Politica

Tra crisi, stipendi fermi e risse alla Camera arriva la nuova legge elettorale: per la destra è l’alba della Terza Repubblica

Finita questa sbornia o festa o delusione della campagna elettorale? Dopo oltre duecento giorni che nei Palazzi non si è parlato d’altro sarebbe ora che la classe politica si rendesse conto della situazione internazionale e italiana per capire che non bisogna perdere altro tempo se si vuole davvero il bene di questo Paese.

I problemi sono tanti, ripetuti fino alla nausea. Importanti ed urgenti. Ma non sembra all’uomo comune che a Montecitorio o  a Palazzo Madama ci si renda conto che così si rischia di entrare in una spirale da cui difficilmente in seguito potrai uscire.Innanzitutto l’economia. Tutta l’Europa è in crisi, l’Italia non è da meno. L’inflazione galoppa, il mercato perde terreno, gli stipendi sono rimasti quelli di una volta e c’è una gran folla di persone che non sa come arrivare alla fine del mese. Le madri di famiglia vanno a fare la spesa e debbono fare i conti con gli euro rimasti nel portafoglio o in un cassetto della camera da pranzo.

Ecco, si può dare una risposta concreta alla gente che fa i salti mortali per non andare in rosso con il bilancio? Al di là, dunque, dei dibattiti, delle chiacchiere che spesso si fanno nelle aule che contano, sarebbe necessario essere più pragmatici e cercare di evitare che la situazione precipiti.

Ci sarà pure una strada che possa portare verso traguardi più tranquilli? Noi crediamo che questo è un interrogativo urgente che chi guida il Paese deve porsi se non si vuole andare a sbattere. La prima necessità è che ci si renda conto che la si deve smettere di dire sempre no a qualsiasi iniziativa. Possibile che non ci sia un problema su cui si possa trovare un accordo e portarlo avanti senza pensare che in questo modo si può fare un favore all’avversario?.

L’opposizione compie il suo lavoro, è giusto essere attenti e bacchettare la maggioranza se esce fuori dal seminato. Però è anche vero che certe volte si possa alla fine trovare un punto d’incontro e portarlo fino in fondo.

Ieri mattina alla Camera, si è votato per l’ultima volta per  approvare la nuova legge elettorale. È stata approvata dopo mille sforzi, ma non è detto che il braccio di ferro sia finito. La minoranza non ci sta, ritiene che siamo al di fuori delle norme costituzionali e darà battaglia fin quando la Suprema Corte non ridia al Paese la giustizia che merita.

Le dichiarazioni di voto a cui hanno partecipato tutte le forze politiche sono state aspre, i colpi bassi decine e decine, gli interventi non hanno guardato in faccia nessuno e il “politically correct” è andato più volte a farsi benedire.

Qualche esempio dimostrerà che non stiamo esagerando. Nell’occhio del ciclone è finita assai spesso Giorgia Meloni. “Si preoccupa solo di non lasciare Palazzo Chigi”; “La sua politica è fatta soltanto di slogan e di falsità”; “Ha chiuso la porta alle donne lei rappresentante del gentil sesso che si dovrebbe comportare in maniera diametralmente opposta”; ” È la prima responsabile dello sfascio in cui è caduta l’Italia”; “Votatevela voi questa legge, noi vogliamo rimanerne fuori”.

Giorgia da lapidare (in senso metaforico, per carità). Non si capisce tanto astio, ma a questa affermazione replica un esponente dei Fratelli d’Italia che vuol restare in incognito: “La verità è che la sinistra muore di rabbia, perchè loro hanno la Schlein, noi la Meloni. Debbo aggiungere altro?”

La seduta finisce con cartelli che ritengono la legge “una truffa”. Sono decine e i commessi fanno fatica a ritirarli tutti. Per ultimo, prende la parola Giovanni Donzelli, responsabile dell’organizzazione del partito della premier: Dice: “Con noi l’Italia è entrata nella terza pubblica”. Non ci resta che ridere sostiene un gruppo della sinistra. Cambierà questo clima o dovremo sopportarlo fino alle elezioni e anche dopo?

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Bruno Tucci