Politica

Scontro sul Referendum: Mattarella ha dato il via libera alla data del 22-23 marzo ma il comitato del no non ci sta

Scontro sul referendum costituzionale sulla riforma della giustizia: Mattarella martedì sera ha firmato il via libera alla data del 22-23 marzo licenziata dal governo ma il Comitato per il NO si è subito messo di traverso. Non ci sta. Già presentato il ricorso al TAR del Lazio con richiesta di sospensiva della stessa decisione del Consiglio dei Ministri presa lunedì 12 gennaio. Il campo largo contesta la scelta delle date, il Comitato della Fondazione Einaudi (Gian Domenico Caiazza, Antonio Di Pietro ed altri) ha annunciato che si opporrà al ricorso nella udienza fissata per il 27 gennaio e punta a blindare il voto a marzo. Si profila un duello in punta di norma. Uno slalom fra cavilli giudiziari. Inutile negarlo: il rischio di una sospensiva è reale. I 15 giuristi del Comitato che sta raccogliendo le firme per chiedere la consultazione promettono battaglia. Il loro obiettivo è chiaro: concludere l’iter di raccolta firme entro il 30 gennaio e far fissare il voto successivamente.

La posizione di Mattarella

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, secondo almeno autorevoli fonti del Colle, ha firmato perché non ritiene che esistano rilievi di costituzionalità tali da impedire la promulgazione della prova elettorale. Il comitato del No sa bene che muovere guerra a un referendum già promulgato ufficialmente dal Presidente e’, in buona sostanza, uno sgarbo istituzionale. Un autogol politico. Per il governo ha replicato il ministro degli Affari Europei, Tommaso Foti, che ha liquidato la questione con una battuta sferzante:” I ricorsi si presentano, bisogna vedere se poi saranno accolti”. Ha aggiunto il sottosegretario Alfredo Mantovano:” Il governo deve semplicemente rispettare la legge “, riferendosi all’art. 15 della legge 352 del 1970 che prevede i 60 giorni.

La campagna già nel vivo

Entrambi i comitati, del si e del no, sono attivissimi. E’ vero che gli ultimi sondaggi danno il SI’ in vantaggio; ma è altrettanto vero che il margine si è assottigliato rispetto ad un paio di mesi fa. I promotori del ricorso si augurano che 3 settimane in più bastino a ribaltare il risultato. E’ il caso di ricordare che il comitato avrà diritto a un rimborso di 1 euro per firma ( attualmente è stato superato quota 350.000) ma c’è chi vorrebbe comunque rinunciarci. Probabilmente si deciderà di devolvere la cifra ai comitati per il no. Mercoledì 21 gennaio alle 10 in via della Missione a Roma, presso la Sala Stampa della Camera, si terrà un incontro per illustrare le ragioni del “ comitato popolari per il sì”. Il presidente del comitato è il professor Giulio Prosperetti, vice presidente emerito della Corte Costituzionale. Facile prevedere scontri in tv.

In tv c’è già stato lunedì il primo confronto pubblico tra favorevoli e contrari alla riforma Nordio. Il teatro è stato lo studio di “Cinque Minuti” con Bruno Vespa. Ne seguiranno altri; lo scontro durerà 68 giorni. La battaglia italiana sulla separazione delle carriere è appena cominciata. Aspettiamoci un fuoco incrociato da una trincea all’altra.

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Enrico Pirondini