Elly Schlein, Silvia Salis e Giuseppe Conte (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Mentre l’Europa, anzi il mondo trema per una pace effimera che sembra svanire e mentre in Ungheria il mito di Orban è definitivamente tramontato, nel nostro Paese chiamato Italia il dibattito continua ad avere temi che non vanno mai al di là dei propri confini. Il ritornello è sempre lo stesso: a sinistra chi sarà il candidato premier che un giorno dovrà tentare di battere Giorgia Meloni?
L’opposizione si interroga e presenta i suoi nomi. Ora non sono più due, ma tre i “guerrieri” che un giorno vorrebbero sedersi sulla poltrona occupata oggi dalla premier. Due portano la gonna (quando la mettono), il terzo, in minoranza, è un maschietto. Diamo un nome e un cognome a questi “aspiranti a tutti i costi”: Non sveliamo un mistero: in ordine alfabetico si chiamano Giuseppe Conte, Silvia Salis e Elly Schlein. Dei primi due sappiamo vita, morte e miracoli. Il leader dei pentastellati è un politico venuto dal nulla che pochissimi conoscevano quando divenne il primo inquilino di Palazzo Chigi. La seconda fu l’outsider delle primarie in casa Pd: da vice divenne capo spazzando via il favorito, Stefano Bonaccini, certo di diventare lui il segretario dei dem.
È il terzo incomodo che oggi diventa la star del campo largo: il posto da sindaco di Genova le sta stretto e scalpita per arrivare a Roma, in via del Nazareno. Quando le chiedono: le piacerebbe succedere alla Schlein? Silvia Salis risponde con un sorriso tra l’ironico e il malizioso: “Se tutti fossero d’accordo, perché no”. Il dado è tratto: non ci sono più dubbi sulle sue aspirazioni che stanno mettendo in crisi i due rivali che credevano di essere i soli a sognare quella stanza, quel telefono, quelle segretarie.
Chi se l’aspettava una irruzione del genere? A voler essere sinceri nessuno. Almeno fino a quando la giovane ex numero del due Coni, non fu eletta primo cittadino di Genova. Apparve subito che voleva volare alto, che non si sarebbe accontentata degli spiccioli. Poche settimane di silenzio, poi una infinità di voci che non l’hanno più abbandonata. In verità, il suo modo di fare, il suo vestire, il suo approccio non piace a molti. Bella, bionda e glamour, tutte chiacchiere, patrimoniale e salotti: così la descrivono i suoi denigratori. In parole povere, una radical chic con borse di Vuitton e scarpe con tacco dodici, 1200 euro per un paio.
Nonostante possa apparire una signora altezzosa e antipatica, ha già nel partito un buon seguito. Sono dalla sua parte gli anti Schlein, i controrivoluzionari, i riformisti che sognano il tuffo in un passato che svanisce, gli esponenti che rifiutano il braccio di ferro che divide il campo largo. Una ventata di novità che non guasta: forse quel papa nero di cui parla Romano Prodi, in grado di mettere d’accordo la comitiva che guarda (ma non troppo) a sinistra.
Raccontata così questa favola sarebbe pure piacevole, ma la verità è che il fuoco cova sotto la cenere. Non sarà facile per i dem venirne a capo, non sarà semplice per i 5Stelle combattere questa seconda battaglia più complicata della prima che vedeva in vantaggio il furbo avvocato del popolo. Là in fondo, sulla linea del traguardo compare Palazzo Chigi. Chi riuscirà a spuntarla? L’anno che verrà sarà pieno di incognite. La sinistra scalpita, è sicura di aver dato una spallata al governo che non riuscirà a riprendersi. È questo il futuro? Nemmeno per sogno perchè Giorgia Meloni non ha nessuna intenzione di mollare. Lo ha detto chiaramente nella sua ultima apparizione in Parlamento. Stessa squadra, stessi protagonisti, medesima alleanza. Andrà avanti sino in fondo senza badare alle chiacchiere, ai pettegolezzi, alle fake news che la vedrebbero con l’acqua alla gola.
“Basterà non fermarsi”, sostiene un esponente dei Fratelli d’Italia. Puro ottimismo? Forse no, visto che i dem non godono buona salute. Non tanto per le preferenze per le quali sono stati abbondantemente premiati, quanto per i dissidi interni che ancora non si placano malgrado i successi degli ultimi tempi. Si va alla ricerca di un accordo che ancora non c’è anche se la Schlein continua a dirsi favorevole all’unione. “Soltanto in questo modo potremo vincere e tornare alla guida del Paese”, dice con forza credendoci.
Il cammino è tortuoso e irto di ostacoli. Non si pensa solo alle elezioni del 2027. A volte, la politica guarda più in là, varca confini che vanno lontano. Ed ecco, a che cosa si mira: alla presidenza della repubblica, una volta che Mattarella dovrà andarsene. Questa è una grande preoccupazione soprattutto per il Pd, partito che comprende la “sciagura” a cui si potrebbe andare incontro se la destra dovesse strappare il Colle agli avversari. Si fanno i conti, le previsioni, la battaglia sarà incerta. Ecco perché c’è chi ritiene che si potrebbe lasciare a Giuseppe Conte la poltrona di candidato presidente del consiglio, in cambio di un voto certo e favorevole dei 5Stelle il giorno in cui si voterà per il Quirinale.
Supposizioni che sono lontane, ma comunque assai valide. Senza però dimenticare il presente, cioè il voto popolare che dovrebbe rinnovare la fiducia al governo di destra, oppure mandarlo a casa dopo cinque anni. “La Meloni è una menzognera di prima qualità”, tuona il vecchio editore Carlo De Benedetti, una volta il padrone di Repubblica. “Pensi piuttosto ai suoi guai e a quelli dei sinistrorsi come lui”, gli risponde in coro la platea dei Fratelli d’Italia. Prepariamoci ad un futuro burrascoso.