“Subito sciopero generale!”: è il grido che nel fine settimana ha attraversato Madrid e decine di altre città in Spagna, in difesa del diritto alla casa, tra fischi e nel clangore di chiavi, pentole e casseruole. Esprime la rabbia e la frustrazione per i due decreti legge varati dal governo Sanchez, ma affondati venerdì al Congresso dei deputati da una maggioranza di destra in Parlamento, coagulata da Partito Popolare, Vox e la forza catalanista Junts per Catalunya.
Nella capitale, in decine di migliaia – 70mila, secondo la prefettura, oltre mezzo milione stimati dal Sindacato de Inquilinas – hanno marciato al grido di ‘verguenza!’, vergogna!, “fuori gli speculatori dai nostri quartieri!’, ‘diritto a un tetto’, ‘serve subito uno sciopero generale’, ‘questa è lotta di classe, non possiamo fare la pace’ convergendo dai quattro punti cardinali in Plaza Cibeles, dove si sono riversati anche gli ‘indignados’, che da ormai una settimana occupano la ‘acampada’ nella centralissima Puerta del Sol, sfidando anche la pioggia torrenziale.
Gli organizzatori della protesta sono convinti che quanto sta accadendo sia solo l’inizio indipendentemente da chi governi. E sono convinti che la protesta si allargherà includendo altri Paesi europei.
La scena si è ripetuta da Bilbao a Malaga, da Alicante a Palma de Maiorca, alle Canarie. Mentre a Valencia si sono vissuti momenti di forte tensione quando i manifestanti hanno tentato di sfondare il cordone di polizia che circondava il Palau de las Artes, dove era in corso un congresso di immobiliaristi. Gli incidenti sono culminati nelle cariche degli agenti antisommossa, che hanno lanciato lacrimogeni e sparato pallottole di gomma a scopo dissuasorio. Il bilancio è di almeno 5 arresti e 9 poliziotti feriti.
È di collera la risposta della piazza con Valeria Racu, la portavoce del Sindicato de Inquilinas che ha rilanciato: “La strada è chiara ed è lo sciopero generale”. Anche perché il 67,5% degli spagnoli è favorevole a limitare gli affitti (secondo il rilevamento di 40dB), percentuale superiore al 55% anche tra gli elettori delle destre.
Sanchez: “Ho deciso di convocare le elezioni il 29 novembre”
Come annunciato nelle scorse ore, il premier spagnolo Pedro Sanchez ha deciso di ricorrere al voto anticipato: “Ho deciso di convocare oggi stesso il Consiglio dei ministri, per sciogliere le Camere e convocare elezioni anticipale il prossimo 29 novembre”. Il premier ha rilasciato una dichiarazione istituzionale dal Palazzo della Moncloa. Nell’annunciare il ritorno anticipato alle urne, il leader del Psoe ha fatto appello alla cittadinanza a scegliere “che ruolo vuole giocare: se unirsi all’ondata di estrema destra che regredisce laddove governa” oppure “dare alla Spagna una maggioranza progressista più ampia”, perché continui a essere “un baluardo di apertura e giustizia sociale” e un “punto di riferimento mondiale di pace, femminismo e prosperità”.
Dopo la bocciatura venerdì in Parlamento dei decreti sull’emergenza abitativa e in seguito a una pausa di riflessione nel fine settimana e consultazioni con i membri del suo governo e del Partito socialista e delle forze politiche alleate, Sanchez ha quindi deciso di sciogliere le Camere con nove mesi di anticipo sulla fine naturale della legislatura, per andare alle urne e ottenere dai cittadini un nuovo mandato, con più forza per “approfondire le riforme ancora da fare. Lo scioglimento delle Camere gli permetterà di poter approvare con più facilità alcune leggi (in Spagna a Camere sciolte si riduce i numeri della maggioranza ndr) e di indirizzare a suo favore le proteste di piazza, cercando in questo modo di recuperare consensi nei confronti della destra che viene data come largamente favorita alle elezioni.
