Politica

Schlein e il dialogo con la Meloni, Conte e la candidatura di Francesca Albanese: il campo largo che non sta in piedi

Che campo largo è se Elly Schlein prova a dialogare con Giorgia Meloni e Giuseppe Conte invita Francesca Albanese ad un suo meeting e amerebbe vederla candidata  con i 5 Stelle alle prossime elezioni? D’accordo: siamo in campagna elettorale, si può dire tutto e il contrario di tutto, ma c’è un limite da rispettare. Qui si è agli antipodi ogni volta che si apre bocca e si esprime una opinione. Il leader dei pentastellati è stato chiaro nel suo ultimo intervento alla Nova di Milano: “Noi siamo contro il riarmo e contro l’economia di guerra. Chi la pensa diversamente non vuole la pace”. La distanza con la segretaria del Pd è sempre più evidente: la guerra per arrivare ad essere il candidato per palazzo Chigi è troppo forte e non si fanno sconti.

Non è solo la politica estera a mettere a confronto i due partiti. Anche per quanto riguarda gli affari di casa nostra, le opinioni sono completamente diverse. Giuseppe Conte vuole che i soldi per aiutare l’Ucraina servono per sanare i tanti mali dell’Italia, perciò debbono rimanere a casa nostra.

L’inflazione galoppa, la benzina continua ad aumentare, la scuola e la sanità soffrono, il problema dei migranti è lontano dall’essere risolto. Perciò non se ne parla più del disastro di Kiev e dei bombardamenti che non hanno un attimo di pausa. La Schlein la pensa in altro modo: sono i guai italiani a preoccuparla. Prende carta e penna e scrive proprio a lei, alla sua “nemica”. Non sappiamo se usa il termine “cara Giorgia”, non è importante. È il contenuto di quella lettera a rappresentare quella svolta che molti italiani sognano. Tra le tante sofferenze che si debbono sopportare, l’energia (si, insomma, il caro bollette) è in primo piano. Per questa ragione, mostrando sapienza, la segretaria di via del Nazareno si rivolge alla premier cercando una via d’intesa sui 14 miliardi che dovranno essere spesi per alleviare il bilancio di milioni di famiglie.

Dio ce ne scampi e liberi: non appena lo scritto viene pubblicato su un giornale che non è certamente di destra succede un pandemonio. Come si può pensare di mettersi d’accordo con la prima inquilina di Palazzo Chigi quando quotidianamente partono da quell’indirizzo accuse e contumelie? La premier risponde invece che “esaminerà la proposta senza pregiudizi”.

I fedelissimi della Schlein, pur imbarazzati, non aprono bocca, sono i cespugli dell’ultra sinistra ad essere indignati. Angelo Bonelli non crede ai propri occhi, Nicola Fratoianni è allibito: È così che si costruisce quel campo che dovrebbe battere la destra alle politiche del 2027? Giuseppe Conte sorride e pensa alle primarie che sono per lui il problema per eccellenza. Un ultimo sondaggio non solo gli è favorevole, ma lo dà come il dominatore di quell’appuntamento. Una distanza siderale fra i due: con l’avvocato del popolo che avrebbe il doppio dei voti della sua “avversaria”.

Anche se ufficialmente non si dà peso a questi sondaggi, è chiaro che in via del Nazareno le acque sono agitate. La segretaria non nasconde le preoccupazioni e tenta un riavvicinamento con i suoi amici-nemici. Se tutto il Pd tornasse ad essere una forza unica senza correnti, probabilmente nemmeno il voto allargato (e non esclusivo dei big del partito) salverebbe Conte dalla disfatta.

Però la realtà non è quella che la Schlein sogna. Ora che vede la sua alleanza perdere colpi, deve andare alla ricerca di nuove soluzioni se non vuole abdicare e alzare bandiera bianca, insomma arrendersi al leader dei pentastellati. Anche loro ( i 5Stelle) hanno diverse gatte da pelare, con il ritorno di Grillo sul panorama politico italiano. Se il “vaffa-man” dovesse davvero prendere il tre per cento delle preferenze, chi pagherebbe questo scotto se non l’avvocato del popolo?

Ecco perchè nel lungo scorcio che ci separa dalle elezioni, tutto potrebbe cambiare nel giro di 24 ore o, al contrario, assestarsi di modo che non si verificheranno scossoni che renderebbero assai incerto l’esito di quel consulto.Già, perchè gli interrogativi sono tanti e non facili da superare. Nella maggioranza, il problema si chiama Vannacci. Il generale e il suo Futuro Nazionale vanno a gonfie vele e i più ottimisti ritengono che potrebbe sfondare il tetto del 10 per cento. Che cosa deve fare Giorgia Meloni? Arrendersi e tornare al passato, oppure “non mollare” come ha sostenuto pochi giorni fa? Alzare le braccia non è un atteggiamento che la premier conosce anche perchè chi si è “schierato nelle ultime votazioni con la sinistra lì deve rimanere”.

Così si crea il paradosso che pure il Pd (meglio la Schlein) tifa per l’ultra destra mandando a quel paese i suoi princìpi. Tutto verrebbe meno se i due grandi partiti trovassero un punto d’incontro non certo per abbracciarsi, ma per dare dimostrazione che in un paese dove regna la democrazia le elezioni si possono svolgere in maniera ultra corretta. Solo una speranza? Probabilmente si.

Questo è un sostantivo (speranza) che anche nel calcio dovrebbe farla da padrone. Il ministro per lo sport Andrea Abodi ha lanciato una proposta che potrebbe finalmente dare un volto nuovo al campionato di calcio: offrire più fondi a quelle squadre che schierano in formazione meno stranieri. Allora si potrebbe parlare nuovamente di un “torneo italiano” in grado di plasmare quei giovani che potrebbero formare in futuro una Nazionale degna di questo nome.

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Bruno Tucci