Sull’orlo del precipizio: il Medio Oriente brucia, l’Europa tentenna e l’Italia litiga (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Purtroppo, non sarà una guerra di breve durata. Anche Trump lo ammette, sia pure con rammarico. Tanto è vero che non esclude che in quell’inferno chiamato Medio Oriente potrebbe mandare i suoi soldati. Le quattro settimane di tempo previste dal tycoon per porre fine al conflitto sono già finite in cantina. Le bombe continuano a cadere dal cielo, i missili illuminano la notte, le armi lavorano a pieno regime. Ora anche il Libano entra nel mirino e a Beirut la gente fugge in cerca di qualche riparo. Migliaia di macchine lasciano la città per andare dove? Forse non lo sanno nemmeno i poveri libanesi: si illudono di trasferirsi in un posto sicuro, ma sarà più tranquillo? Anche se un pò più lontano da quel conflitto che nessuno voleva?
Si fanno i primi bilanci di questo disastro: i morti sono centinaia, diverse città sono semidistrutte, migliaia di persone non hanno un tetto che li protegga durante la notte, mentre di giorno trascorrono molte ore nei rifugi con le sirene che continuano ad avvertire che il pericolo sta per arrivare. Fino ad oggi, è una guerra che è costata al mondo 314 miliardi di dollari, 100 milioni al giorno che spetterà agli italiani ripagare in qualche modo. Le borse sono in caduta libera, il prezzo del gas e del petrolio è praticamente incontrollabile. Eppure c’è chi dice, come assicura Trump (bontà sia), che la grande ondata deve ancora arrivare.
Insomma, siamo sull’orlo del precipizio con i grandi della terra che mostrano i muscoli solo per far vedere che sono loro i più forti. In Iran, Stati Uniti e Israele sono andati per eliminare un dittatore che spadroneggiava in Patria da 37 anni. Donne arrestate perchè non portavano il velo, uomini che finivano nel nulla, quindi trucidati, perchè si permettevano una minima critica. Non era possibile andare contro Khamenei, voleva dire suicidarsi. Una operazione che la sinistra, non solo quella di casa nostra, critica perchè si è violato ancora una volta il diritto internazionale. Ma quando in quel Paese, si trucidava la gente che si “permetteva solo di parlare”, questi stessi signori non sono mai intervenuti per denunciare il continuo massacro.
Ecco la situazione che si presenta oggi ai nostri occhi. Bisogna preoccuparsi? Solo uno stolto o un superficiale potrebbero sottovalutare il periodo che nessuno si augurava e nemmeno prevedeva. Invece, la realtà non si può ignorare e molti erano convinti che subito dopo sarebbe intervenuta la diplomazia riportando la quiete necessaria. Macchè: nei primi giorni del conflitto, la speranza si è pian piano affievolita fin quasi a scomparire. Sono ancora le armi a primeggiare, alla pace si penserà in un secondo quando si saprà chi è stato il vincitore e chi lo sconfitto.
In un simile contesto, l’Europa continua a cincischiare. Divisa com’è non riesce a trovare il bandolo della matassa. A Bruxelles si provano le varie strade che possano portare almeno ad una tregua, ma ogni sforzo è stato vano, fino al momento. In Italia? Dovremo vergognarci per quel che sta avvenendo in Parlamento e fuori. L’appuntamento con il referendum è troppo vicino per essere distratti da altri problemi. Il 22 e il 23 marzo, il governo gioca le sue carte, l’opposizione ne presenta altre. Ogni scusa è buona per mettere all’angolo l’avversario. Si, d’accordo, la guerra imperversa, oltrepassa i confini, la gente muore a grappoli: nessuno lo nega, però bisogna pensare ai fatti nostri e dimenticarli sarebbe un errore imperdonabile.
Allora, mentre il conflitto in Medio Oriente si allarga di che cosa si occupano gli uomini politici che contano? Sono interessati solo a sbugiardarsi l’uno contro l’altro. Per ore si parla del viaggio che ha portato il ministro Guido Crosetto a Dubai, rimanendo prigioniero per il blocco dello spazio aereo. Una vicenda personale, di famiglia. Ma è bene indagare a fondo. Si perde tempo anche quando il responsabile della Difesa ammette di aver sbagliato e chiede scusa. Non basta. Giuseppe Conte primeggia, vuole essere il protagonista, anche se gli capita assai di rado. Attacca Antonio Tajani che ha cercato di spiegare alla Camera e al Senato qual era la situazione dei nostri connazionali prigionieri in quei Paesi. L’avvocato del popolo non ci sta, ritiene di essere stato preso in giro e lancia la sua accusa, vecchia ma sempre buona. “Siete proni a Trump che ancora una volta ha violato il diritto internazionale invadendo uno stato sovrano”. “Io succubo del tycoon”, replica il ministro degli Esteri. “Il presidente non mi hai mai chiamato Tony. Invece quel Giuseppi non lo ha dimenticato nessuno”.
La polemica si sposta pure fuori dell’aula con protagonisti una dem che voterà si al referendum ed una collega ex Rai, ora in pensione. “Vorremmo sentirle dire una sola cosa di sinistra”, tuona la giornalista all’onorevole europea Pina Picierno. “Torni a Bruxelles che è meglio”, le grida ancora in faccia. “E lei vada a sedersi sulla poltrona di casa e passi lì tranquillamente la sua vecchiaia”.
Fine del teatrino. Il resto si svolge altrove nei tanti viaggi che servono per strappare un si o un no al prossimo appuntamento in cui sarà di scena solo il voto sovrano del popolo. È una caccia spietata sul filo di lana. Nemmeno i sondaggisti più esperti riescono a prevedere il futuro. Stando così le cose, il Medio Oriente può attendere. Giorgia Meloni e Elly Schlein contano i giorni, se non le ore.