Sanchez, a proposito delle norme sulla casa, ha detto di aver “approvato misure coraggiose per tutelare il diritto costituzionale all’accesso alla casa. Ci siamo sforzati per costruire un mondo migliore per i nostri compatrioti”, ha aggiunto Sanchez, “combattendo gli speculatori che vogliono distruggere il futuro dei nostri figli e delle nostre figlie per aumentare i loro introiti”.
Il premier ha affermato ancora: “Abbiamo fatto tutto quello che potevamo fare per difendere gli interessi degli spagnoli”. A detta sua, durante il suo mandato si è “ridotta la disuguaglianza” mentre l’economia “è stata quella che è cresciuta di più in Europa”.
E in Italia? Il Governo pensa ad aiutare con gli affitti i giovani
Oltre alla Spagna, gli affitti e i prezzi delle case in vendita crescono in tutta la Ue. E aumentano anche le compravendite anche se il fenomeno, in tempi di tassi di interesse alti, è destinato a calare notevolmente. E mentre in Europa si dibatte sulle case green (l’Italia è in procedura di infrazione con altri otto Paesi ndr), affitti brevi e vari piani edilizi, in Italia va avanti il piano casa e il Governo, in vista della prossima manovra, ha già annunciato l’intenzione di legare delle agevolazioni soprattutto con lo sguardo ai giovani (una cedolare secca al 5% per gli affitti a lungo termine). Ma evidentemente il problema si lega anche a quello dei salari bassi, il cosiddetto lavoro povero. Proprio questo è il tema al centro delle proteste di questi giorni in Spagna che hanno messo in bilico anche il governo di Pedro Sanchez.
Secondo Eurostat nel secondo trimestre del 2026 i prezzi delle abitazioni nell’Ue sono aumentati del 4,7%, mentre gli affitti sono aumentati del 3% rispetto al secondo trimestre del 2025. Il dato italiano è in linea con quello Ue. Rispetto al primo trimestre del 2026, i prezzi delle abitazioni sono aumentati dell’1,2 % e gli affitti dello 0,7%. Tra il 2025 e il secondo trimestre del 2026 i prezzi delle abitazioni nell’Ue sono aumentati del 4,1% e gli affitti del 2,6 %. A livello nazionale, confrontando il secondo trimestre del 2026 con la media annuale per il 2025, i prezzi delle abitazioni sono aumentati più rapidamente degli affitti in 18 paesi dell’Ue. Sempre secondo Eurostat, nel 2025 le vendite di abitazioni nell’Ue sono aumentate nella maggior parte dei paesi per i quali sono disponibili dati, rispetto al 2024.
In Italia il mercato residenziale chiude il terzo trimestre del 2026 con una flessione dei prezzi dell’1,1%, a una media di 2.031 euro al metro quadro. Su base annua il saldo rimane positivo, con il 3,3% in più rispetto a settembre 2025; mentre a livello mensile le quotazioni si mantengono stabili, dice idealista, il portale immobiliare.
“Serve una formazione di qualità, un lavoro sicuro e stabile, una retribuzione adeguata, una casa a un prezzo equo. Tutto quello che precostituisce le condizioni per mettere su una famiglia”, ha detto di recente la premier Giorgia Meloni. “Una misura che potrebbe essere studiata, risorse finanziarie permettendo, sono incentivi per l’acquisto della prima casa per gli under36, l’estensione della possibilità di applicare l’Iva sulle operazioni di cessione e locazione di abitazioni poste in essere da società di compravendita e gestione immobiliare, la riduzione dell’aliquota Iva dal 10 al 5% per la locazione dei fabbricati residenziali (ovviamente ad eccezione degli immobili di lusso) e l’assimilazione agli immobili strumentali dei fabbricati residenziali locati dalle imprese di costruzione, perché oggi abbiamo una distinzione”, aveva anticipato il viceministro dell’Economia, Maurizio Leo.
Secondo Vincenzo de Tommaso, responsabile ufficio studi di idealista il calo registrato in questo trimestre in Italia riflette l’effetto ritardato della stretta monetaria della Bce: tassi di interesse ancora elevati si traducono in mutui più cari, riducono l’accessibilità al credito e frenano una parte della domanda potenziale, in particolare nelle aree periferiche e nei segmenti di fascia media. I capoluoghi mostrano invece una resilienza superiore alle attese”.