Politica

Sabato di scontri in Italia, arresti e polemiche: nel mirino il Movimento del 17 ottobre

Che cosa si può dire del sabato infernale che avrebbe dovuto mettere a ferro e fuoco mezza Italia sconfiggendo pure i tutori dell’ordine? Gli scontri non sono mancati, come le cariche della polizia ed i momenti assai delicati grazie alla teoria del “mordi e fuggi” eseguita alla lettera dai manifestanti. Però, sono stati evitati i saccheggi, le vetrine infrante, gli assalti ai negozi di lusso nel cuore di Milano: questo vuol dire che il terrorismo sotterraneo stavolta ha perduto, che lo Stato ha retto ed ha respinto l’urto di chi voleva far trionfare la politica del tanto peggio, tanto meglio. Non solo, ma il Movimento del 17 ottobre (così si è battezzato) ha dovuto fare a meno (per quanto tempo?) del cervello dell’organizzazione. E’ un soggetto di seconda generazione, figlio di marocchini. Non uno qualunque uno di quegli studenti manovrati dall’alto che sognano di diventare protagonisti, ma un giovane istruito, laureato alla statale di MIlano che attualmente stava lavorando per una società americana che si occupa di intelligenza artificiale.

Si chiama Youssef Siher, ha 30 anni, un volto anonimo che pochi pensavano potesse essere l’ideatore delle chat che hanno spadroneggiato la scorsa settimana nelle vie dello shopping milanese. Lo hanno beccato mentre stava convocando altre manifestazioni, quelle stesse che hanno terrorizzato non solo il capoluogo lombardo, ma Torino, Bologna, Firenze e in parte anche Roma. Ora, dopo un lungo interrogatorio, è indagato per “istigazione a delinquere aggravata da finalità di terrorismo” Essendo noi garantisti fino all’ultimo grado di giudizio, rieniamo sia bene che la magistratura lavori a fondo per verificare le responsabilità del giovane intellettuale di origini marocchine.

Le proteste, i minorenni e il ruolo delle famiglie

Forse chi sosteneva che la protesta fosse solo studentesca per via di una scuola e di una università che non si occupava di loro dovrà ricredersi. Questi non erano solo giovani che si preoccupavano dell’istruzione, ma una vera e propria organizzazione che, insieme con i Pro Pal e gli islamisti, voleva sconvolgere il Paese e magari cominciare a dettar legge su determinati problemi di grande importanza.

Adesso, il Movimento del 17 ottobre dovrà interrogarsi: capire che le sue mosse non hanno avuto fortuna, perchè le forze dell’ordine (insieme con i 500 parà della Folgore) sono riuscite a stanarli ed ad individuare chi fosse a capo dell’iniziativa. Qualche cifra potrà dimostrare quanto sia vero quel che abbiamo scritto. Quattromila persone sono state identificate per quel che è avvenuto nelle nostre città, gli arresti sono stati nove, ottantasette i denunciati, trecentosettantuno i fermati, di cui 110 minorenni. Su questi ultimi dovremo spendere qualche parola in più perchè non è possibile che ragazzi di quattordici o quindici anni si rendano protagonisti di tali malefatte. Addirittura che un bambinello (chiamiamolo così) possa associarsi a questa congrega. Entra di prepotenza nella questione la famiglia. I genitori dovranno essere più vicini ai loro figli, verificare dove vanno a trascorrere le ore di libertà, magari interessarsi maggiormente del profitto scolastico e controllare quante ore passano travolti dai social. Quest’ultimo è un problema di cui si sta occupando il governo per evitare una simile ubriacatura quando si è al di sotto dei quindici anni.

Scuola, famiglia e il dibattito sulle proteste

Scuola e famiglia debbono lavorare di concerto e qualche volta tornare al passato: quando si prendeva un tre in latino o in matematica e non si dava la colpa al professore che non sopportava il ragazzo o la ragazza. Oggi, è vero, in molti casi le scuole sono fatiscenti, prive a volte di riscaldamento, i docenti dovrebbero essere pagati meglio dallo Stato per il loro delicato compito. Tutto questo non può essere considerato un espediente per “perdonare”quei giovincelli che sono andati a devastare i negozi di Milano. Gli studenti debbono essere ascoltati (lo ha ripetuto lo stesso presidente della Repubblica), ma un conto è la “pretesa” di far sentire la propria voce quando si elencano i problemi di cui soffre l’istruzione, un altro è partecipare a marce con conseguenti opere di distruzione. Quello che è avvenuto lo scorso sabato in Italia (che voleva avere un seguito anche l’altro ieri) deve essere considerato come un eventuale progetto di matrice islamica volto a destabilizzare il nostro Paese.

Elezioni 2027 e il futuro di Enrico Mentana

Ora finita la sbornia, torniamo ad occuparci dei guai di casa nostra. Quando si andrà a votare nel 2027? Prende corpo la data di marzo- aprile e forse anche Giorgia Meloni è convinta che sia meglio così. Il Paese non può vivere in una perenne campagna elettorale, l’opinione pubblica ha il diritto di esprimere il proprio pensiero e dar ragione a uno dei due schieramenti. La sinistra non litighi a giorni alterni per sapere se ci saranno le primarie, Sulla Lega torni il sereno se si vogliono rivivere i sogni del passato.

P.S. Infine, una notizia che riguarda principalmente noi giornalisti. Enrico Mentana il 23 dicembre lascerà la7 perchè non sono più idilliaci i rapporti con Urbano Cairo, il suo editore. Il tg finirà di essere un moderno Telekabul? E, ancora, dove andrà a lavorare Mentana?. C’è chi lo vede già direttore di Repubblica, chi ritiene che opterà per Mediaset, dove troverà una sempre polemica Bianca Berlinguer.

Published by
Bruno Tucci