Politica

Sbarchi e migranti, Italia e Danimarca oltre le ideologie politiche

Due donne, entrambe primi ministri, uniche in Europa ad avere un ruolo così prestigioso, vogliono convincere il vecchio continente ad essere più rigoroso nei confronti della immigrazione irregolare. Una è di destra, leader di un partito (i Fratelli d’Italia) nato dalle ceneri del Movimento Sociale; l’altra è socialista, cioè di sinistra, e occupa una poltrona così importante in Danimarca. Si chiamano Mette Frederiksen e Giorgia Meloni. È chiaro che non possono essere in sintonia su tutto, ma sul problema dei migranti che sbarcano da noi e vicino a noi violando ogni regola, vanno perfettamente d’accordo. Sostiene la premier danese: “Quando si parla di Europa siamo unite nel desiderio di difenderla a tutti i costi”. Su una questione così importante per il nostro futuro Giorgia ed io parliamo la stessa lingua”.

Questo improvviso “embrasse nous” italo-danese ha spiazzato la sinistra di Elly Schlein e Giuseppe Conte, i quali non sono più gli europeisti a tutto campo di qualche mese fa. Sono contro la “traditrice”, non si rendono conto della sua decisione e non riescono a trovar parola dinanzi ad un simile rovesciamento delle carte. Si dice pure che Pedro Sanchez abbia perso molto della sua popolarità italiana, rimasta sconvolta dall’atteggiamento del presidente spagnolo. Settantamila marocchini invadono la sua terra, ma lui se la prende solo con l’Italia rea di aver chiuso le frontiere e di aver violato il trattato di Schengen. “Lo abbiamo deciso per difendere i nostri concittadini”, replica Giorgia Meloni.

Degli oltre novemila irriducibili ancora oggi dimenticati sulla spiaggia di Ceuta il presidente spagnolo si disinteressa e parte per le vacanze nelle Canarie limitandosi a mandare dei post nei quali si consiglia quali libri leggere durante le vacanze. Possibile? Nessuno ha smentito queste notizie, come nessuno del governo spagnolo ha alzato un dito per venire incontro a quelle migliaia di migranti che ancora bivaccano vicino al mare senza l’aiuto di nessuno se non degli amorevoli abitanti della cittadina in cui sono sbarcati rimanendo in attesa di una parola di conforto dello stesso Sanchez e dei suoi ministri.

Eppure, il problema degli irregolari che arrivano in Europa è da tempo della massima urgenza. In un primo momento, i più malcapitati siamo stati noi con Lampedusa che veniva “travolta” ogni giorno da decine di arrivi. D’altronde quello era il traguardo più favorevole per chi volesse raggiungere il vecchio continente. Ora, l’Europa pare essere uscita dal torpore che l’aveva attanagliata. Ad alzare la voce sono proprio due premier che non la pensano allo stesso modo. Mettono da parte l’ideologia e scrivono un documento in cui invitano gli altri europei ad appoggiare una iniziativa sacrosanta.

A dire il vero, la Meloni da tempo immemorabile aveva sottolineato il pericolo delle “porte aperte a tutti” sostenuto a spada tratta da Sanchez. Sosteneva il disegno di creare dei centri di rimpatrio (fuori dal proprio territorio) in cui spedire gli emigranti irregolari in attesa di essere rimandati in Patria. Nacque l’hub dell’Albania, successe il finimondo per le spese che aveva affrontato il governo italiano e per la assoluta inutilità di quel luogo occupato da poche decine di persone.

Diplomaticamente, la situazione è al palo. La Spagna non si sogna di fare un passo indietro, l’Italia non vuole riaprire per il momento i suoi confini, almeno fino al 15 agosto. Perché questa data? È l’intelligence a lanciare l’allarme perché proprio a Ferragosto si potrebbe ripetere uno sbarco (dove?) di migliaia di persone e di giovanetti che ritengono il nostro continente una specie di Eden da non abbandonare mai.

Il progetto voluto e inseguito dal duo Frederiksen-Meloni è quello di creare altri hub in Africa dove potrebbero fermarsi gli irregolari in attesa del ritorno “del figliol prodigo”. Non è un traguardo facile: in primo luogo perché qualche paese europeo storce la bocca (come la Francia e naturalmente la Spagna). Secondariamente, perché c’è chi vorrebbe (vedi Germania) rispedire in Italia quei migranti che sbarcarono mesi mesi fa da noi. Insomma, sarebbe necessaria una maggiore razionalità ed un minor convincimento ideologico, altrimenti continueremo a parlare per anni di questo stesso problema.

Mi si chiederà, a ragione, perché non mi sono fin qui occupato del caso Ranucci-Lavitola. È semplice: chi è garantista non si può fermare alla prima decisione dei giudici. L’inchiesta è ancora lunga, molte circostanze sono da chiarire. Soltanto allora dovremo (ripeto dovremo) occuparci di questo mistero.

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Bruno Tucci