Ratko Mladić, l’ex comandante militare dei serbo-bosniaci condannato all’ergastolo per genocidio, crimini di guerra e contro l’umanità, avrà funerali con “tutti gli onori militari e di Stato a cui ha diritto”. Lo ha annunciato il ministro della Giustizia serbo Nenad Vujić, precisando che sarà la famiglia a decidere luogo e modalità delle esequie.
Mladić, 83 anni, è morto ieri all’Aja, dove era detenuto. Gravemente malato da mesi, aveva chiesto di poter trascorrere gli ultimi giorni in Serbia con i familiari. Belgrado, ha spiegato Vujić, aveva inviato quattro lettere dal 20 agosto. “Purtroppo, ieri, proprio mentre stavamo ultimando la lettera al segretario generale delle Nazioni Unite, in cui parlavamo della necessità del suo intervento, è giunta la triste notizia della scomparsa del generale”, ha dichiarato.
Il ministro ha annunciato una lettera al Meccanismo residuale dell’Aja, chiedendo che l’indagine sulla morte accerti anche l’adeguatezza delle cure. “Mi aspetto che questa indagine non si limiti a determinare la causa della morte, se si sia trattato di insufficienza cardiaca, insufficienza polmonare e così via, ma che si concentri anche sulla questione se sia stato adeguatamente curato negli ultimi giorni della sua vita, un aspetto che si presenta come controverso”, ha sottolineato.
Vujić ha quindi richiamato la questione delle cure palliative: “È legittimo sollevare la questione dell’umanità”. Ha aggiunto che “queste sono regole mediche e umanitarie”.
La morte di Mladić ha intanto riacceso le tensioni nella Serbia nazionalista. Il leader serbo-bosniaco Milorad Dodik ha parlato di “omicidio”, sostenendo che “tutto indicava un cattivo stato di salute” e che “è stato un approccio orchestrato”.