamente no. Anche in questo caso le due fazioni se le danno di santa ragione. Una corrente ritiene che Salim El Koudri sia soltanto un giovane con gravi problemi psichiatrici (un pazzo per dirla chiaramente); l’altra, invece, è convinta esattamente del contrario e parla di terrorismo, di un individuo che si è comportato come in precedenza hanno fatto molti altri che hanno le sue stesse idee.

Tanto per ingarbugliare ancora le acque ecco come la pensano i giudici che si occupano del caso. La Procura di Modena non vuol sentir parlare di terrorismo e ritiene che El Koudri sia solo un giovane che deve ancora esser curato e guarire dalla sua schizofrenia; il Gip la pensa in modo contrario perchè se Salim è solo um matto non si capisce perchè nella sua abirazione siano stati trovati cinque telefonini, quattro computer, due hard disk, un tablet e altro. A che cosa gli serviva un armamentario del genere?

Si va avanti a forza di polemiche e di divisioni mentre la situazione internazionale continua ad essere poco chiara: con Trump che minaccia per poi prolungare la data dell’attacco finale e l’Iran che si dice pronto ad aspettare il nemico.

Lo stretto di Hormuz è sempre chiuso, nelle acque internazionali l’esercito italiano attacca le navi della Flotilla in viaggio verso Gaza. Vengono arrestati 29 attivisti fra i quali un deputato dei 5Stelle, Dario Carotenuto il quale tuona contro il premier di Tel Aviv “che la dovrà pagare per il mio sequestro”. Tutto questo mentre i problemi languono e a Gaza gli aiuti alimentari non arrivano. Non si potrebbero seguire altre strade, quelle ad esempio della Chiesa cattolica e del cardinale Pizzaballa? C’è chi parla di provocazioni e nulla più, ma meglio non affrontare altre polemiche.

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Bruno Tucci