Tra pace invocata e guerra sfiorata: il mondo sull’orlo, l’Italia in bilico politico (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Da ogni parte si invoca la pace, ma la si vuole davvero? Forse è soltanto Leone XIV a desiderarla ed a parlarne tutti i giorni, anche ora che è in Africa per il suo primo viaggio pastorale. È una incognita comunque la si giri. Islamabad è solo una città turistica o è sede di quei colloqui che dovrebbero vedere iraniani e statunitensi riunirsi per trovare finalmente un accordo? Per il momento, non ci sono che rifiuti e minacce.
Da un lato Teheran continua a dire che domani non interverrà a quell’appuntamento se non cesserà il blocco navale ordinato da Trump; dall’altra, il tycoon continua a sbuffare e a lanciare i suoi strali: “Se non verranno ai negoziati perchè rifiutano la pace, allora sappiano che distruggeremo con i nostri bombardamenti tutti i ponti e le centrali elettriche”. È questo lo scenario che si presenta agli occhi del mondo ventiquattro ore prima dei dialoghi che dovrebbero riportare la tranquillità in tutto il Medio Oriente e anche altrove.Quel che accadrà lo sa soltanto il Padreterno perchè pare proprio che chi si dovrà sedere attorno ad un tavolo stia scherzando con la guerra.
Lo Stretto è ancora chiuso, si passa solo se si è raccomandati, le navi americane sparano contro chiunque voglia attraversare quel tratto di mare, le mine rappresentano sempre il terrore, ma soprattutto l’economia è in crisi dappertutto. Il prezzo del petrolio sale e scende a seconda dei capricci dei contendenti, l’inflazione galoppa da Nord a Sud, le compagnie aeree dovranno limitare i voli per la mancanza di carburante, fare un pieno per la macchina diventa un problema e lo sarà ancora di più se questa situazione non sarà risolta al più presto. Possibile che chi dovrebbe intervenire non si rende conto che i protagonisti stanno scherzando con il fuoco? Trovare un patto è così difficile? Eppure basterebbe mettere in un angolo i rispettivi propositi e cedere in qualche caso per trovare il bandolo della intricata matassa.
Sarà dunque un lunedì pieno di incognite e di speranze: Trump la smetta di volere troppo, Teheran rinunci alla sua voglia di nucleare, si ascolti la voce del Papa che continua a ripetere che la guerra e la tirannide sono sinonimi. Non si parli più di ricatti o di prepotenze. Si guardino invece quei punti positivi su cui si potrebbe arrivare ad un patto che riporti l’universo intero allo status quo ante quando, Ucraina e Russia a parte, non si dovevano risolvere quei problemi che oggi invece si debbono affrontare con urgenza. Donald Trump è in uno stato psicotico come scrive l’autorevole New York Times? L’Iran deve rinunciare a certi traguardi che rappresentano un vero e proprio pericolo? Se si, occorre fare marcia indietro e ricominciare da capo.
Pensate che la grande crisi internazionale possa frenare la vis politica che attanaglia il nostro Paese? Nemmeno per sogno. Una manifestazione dei patrioti a Milano riempie le pagine dei giornali perchè qualcuno sostiene che la piazza dell’appuntamento fosse strapiena, mentre gli avversari ritengono sia stato un vero e proprio flop; a destra e a sinistra si notano scricchiolii che preoccupano Giorgia Meloni e Elly Schlein. L’obiettivo è sempre quello delle elezioni politiche in cui l’opposizione vorrebbe dare una spallata definitiva alla maggioranza. Il “campo” a lungo desiderato da via del Nazareno è davvero largo o si restringe a seconda dei momenti? Giuseppe Conte pensa davvero che le primarie allargate possano riportarlo a Palazzo Chigi? Silvia Salis, la new entry, è certa che presto, se non prestissimo riuscirà a prendere in mano il Pd? Infine, Matteo Renzi e Carlo Calenda, decideranno dove collocarsi invece che essere delle “figurine senza futuro”?
La premier studia come comportarsi in questi difficili mesi che la separano dal voto popolare mentre a sinistra si invoca una via diversa da quella attuale: più concreta, meno frammentata, più coinvolgente. A scriverlo in un editoriale non è il signor nessuno, ma Romano Prodi, preoccupato da una situazione che non è affatto chiara. “Fate presto qualcosa”, raccomanda il padrino dell’Ulivo. Un quid che possa interessare tutta quella gente che non si fida più della politica e abbandona le urne. “Un’onda di partecipazione popolare”: così la definisce, ma non è facile dopo un lungo periodo di sonnolenza.
Si guarda al di là del 2027, manco a dirlo allo scontro che ci sarà per portare sul Colle il candidato preferito. Giorgia Meloni spera finalmente in un ribaltone dopo anni di digiuno; Elly Schlein vorrebbe prima vincere le elezioni (e magari sedersi a Palazzo Chigi) per poi occuparsi del Quirinale. I politici di un tempo fingono di stare alla finestra, ma sono pronti ad intervenire. Chi sono? I più informati fanno i nomi di Monti, Conte e dello stesso Prodi. Però, sono soltanto ipotesi, nulla più.