Salvini sfida Meloni sull’Ucraina: a destra spunta l’alleanza ristretta (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Il campo largo balbetta, a destra nasce “l’alleanza ristretta”. Dove andremo a finire? Spieghiamoci: al congresso straordinario della Lega Matteo Salvini non ha rivali e si conferma segretario del partito. Vince con 465 voti rispetto ai 146 di chi lo voleva far fuori. Subito il leader di via Bellerio fa sentire la sua voce. E’ polemico con i giornalisti, ma questa non è una novità. Quella, molto importante, la pronuncia quando si rivolge alla platea dopo la sua conferma alla guida del partito.
I punti importanti del suo discorso sono tre: due scontati, il terzo lascia perplessi e increduli chi lo ascolta. “Mai più con i 5Stelle, no al voto anticipato in primavera delle politiche. no (attenzione) alle armi all’Ucraina”. Insomma, basta: l’Italia è stanca di sborsare soldi per gli altri quando ce ne servono tanti per noi. La scuola, la sanità, il salario minimo, i migranti, la criminalità dei minori, la sicurezza. Dice di essere assolutamente contrario ad un’alleanza con Giuseppe Conte, poi, però, sostiene le stesse cose quando si discute di politica estera.
Ecco perchè potrebbe verificarsi a destra quella frattura che nessuno si aspetta, più di ogni altro la premier. Le ragioni di un simile ribaltamento? Salvini sa perfettamente che si è salvato per il rotto della cuffia. Nella Lega non erano pochi i suoi avversari che chiedevano un diverso orientamento politico. Che fare? Il leader leghista conosce a menadito le furbizie degli uomini che abitano nei Palazzi, ma è pure cosapevole di quel che accade nel Paese. I mugugni contro certe spese si moltiplicano, le massaie vanno a fare la spesa al mercato e spendono quasi il doppio di pochissimi mesi fa.
Il malcontento non si fa attendere, più del cinquanta per cento degli italiani ritiene che i nostri soldi debbono rimanere in casa, non andare fuori per aiutare gli altri. Salvini non si fa prendere in contropiede. Il partito di cui è leader ha perso negli ultimi due anni (forse più) centinaia se non migliaia di preferenze. In classifica è al di sotto di Forza Italia ed inseguito (se non raggiunto e superato) da Futuro Nazionale del generale Vannacci. E’ evidente che in questo lasso di tempo che manca alle politiche, la Lega deve fare i salti mortali per recuperare. Allora, spera che non essendo più un sostenitore convinto degli aiuti all’Ucraina, possa riprendersi quelle preferenze che gli sono state sottratte.
Non è un grosso pericolo per la maggioranza? Si ha ragione di ritenere che si è di fronte ad un bivio che si deve superare? Nasce o no “l’alleanza ristretta” che potrebbe rivoluzionare l’attuale aspetto delle due forze in campo? Per il momento Giorgia Meloni tace, ma studia il problema con i suoi fedelissimi. La frattura non sarebbe di poco conto, l’ago della bilancia penderebbe più a sinistra se, ad esempio, Salvini si astenesse.
Va bene, anzi va male. Però, nessuno può negare l’astuzia politica della premier stanca ormai di dover tappare i buchi che le procurano i suoi alleati. Ecco il motivo per cui la Meloni potrebbe alzare il tono della voce e affrontare il problema senza peli sulla lingua. E’ chiaro, anzi chiarissimo che senza di lei la maggioranza si frantumerebbe ed i vari Tajani e Salvini finirebbero nell’oblio così come Matteo Renzi e Carlo Calenda. Il primo è fermo al due per cento nonostante gli sforzi che fa per avvicinarsi alla Schlein; il secondo sfoglia la margherita e non si decide a fare un passo indietro o avanti.
Fa capolino il solito interrogativo: quando si andrà a votare? Salvini è stato chiaro: non prima della scadenza naturale della legislatura, cioè a settembre, ottobre. Antonio Tajani si guarda intorno e sa perfettamente che la sua poltrona traballa anche perchè i berluscones non sono pienamente convinti del suo operato. Quindi, la data è ancora di là da venire malgrado Elly Schlein si dica pronta ad “affrontare gli avversari” che in oltre quattro anni di governo hanno ridotto l’Italia ai minimi termini.
“Il centro destra deve guardare avanti”, tuona Alberto Cirio, governatore del Piemonte. In che direzione se l’alleanza scricchiola? A sinistra, Giuseppe Conte legge le dichiarazioni della Schlein che si sente vicinissima alle piazze e non fa commenti. Il suo pensiero fisso sono le primarie dopo aver raggiunto l’accordo sul programma. Allora, con l’ausilio degli esterni (chi sono?) sarà lui a dirigere l’orchestra che lo porterà a Palazzo Chigi. Amen.