(Foto Ansa)
Decreto armi all’Ucraina e legge elettorale, due temi che agitano le acque nei partiti già in fibrillazione con la campagna referendaria. Due argomenti che scuotono in particolare la maggioranza. Nel dettaglio.
C’è attesa per le comunicazioni del Ministro della Difesa Guido Crosetto che giovedì alla Camera riferirà, ore 10, sulla proroga “dell’autorizzazione alla cessione di armi, materiali ed equipaggiamenti militari in favore delle autorità governative dell’Ucraina” e, sempre giovedì, si avrà una idea del comportamento in aula di Lega e 5 Stelle che sono contrarie all’invio di armi all’Ucraina. Quello che accadrà in Parlamento, con la conversione in legge del Decreto, misurerà la temperatura dei rapporti dentro la maggioranza ma anche della opposizione.
Nella opposizione ci sono distanze sulla sopravvivenza dell’asse giallo-verde. E’ il caso di ricordare che lo scorso 29 dicembre il Consiglio dei Ministri ha licenziato il nuovo Decreto che autorizza l’invio delle armi in Ucraina anche per il 2026, nella circostanza erano assenti Salvini e Crosetto. Resta la mina vagante di Vannacci: il vicesegretario della Lega ed ex generale e’ contrario all’invio di ulteriori armi e la Lega teme che l’europarlamentare possa avere proseliti in Parlamento.
Giorgia Meloni punta ad un proporzionale senza collegi e con un premio di coalizione. Ma se ne parlerà dopo il referendum. Dunque molto probabilmente la riforma elettorale ed il relativo confronto politico e parlamentare si avrà a fine marzo. Elly Schlein ha già mandato a dire che i Dem direbbero di no nel caso in cui si trattasse di un “ antipasto del premierato”. Un punto che la premier considera la “ Madre di tutte le riforme”. A tutt’oggi la legge elettorale italiana è il Rosatellum, un sistema elettorale misto, proporzionale e maggioritario per assegnare i seggi del parlamento. Che il momento sia delicato lo ha confermato anche il senatore Pd Dario Parrini, vice presidente della Commissione Affari Costituzionali in Senato: ”Ci aspettiamo serietà. Non si ripeta l’arroganza vista su altre riforme”.
Va infine ricordato che il testo non c’ ancora è che l’orizzonte è molto nuvoloso. Restano le divisioni dentro la maggioranza tra Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia: ancora non sono riusciti a presentare una proposta organica. Sulle mosse dei partiti incombono i sondaggi sulle prossime politiche che indicano una affluenza sotto il 60%. Quindi se qualcuno vincesse con il 40% dei voti rappresenterebbe meno di 1/4 del corpo elettorale; ne uscirebbe una distorsione del principio di rappresentatività e questo sarebbe un brutto segno.