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Sinistra, patrimoniale e reddito ai poveri: Fratoianni e Conte lanciano la sfida a Meloni

Il voto degli americani stende al tappeto Donald Trump e subito in Italia i progressisti che si considerano democatici entrano a gamba tesa nella campagna elettorale. Lo fanno con due pezzi da novanta del campo largo: Nicola Fratoianni, un estremista che non ha mai rinnegato le sue idee, e Giuseppe Conte che per due volte si è seduto sulla poltrona di Palazzo Chigi senza badare minimamente agli alleati. I compagni di cordata sono assai diversi, ma l’importante era raggiungere l’obiettivo, quello di diventare primo ministro. Questa coppia, insieme con Angelo Bonelli ed Elly Schlein, forma la comitiva che sogna di battere Giorgia Meloni alle politiche. Non è troppo presto? Bisogna prepararsi in tempo perchè stavolta non si può sbagliare. Se così fosse i sogni dell’opposizione andrebbero in frantumi tradendo anche coloro che erano certi di vincere e ribaltare la situazione.

Fratoianni rilancia la patrimoniale e il reddito di sostegno

Veniamo al dunque: il leader dei Verdi e Sinistra (é ancora lui?) spara a pallettoni contro la maggioranza e ripropone una vecchia idea di cui non se ne sente più il bisogno (almeno a stare a ciò che dicono i sondaggisti più accreditati). Rilancia l’idea della patrimoniale che ha i capelli bianchi però può essere sempre buona in determinate occasioni. “Non capisco perchè non si possa introdurre”, sostiene Fratoianni. “Molta gente è dalla nostra parte, anzi è entusiasta quando si tratta di colpire quei patrimoni che sono una vergogna se rapportati agli stipendi di milioni di italiani” E’ molto furbo il nostro protagonista: se quel sostantivo fa paura e fa storcere la bocca a chi teme un aumento generale delle tasse, eccone pronto un altro che potrebbe rassicurare quanti sono scettici all’iniziativa. Chiamiamolo “reddito di sostegno” che non è quello spauracchio voluto dal governo di Giuseppe Conte. Costò a noi contribuenti oltre 34 miliardi, soldi che potevano essere impiegati in maniera diversa. Magari proprio per la scuola, la sanità, il salario minimo e tutti gli altri problemi che la sinistra invoca un giorno sì e l’altro pure.

Conte propone dieci miliardi per aiutare i poveri

Il fratello gemello di Angelo Bonelli non è il solo a strumentalizzare la campagna elettorale per prendere quei voti necessari per detronizzare la Meloni. Il leader dei 5Stelle non può essere considerato un secondo. Non lo accetta quando si tratta di difendersi dalla sua principale “avversaria” (leggi Elly Schlein), figurarsi se si può far superare da uno degli altri componenti il campo largo, un’alleanza di cui crede di essere il numero uno. Conte è un avvocato, sa bene come affrontare i problemi e convincere quei riottosi che la pensano diversamente. Un populista? Per carità, che brutta parola! Meglio usare la tecnica di Robin Hood: togliere ai ricchi per dare ai poveri. In maniera più intelligente, se volete. In breve, la sua idea è questa: “Con noi al governo, costruiremo un tetto annuale di dieci miliardi da distribuire ai poveri”.

Renzi appoggia la proposta, ma invita alla prudenza

Dove sono questi soldi che oggi mancano a chi guida il Paese? Perchè ingannare molta gente che per arrivare alla fine del mese fa i salti mortali? “Non sono soltanto promesse, ma certezze”, risponde chi è dalla parte degli esponenti del campo largo. L’idea affascina pure Matteo Renzi, mai domo quando si tratta di farsi pubblicità. Non si espone per paura di essere travolto dai fatti. Si serve di una sua senatrice che è d’accordo con l’idea di Conte, ma -ripete – stiamo attenti alle truffe”. Che cosa voglia dire lo sapremo in un prossimo futuro se gli esponenti di Italia Viva ce lo spiegheranno.

La ricerca dei voti e le divisioni sulle riforme

In questi mesi che mancano alle politiche si va alla disperata ricerca di quei voti che possano fare la differenza. Chi può averli e consegnarli alla sinistra’? In parte quei migranti di seconda generazione (cioè italiani) che possono esprimere la loro opinione infilando la scheda nell’urna. Poi, un altro obiettivo, quello di catturare le preferenze degli arabi che non sono pochi, quindi da prendere in considerazione.

L’opposizione fa la voce grossa contro i tagli alla Sanità: protestano la Lombardia, L’Emilia, la Puglia. Non hanno tutti i torti, per la verità, Però quando poi si debbono discutere questi argomenti alla Camera e al Senato l’imperativo categorico diventa un altro: dividersi e attaccare l’avversario per dimostrare che ha torto. Le leggi da approvare? Se ne parlerà più avanti. E’ chiaro che in questo modo il Paese ristagna. Non sarebbe più favorevole andare in certi casi alla ricerca di un denominatore comune che possa risolvere qualche problema che ancora assilla gli abitanti di questa meravigliosa penisola?

Sinner e Antonelli come esempio per la politica

Prendiamo esempio da due ventenni che fanno onore all’Italia: Jannik Sinner e Kimi Antonelli. Se nei Palazzi si avesse la stessa caparbietà e la stessa intelligenza, vivremmo meglio con meno pensieri e più tranquillità.

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Bruno Tucci