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Sanchez firma l’aumento del salario minimo: “Dove sono gli imprenditori?”

Il governo spagnolo e i sindacati hanno raggiunto un accordo per aumentare il salario minimo interprofessionale (Smi) del 3,1% nel 2026, pari a 37 euro lordi al mese, portandolo a 1.221 euro lordi mensili in 14 paghe, con effetto retroattivo al primo gennaio. L’intesa è stata firmata oggi al ministero del Lavoro, alla presenza del premier Pedro Sánchez e di vari ministri, mentre la Confederazione degli imprenditori Ceoe-Ceyme ha deciso di non partecipare.

Nel suo intervento, Sanchez ha sottolineato i risultati ottenuti negli ultimi anni: “Non c’è nessun Paese in Europa che abbia aumentato così tanto il salario minimo in così poco tempo”, ricordando che dal 2018 il Smi è passato da 735 euro a 1.221 euro lordi mensili (+60%) e rivendicando una “decisione politica cosciente”. Critico verso l’assenza degli industriali, ha domandato: “Dov’è il patronato?” e aggiunto: “La sua assenza dice molto di dove bisogna redistribuire la crescita”, evidenziando che l’economia mostra segnali positivi con “l’indice borsistico al massimo storico, il Pil che cresce del 2,8% e le imprese che distribuiscono utili record agli azionisti”.

La vicepremier con delega al Lavoro, Yolanda Diaz, ha definito l’aumento del Smi “una questione di giustizia sociale”, mentre Sanchez lo ha qualificato anche come “intelligenza economica”, aggiungendo che i lavoratori sono “il migliore attivo” delle imprese e che “il loro lavoro conta, il loro sforzo conta, la loro dignità conta”.

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Gianluca Pace