Scuola, è scontro politico sugli stranieri: dal tetto del 30% al divieto del burqa in classe (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Inutile nasconderlo: anche sulla scuola, meglio su chi deve frequentarla, scoppia la rissa fra le forze politiche. Maggioranza e opposizione non trovano un solo punto d’incontro. Chi deve occupare i banchi durante le lezioni? Giorgia Meloni sostiene che gli “stranieri” non debbono essere più del trenta per cento. La sinistra si scatena, punta il dito contro la premier e se non parla di vero e proprio razzismo poco ci manca. Di più: Palazzo Chigi ritiene che in aula, durante le lezioni, deve essere vietato il burqa perchè il volto non deve essere coperto.
Le leggi debbono essere rispettate e non si deve transigere. Apriti cielo: si scatena il temporale con Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni a far da apripista. “La Costituzione lo vieta”, tuonano entrambi. Poi, il primo dei due spiega: “Sono loro stesse (le giovani) ad integrarsi nel gruppo perchè capiscono dopo un paio di anni che a scuola non violano nessun principio della loro religione se si tolgono quel velo che le oscura il viso”.
Forse Bonelli dimentica (o forse fa finta di dimenticare) il caso di Saman Abbas, una diciottenne pachistana che venne uccisa dai suoi familiari. Perchè? si ribellava alle regole del clan e rifiutava un matrimonio forzato con un cugino che viveva nel Paese di origine, il Pakistan appunto. L’omicidio che coinvolse tutta la famiglia avvenne a Novellara, una cittadina in provncia di Reggiom Emilia. Saman non voleva più indossare il velo islamico. In parole semplici voleva vivere all’occidentale. Non era permesso dal clan ed ora i genitori sono stati condannati all’ergastolo e vivranno a lungo dietro le sbarre.
D’altronde che in Italia sarebbe stato auspicabile nelle scuole un’equa distribuzione degli stranieri lo propose anni fa l’allora presidente del Consiglio Massimo D’Alema, non certamente un uomo di destra. Proposito finito nel cassetto o piuttosto una iniziativa da non seguire? Che cosa aveva detto di tanto pericoloso Giorgia Meloni occupandosi, durante il weekend, di questo problema? Che gli italiani in una classe non potessero considerarsi una minoranza. Timore di un ghetto? Semmai il contrario se gli alunni di casa nostra erano una minoranza.
“Rimandata”, titola Il Manifesto in prima pagina. Interviene l’ex ministro Roberto Speranza che più diplomaticamente annuncia: “Le nostre scuole sono frequentate da bambine o bambini; da ragazze o ragazzi”, come a dire non c’è altra differenza. La polemica diventa più pericolosa perchè ad intervenire nel caso è il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il quale con estrema chiarezza afferma che “La scuola deve essere inclusiva, essere cioè un luogo dove nessuno si senta escluso”. Ah, ahi, ecco ricordare la Costituzione che agli articoli 8 e 19 parla “della libertà di culto e di religione”. Lo stesso Sergio Mattarella non è rimasto in silenzio e in una trasmissione televisiva, andata in onda un paio di giorni fa ha sostenuto che “La scuola vuol significare integrazione perciò deve essere aperta a tutti senza creare ghetti o alzare barriere”. E’ proprio questo sostantivo pronunciato dal Capo dello Stato (integrazione) ad avvelenare ancora di più il clima politico.
La destra pensa che siano proprio i genitori di questi giovanetti a rifiutare i diritti e i doveri del Paese in cui vivono. Così anche le seconde generazioni (tranne un ristretto numero) si allontanano invece che avvicinarsi alle nostre regole e ai nostri princìpi. Si predica la sicurezza: se poi vai a leggere i numeri della delinquenza si vede spesso che a compiere gravissimi reati sono proprio quei giovani che a casa parlano la lingua di sempre perchè i genitori masticano a fatica l’italiano di cui conoscono soltanto le parole indispensabili per sopravvivere.
Comunque, la polemica andrà avanti e le divisioni non si fermeranno. Si è in piena campagna elettorale e tutti gli argomenti sono buoni per attaccare l’avversario. Si continuerà a parlare di razzismo o, al contrario, di pochissima volontà di seguire le nostre leggi (soprattutto da parte dei genitori di questi ragazzi). Contemporaneamente le guerre impazzano su due fronti, l’inflazione galoppa e i soldi per andare avanti sono spesso insufficienti. Tra il Melonacco e la cultura che la sinistra non vuole perdere perchè le appartiene, appare la figura del cittadino che conta sempre meno, forse nemmeno quando andrà a votare in un mese del prossimo anno che ancora non si conosce.