Stretto di Hormuz, una guerra commerciale che potrebbe durare ancora diversi mesi (Fonte Ansa) - Blitz Quotidiano
Se è vero, come sembra, che per sminare lo Stretto di Hormuz ci vorranno almeno sei mesi questo significa che la guerra non finirà subito anche se Iran e Stati Uniti troveranno finalmente un accordo. Cesseranno i bombardamenti, non pioveranno più missili dal cielo, le sirene per correre nei rifugi non suoneranno ad ogni ora del giorno e della notte. Ma se per liberare quel tratto di mare che adesso è praticamente vuoto saranno necessarie settimane di lavoro, ecco che al crepitare delle armi si avvicenderà un conflitto meno appariscente, ma altrettanto grave. Il commercio mondiale subirà un rallentamento che comporterà perdite di centinaia di miliardi. Le navi che dovranno andare da Est a Ovest o da Nord a Sud dovranno compiere una traversata ben più lunga e l’economia ne risentirà, eccome se ne risentirà.
Quale sarà il prezzo del petrolio e come questo fenomeno inciderà sui bilanci di decine di Paesi? In che modo si potrà contrastare questo gravissimo pericolo? Diventeremo tutti più poveri, l’import export dovrà segnare il passo, rimpiangeremo il tempo in cui gli Stati Uniti e Israele non avevano invaso l’Iran scatenando un putiferio che nemmeno loro forse immaginavano. Per tornare all’attualità, le notizie che provengono dal fronte caldo della guerra sono sempre le stesse: Trump continua a minacciare il nemico di distruggerlo e di riportarlo all’età della pietra, Teheran risponde che non teme incursioni di nessun tipo. Il tycoon non si illuda: “Venderemo cara la nostra pelle”. Ma in quel Paese sono tutti concordi per la difesa ad ogni costo? Per vie traverse in cui fioriscono le previsioni dei servizi segreti pare che non tutti gli esponenti iraniani siano dello stesso avviso.
Si sarebbero create due fazioni: l’una, quella dei pasdaran, pronti ad affrontare ogni pericolo pur di difendere i loro confini; l’altra, più accomodante, vorrebbe invece trovare per via diplomatica, un accordo che possa riportare la calma in tutto il Medio Oriente. Probabilmente è questa indiscrezione che “solletica” Trump e lo vuole così deciso a non smetterla. “Sono certo che vinceremo, ormai siamo ad un passo dal trionfo e dobbiamo continuare fino a che l’Iran, stremato e senza più armi per difendersi, dovrà alzare bandiera bianca”.
A tutt’oggi, la situazione è di stallo: le navi americane bloccano lo Stretto, Hormuz non funziona e Teheran non si piega perché ritiene di essere ancora la padrona di quei indispensabili chilometri d’acqua. Le trattative hanno subìto uno stop, riprenderanno presto secondo i più ottimisti e presto si arriverà a pronunciare la parola pace. Si va avanti seguendo le vie diplomatiche, le uniche che possano dare risultati. Prevarrà il buon senso e il raziocinio, invece che un braccio di ferro inutile e assai rischioso?
La Cina rimane per il momento alla finestra, la Russia impegnata su un altro fronte tutt’altro che agevole, si “diverte” ad insultare il nostro Paese. Dopo gli attacchi violenti e molto sgradevoli indirizzati dal burattino del regime (Vladimir Solovyev) a Giorgia Meloni, ieri è stata la volta delle male parole rivolte al nostro Capo dello Stato.
Dal Quirinale non si risponde, ritiene che quelle frasi siano solo invettive che volano in cielo senza produrre il minimo danno. Anzi, avviene il contrario perché tutti in Europa si sono indignati puntando il dito contro il Cremlino. Ci si chiede perché tanto astio? Forse Mosca pensa che in tal modo si possa dividere il vecchio continente portando dalla loro parte quei pochissimi individui che ancora credono alla grande Russia o all’URSS di un tempo che fu.
Riflettendo sui nostri problemi, le divisioni ora si accentrano sulla condizione economica dell’Italia. L’opposizione ritiene che siamo sull’orlo di un baratro, tanto è vero che non siamo riusciti a superare quel vincolo del tre per cento che ci avrebbe permesso di spendere soldi da investire per risolvere i diversi problemi che tuttora ci assillano. La premier non è di questo avviso e ricorda come la “sua Italia” abbia portato il deficit dall’ 8,1 per cento all’attuale 3,1, “Sono gli altri, coloro che ci hanno preceduto a Palazzo Chigi, ad averci fatto trovare quel disastro che abbiamo ereditato con il bonus firmato e voluto da Giuseppe Conte”.
A sinistra, la solita confusione che regna in via del Nazareno, sede del Pd, dove le correnti continuano a menarsi giorno e notte. È sempre lei, Elly Schlein, al centro dei dibattiti. C’è un manipolo di persone che non ne possono più delle sue continue e inutili prediche sul campo largo. Vorrebbero un Pd meno rivoluzionario, più moderato. È la cricca guidata da Dario Franceschini che si è innamorata di Silvia Salis, il sindaco di Genova, un esempio emblematico di quei radical chic a cui piace dirsi progressisti ed avere in banca un bel gruzzolo di soldi.
Vogliamo, noi italiani, continuare a fare brutte figure? Assolutamente no. Eppure, c’è chi ci prova. C’è un signore, si chiama Paolo Zampolli, grande amico di Trump, che lancia un’idea che potrebbe prendere piede. Far partecipare gli azzurri ai mondiali al posto di un Iran che nessuno vorrebbe tanto che molti chiedono che si ritiri da quel torneo. In questo modo, l’Italia tornerebbe a giocare il campionato delle elette pur non avendolo meritato. Sarebbe un’onta doppia, non ne parliamo più.