Politica

Stallo in Vigilanza Rai, Roberto Giachetti in sciopero della fame. Ranucci di Report preoccupato per la sua salute

Fedele a una concezione pannelliana dell’impegno politico, Roberto Giacehetti di Italia Viva conduce uno sciopero della fame dal 5 maggio scorso per denunciare l’immobilismo istituzionale sulla Commissione di vigilanza Rai.

Roberto Giachetti di Italia Viva

A questo proposito, Sigrifido Ranucci di Report si è detto “seriamente preoccupato” per le sue condizioni di salute prima ancora che grato per la battaglia che ha intrapreso.

Stallo in Vigilanza Rai, Roberto Giachetti in sciopero della fame. Ranucci di Report preoccupato per la sua salute (foto Ansa-Blitzquotidiano)

“Ringrazio l’Onorevole Roberto Giachetti per la sua sensibilità nei confronti del Servizio pubblico per cui lavoro da 35 anni, ma temo altresì che la mancanza di sensibilità di altri nell’affrontare il tema possa avere conseguenze sulla sua salute”.

Ma sentiamo dalle parole dello stesso Giachetti i motivi che lo hanno spinto a rifiutare il cibo.

Il perchè dello sciopero della fame

“La ragione per cui ho deciso di iniziare lo sciopero della fame è denunciare il sequestro della Commissione Vigilanza Rai da parte della maggioranza di centrodestra”, ha detto Giachetti nel corso della trasmissione di Ivan Grieco “La miniera”, in onda sul web.

“Come ha detto il presidente della Repubblica nel terzo appello lanciato su questo tema, la situazione è inaccettabile: i problemi interni della maggioranza non possono essere un motivo per sequestrare una fondamentale commissione parlamentare. In una democrazia che cosa c’è di più importante dell’organo preposto alla vigilanza sulla corretta informazione del servizio pubblico che noi paghiamo attraverso il canone? Tutto questo, a ridosso di una campagna elettorale che durerà più di un anno. Senza questa funzione di controllo da parte del Parlamento, si intacca la democrazia stessa. Per questo ho deciso di ‘dar corpo’ alle parole del presidente della Repubblica. E non intendo fermarmi”, ha concluso.

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Amedeo Vinciguerra