Politica

Santanchè lascia, Meloni rilancia: governo bis tra sfide interne e opposizione divisa

Moderna garibaldina, Daniela Santanchè scrive “obbedisco” e  se ne va. Con parole che non sono tenere: “Pago i conti anche degli altri perchè la mia fedina penale è immacolata”. Muore il vecchio governo targato Giorgia Meloni, ne nasce un altro sempre con la stessa leader. Durerà fino al 2027, anno delle elezioni politiche, oppure questa è solo una speranza per la presidente dei Fratelli d’Italia? Il nuovo “anno domini” è appena cominciato e già lo si dà per agonizzante se non per spacciato. Le solite prefiche lo considerano morto nel giro di una manciata di mesi. “Non può durare” è il mantra, tanto è vero che la grande avversaria, al secolo Elly Schlein, si dice pronta ad entrare in guerra per sedersi al posto della premier.

L’interrogativo di moda è questo: chi si accomoderà, dopo Giorgia, sulla poltrona di Palazzo Chigi? Si fanno già i pronostici: a sinistra non si pensa a sanare la precaria situazione del Paese, ma soltanto a varcare da numero uno il portone di Palazzo Chigi. Illusione o certezza? Con tutta probabilità chi ha trionfato con il No non conosce a fondo la Meloni, una donna venuta dal nulla, ma assai caparbia. Ha voluto inaugurare la fase due del suo governo tagliando tre teste. Operazione non facile visto il fuoco infuocato di chi la vorrebbe subito fuori dai piedi. Le voci si accavallano, le previsioni sono tante, comincia il toto nomine con lo sguardo puntato oltre l’ostacolo. La parola rimpasto tanto di moda ai tempi della mai doma Dc, torna ad affiorarsi, ma con poche probabilità di successo. Lo si potrà meglio definire un “avvicendamento” che durerà lo spazio di un mattino: quello che servirà per riempire le caselle rimaste vuote.

Al contrario, c’è già chi parla di elezioni anticipate, di irrevocabili dimissioni con il solito viaggio al Colle per designare il nuovo primo ministro. Fake news lanciate dai soliti provocatori che appartengono al partito di coloro a cui piace solo e soltanto il caos. Sarà necessario che questa gente sia pronta a combattere una battaglia molto difficile.

In primo luogo perché la Meloni non ha nessuna voglia di mollare e di darla vinta ai nemici di sempre; secondariamente perchè a sinistra non si è ancora scelto l’uomo o la donna che dovrà guidare il Paese. La Schlein è convinta che dovrà essere lei in quanto leader della maggiore forza di opposizione; Giuseppe Conte, da quel furbacchione che è, parla solo di un programma scritto letto e firmato da tutti i caporioni del campo largo.Poi, sottovoce, sillaba bene la parola “primarie”.

Per il momento, il presidente dei 5Stelle pensa solo a demolire la premier a cui accolla tutte le colpe della situazione che il nostro Paese sta vivendo. Se il No ha stravinto, se ci sono voluti tre anni e più per mandare a casa l’ex ministro Santanchè lo si deve soltanto alla leader dei Fratelli d’Italia, la quale invece di risolvere i grandi problemi di casa, si occupava solo di aprire in Albania quei centri che avrebbero dovuto ospitare gli stranieri illegittimi in procinto di tornarsene al loro domicilio. Conte, insomma, sta programmando il suo ritorno a Palazzo Chigi dando un colpo alla botte, cioè alla Meloni, ed un altro al cerchio che ha un nome e un cognome, si chiama Elly Schlein.

In questi quasi quattro anni che ha governato, Giorgia ha avuto un grande alleato. La sinistra, appunto, che ha creato e fatto morire più volte il campo largo in cerca di un “primus inter pares” riconosciuto dai vari esponenti dell’altalenante alleanza. Se la Meloni ha avuto buon gioco in questo lasso di tempo lo avrà anche oggi che ricomincia da capo perchè i suoi avversari sono ancora l’un contro l’altro armati. Esultano per la schiacciante vittoria ottenuta nel referendum, fanno i fuochi d’artificio, ballano e cantano Bella ciao, un gruppo di magistrati festanti applaude perché i loro privilegi non saranno toccati. Poi, però, finita la buriana, i nodi vengono al pettine perché le primarie avranno molti pretendenti.

Non solo i sostenitori del Pd e dei 5Stelle, ma anche altri outsider che vorrebbero inserirsi in questo continuo braccio di ferro tra la Schlein e Conte, approfittando del fatto che i riformisti del Pd farebbero carte false pur di impallinare la segretaria. Già, dove sono finiti le Picierno, i Guerini, i Del Rio che non hanno aperto bocca dal pomeriggio del 23 marzo? “Tacciono ancora”, sostiene chi li conosce bene, ma torneranno alla ribalta quando arriverà il momento opportuno che vuol dire il tempo delle primarie.”Non ci acquatteremo”, sibila un anonimo che preferisce rimanere nell’ombra. Senza contare i Prodi e i Franceschini che hanno il dente avvelenato contro “quella donna che ha voluto rivoluzionare il partito”.

Se questa è la situazione (la stessa precedente al referendum), Giorgia Meloni dovrà solo occuparsi di risolvere quei problemi che assillano la gente comune che se ne infischia delle liti di cortile e pensa solo a come arrivare alla fine del mese. La crisi energetica, le bollette di luce e gas, il carrello della spesa, la sanità, le tasse, la scuola, la costruzione di case popolari, la sicurezza. Ecco quello che vogliono vedere decine di migliaia di famiglie che stentano a mandare avanti la baracca. Se non si risolvono questi guai è bene farsi da parte a meno che non si preferisca il suicidio.

Published by
Bruno Tucci