Sinner vince al Foro Italico, per qualche ora sul volto degli italiani è tornato il sorriso (nella foto Ansa Mattarella, il tennista altoatesino e Panatta) - Blitz Quotidiano
Per un giorno, forse solo per qualche ora, l’odio si è fermato. È come se qualcuno avesse bloccato le lancette dell’orologio per poi, purtroppo, farle ripartire. Roma è diventata la città dove si è celebrato il miracolo, più esattamente il Foro Italico, dove Jannik Sinner, dopo 50 anni, ha fatto gioire di nuovo gli italiani. Potrebbe sembrare retorica, ma non è così, perchè quella vittoria ha fatto tornare il sorriso a milioni di persone che vivono in questo meraviglioso Paese chiamato Italia.
Il presidente della Repubblica è diventato il signor Mattarella, uno tra le migliaia di tifosi che avevano assistito all’incontro. Il Capo dello Stato applaudiva, avrebbe quasi voluto abbracciare quel ragazzo (di 24 anni) che aveva fatto dimenticare a noi i guai che ci assillano ogni giorno. È stato il tennis, dunque, e non il calcio, lo sport che ha stregato gli italiani. “Tutti pazzi per lui”, “Il nuovo re di Roma”, “Ci hai fatto sognare”: ecco i titoli dell’impresa che ha portato Sinner a vincere la sua trentaquattresima partita di fila. Un record che ha del leggendario e a cui pochi credevano qualche mese fa. Invece, è avvenuto in un pomeriggio pieno di sole che Roma ha voluto offrire a quanti hanno seguito il match in tv. “Er core di questa città” ha ripreso a pulsare, ringiovanito da una partita che ha riportato indietro negli anni chi magari non era più giovanissimo e fremeva per ciò a cui stava assistendo.
Potrebbe sembrare incredibile che un evento sportivo semini tanta gioia: i più scettici crollavano le spalle quando si facevano pronostici che parevano impossibili. Quando mai si possono vincere tante partite senza uno scivolone, una mancanza di forma, un quid che ti porti a perdere? Ecco, allora, che si avvera il miracolo: quello di cancellare l’odio, magari per poco tempo. Di riportare serenità e gioia anche a chi non è un appassionato della racchetta: un attrezzo che non hanno mai stretto nelle mani e non sanno che cosa si un ace o uno smash.
La ricreazione non dura molto, perchè i problemi da superare sono tanti: una infinità che non ci lasciano in pace da mattina a sera. Ecco, allora, che tornano di prepotenza dinanzi a noi. Si apre uno dei tanti giornali o si accende la radio e ls tv e appaiono sullo schermo le immagini di una macchina che a cento all’ora si scaraventi su una folla che sta passeggiando tranquillamente di sabato pomeriggio. Avviene in una città che respinge l’odio, in una regione dove si lavora a pieno ritmo e in cui la gente non può credere che possa succedere quel che poi in realtà si è verificato. Siamo a Modena, in pieno centro: la vettura impazzita travolge la folla e si infrange contro un muro sfracellandosi.
Perchè si verifica un fatto del genere? Chi è alla guida della vettura? Chi può essere il protagonista di un gesto così folle? È un giovane italiano di seconda generazione. I genitori sono marocchini, ma lui ha studiato e si è laureato in Italia. È disoccupato, non trova lavoro, si sente un emarginato. Ma è mai possibile che una situazione difficile come quella che sta vivendo lo porti a compiere una tragedia del genere? Si indaga sul passato del giovane che ha 31 anni e si scopre che tempo fa è stato ricoverato in una struttura psichiatrica. Solo Il gesto di una persona che deve risolvere i problemi sanitari che lo sconvolgono?
Il dolore di un episodio così drammatico non spegne le polemiche di cui noi italiani siamo maestri. È la politica, guarda caso, a entrare nel vivo della tragedia: si creano due opposte fazioni. Quelli in cui credono che sia stato solo un episodio caratterizzato da una follia improvvisa e coloro che, invece, ritengono che dietro quel giovane ci sia una corrente di estremisti (islamici?) che vogliono raggiungere determinati obiettivi. Quali? Quelli, ad esempio, di natura religiosa (o pseudo tale) che serpeggia in certi ambienti nei quali sarebbe bene indagare per evitare che il fenomeno dilaghi.
Il nostro Paese soffre già per i tanti problemi che ci tormentano: non se ne possono aggiungere altri che è meglio respingere prima che sia troppo tardi. Poteva il Palazzo rimanere fuori da questo episodio? Assolutamente no: Così c’è chi dice che personaggi del genere, di seconda generazione, non possono rimanere in Italia e debbono essere rimpatriati. Insomma, allontanati dal Paese in cui hanno deciso di vivere, avendo anche il passaporto italiano. Lo sostiene con forza Matteo Salvini che lo dichiara con determinazione non appena ha dinanzi a sè un microfono. Non la pensa ugualmente un esponente della stessa maggioranza, la destra. Antonio Tajani, vice presidente del consiglio e ministro degli Esteri, ritiene che Salim El Koudri sia un italiano e non lo si debba mandar via. Ha preso una laurea nel nostro Paese, sarà la nostra magistratura a decidere quali reati ha compiuto per i quali debba pagare rimanendo in prigione.
Non abbiamo certo bisogno di aizzare un can-can su quanto è avvenuto. Bisogna solo essere solidali con quanti sono stati coinvolti in un episodio del genere. Ieri mattina il Capo dello Stato e la premier si sono precipitati a Modena per visitare i feriti e portare conforto alle famiglie. Non si vada oltre, in una democrazia che si rispetti, si deve solo lasciare ai giudici il merito di quanto è accaduto. Politicizzare un dramma del genere non porta a nulla. Rimane solo il dolore e la paura che tali episodi possano ripetersi. Questo sì bisogna evitarlo a tutti i costi, andando a fondo nelle indagini senza trascurare il minimo dettaglio.