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Schlein convinta: “Meloni ha fallito”. Ma nel campo largo è già guerra per Palazzo Chigi

Elly Schlein ha due certezze. Primo: Giorgia Meloni ha fallito. Secondo: siamo pronti a guidare il Paese. In parole povere: la maggioranza deve andare a casa e la sinistra dopo il voto (a settembre) salirà in cattedra e cercherà in tutti i modi di ridare all’Italia quelle speranze che con questo governo sono morte.

È vero che un successo può dare alla testa: si possono immaginare scenari nuovi, cambi della guardia dappertutto, insomma una rivoluzione politica da cima a fondo. Tutto questo in autunno quando, dopo la crisi e la rinuncia della premier, si andrà al voto e per l’opposizione di oggi sarà un vero e proprio trionfo.

Nessuno può permettersi di dire il contrario, perchè la segretaria del Pd non ha dubbi ed è sicura che tutto questo avverrà subito dopo l’estate. Andare al governo, d’accordo, dopo aver stravinto le elezioni e aver seppellito l’attuale maggioranza. A questo punto una domanda sorge spontanea: con quali alleati e, soprattutto, chi potrebbe essere il presidente del consiglio vista che la lotta per quella poltrona si farà sempre più rovente? Forse la Schlein non si è accorta di aver fatto i conti senza l’oste; oppure di aver sognato un simile scenario e di essersi svegliata bruscamente. Ragioniamo con calma.

Il campo largo non è ancora nato, ha vicino a sè un fratellino che a mala pena pronuncia il nome di mamma e papà. Nel Pd, ogni giorno, c’è uno scontro. Quando pensi di aver risolto un problema ne nasce immediatamente un secondo, stavolta più difficile. Le correnti impazzano, le ipocrisie si moltiplicano, malgrado in foto appaiano visi felici e sorridenti. L’ultima immagine, molto pubblicizzata, vedeva i quattro del voto perduto insieme alla fine di una cena in una taverna romana.

Non mancava un quinto commensale che, quotidianamente, si smentisce mandando in tilt il gruppo. Questo qualcuno è Matteo Renzi di cui nessuno si fida più o quasi. Dopo lo “Stai sereno” a Enrico Letta si può mettere su di lui la mano sul fuoco? Non è l’unica mancanza. La seconda (se non la prima) è che non si sa chi dovrebbe guidare questa allegra compagnia.

Elly Schlein o il furbo avvocato del popolo, al secolo Giuseppe Conte? Il quale fa finta di essere in sintonia con questi compagni di avventura, ma sa in cuor suo che quando si dovrà decidere il candidato premier che dovrebbe battere la Meloni quest’uomo (dove sono le femministe?) dovrà essere il pentastellato.

Con le primarie allargate non ci sarà lotta perchè quella poltrona spetta a lui innanzitutto perchè per due volte è stato il capo del governo con alleanze diverse. Sarà uno scontro- ideologico per carità – all’ultimo sangue, tanto è vero che molti tramano e si augurano che entrambi possano cadere per dare il via libera ad un papa o a una papessa che metta d’accordo i litiganti. Dopo la sbornia del successo alla Camera, finirà l’ottimismo sfrenato di un campo largo che nasce e muore nel giro di ventiquattro ore?

La risposta dei fedelissimi della segretaria è “Si”. Ormai per la Meloni non c’è più scampo: si deve far da parte per lasciare che altri prendano il suo posto. Se Matteo Renzi continuerà a balbettare o a temporeggiare c’è subito un cavallo di riserva che ha un nome e un cognome. Si chiama Riccardo Magi, (leader di + Europa) apparso in un’ultima foto come il quinto ospite felice di essere fotografato insieme con la Schlein e Conte, oltre che con gli onnipresenti gemelli dell’ultra sinistra. La sicurezza degli avversari della premier (apparsa tranquilla dopo le sberle dei franchi tiratori) è data anche dal fatto che a destra non si vive in Paradiso.

Le fiamme sono quelle dell’inferno, perchè tra Lega e Forza Italia i litigi non finiscono mai. Ci si allea anche con il generale Vannacci nel tentativo di metter paura alle due forze politiche che insieme al partito della Meloni guidano il Paese. Tentativo fallito e nuovo schiaffo alla maggioranza che ora spera in un ripensamento dei traditori ( o delle traditrici) per poi piazzare il colpo del K0 quando la legge elettorale sarà discussa in Senato.

È la palude che la maggioranza deve combattere. È lì che si è impantanato il governo ed è da lì che deve uscire. In che modo? Tornando a far quadrato attorno alla premier. Altrimenti, ci si tufferà nel passato, cioè all’opposizione, con la paura di perdere pure il posto in Parlamento. Debbono riflettere coloro che hanno voluto fare lo scherzetto alla prima inquilina di Palazzo Chigi. In futuro, senza lo scranno di Montecitorio, senza più stipendio e forse neanche la pensione. Vale la pena di fare marcia indietro?

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Bruno Tucci