Scuola, politica e cittadinanza: l'Italia divisa tra stranieri, economia e ideologie (foto ANSA) - Blitz quotidiano
La scuola diventa un caso se già non lo fosse. Innanzitutto, scegliere: pubblica o privata? La prima per i meno abbienti, l’altra per i ricchi. Si studia molto nella prima, meno nella seconda. Però non sempre è così. Diventa una differenza, un dibattito che coinvolge le classi degli impoveriti o del ceto medio che non ha grandi problemi per arrivare alla fine del mese. Bene, anzi male, perchè tanto per gradire, ci mancava pure il dissenso (si può chiamare così?) tra Giorgia Meloni e Sergio Mattarella. La prima invoca un tetto per i ragazzi stranieri che debbono essere non più del trenta per cento in una classe; il secondo ritiene che la scuola deve essere aperta a tutti per non creare ghetti.
Nella polemica si aggiungono anche l’ex ministro Speranza e il cardinale Zuppi. Potevano perdere un’occasione del genere le forze politiche nel momento in cui la premier sostiene che gli italiani non possono essere messi in minoranza? Il solito Angelo Bonelli (che vuole costantemente primeggiare pure con il suo maggiore alleato, Nicola Fratoianni) pensa che si voglia tradire la Costituzione. La Meloni gli risponde che pure Sergio Mattarella, nel 1980 quando era ministro dell’istruzione, parlava di tetto per gli stranieri nelle scuole italiane.
E’ evidente che a questo punto, la politica si infiamma e si concretizza il solito tran tran di chi la pensa in una maniera e chi in un’ altra. I pacieri cercano una via d’uscita e dicono e scrivono che con quelle parole il capo dello Stato si proponeva di “includere, non di escludere”. La sinistra non si ferma, può essere un’ occasione buona per mettere in difficoltà il governo nel momento in cui la campagna elettorale non ha un attimo di tregua. E’ un polverone per nascondere la realtà e cioè i tanti problemi che assillano l’Italia? Il ritornello è sempre il solito: essere contro per poi vincere alle politiche del prossimo anno. Dovrebbe avvenire l’esatto contrario per aiutare il Paese ad uscire da una sacca da cui ancora non esce. Il deficit rimane sopra il 3,1 per cento e l’opposizione lancia il grido di allarme.”Viviamo in un’Italia che non riesce a rialzarsi per la politica fasulla portata avanti dalla maggioranza”. Mille promesse rimaste a zero, mentre le difficoltà aumentano con l’inflazione che galoppa e una parte della popolazione che non riesce ad arrivare alla fine del mese.
Facciamo un paragone con la Germania che nelle ultimissime elezioni, ha preso uno schiaffone a destra e a sinistra. Il primo ministro Merz concorda: “Il voto è stato un disastro, però vado avanti, non mi dimetto”. L’informazione elenca le necessità del Paese, ma non si unisce alla schiera di coloro che brindano perchè il loro Paese va a rotoli. Qui da noi, l’ideologia supera questo concetto e se i problemi aumentano perchè la maggioranza non è riuscita a risolverli tutti, si ritiene soddisfatta e affonda il coltello nella piaga. Il deficit rimane sopra il 3 per cento smentendo il governo. Il guaio è che l’economia deve frenare e non si può andare oltre certe spese. Le difficoltà sono tante è giunta l’ora di rimboccarsi le maniche? Assolutamente no: si canta vittoria (quando forse a perdere è l’Italia) e si sostiene che l’esecutivo ha completamente fallito durante questi primi quattro anni di gestione. Il Manifesto titola a caratteri cubitali in prima pagina “sfacelo italico”; il Domani non si discosta, così La Notizia.
Non è un controsenso? Non si dovrebbe cercare una via d’uscita e magari trovare un punto di intesa per salvare il salvabile? Purtroppo non è così, perchè si pensa solo alle elezioni politiche e al cambio della guardia. Giorgia Meloni è sempre nell’occhio del ciclone anche quando decide che dal prossimo anno gli italiani non pagheranno più il bollo della macchina. La ritengono una “mancetta elettorale”, un modo come un altro per non parlare della crisi che sta travolgendo il Paese in cui viviamo. La premier sorride: “Sono abituata alle contumelie. Forse perchè da donna non mi faccio chiamare “presidenta”. Sorride e non aggiunge altro.
Ormai è politica su tutto: pure sul diritto di cittadinanza che a volte viene dato a chi non lo merita. Colpa di chi? Comincia il gioco dello scaricabarile per cui non si sa dove comincia il torto o la ragione, A Cadoneghe, un paesino della provincia di Padova, questo diritto viene negato ad una signora che non sa una parola di italiano. Bocciata. “Il solito razzismo”, protesta la sinistra. Lo stesso termine che viene dato a chi pensa che le ragazze a scuola non debbano coprirsi il viso con il velo islamico. Non è più valido il vecchio proverbio che dice:”Paese che vai, usanze che trovi?”. Forse bisognerebbe insegnarlo a quei genitori stranieri di prima generazione che non ne vogliono sapere di seguire le regole nel Paese che li ospita.