Politica

Tra slogan e propaganda: la lunga campagna elettorale verso le elezioni del 2027

La campagna elettorale per le politiche del 2027 è già cominciata. “Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate” avrebbe scritto Dante, perché sarà peggio di quella che abbiamo vissuto per il referendum costituzionale sulla riforma Nordio. Eppure, la complessità del mondo richiederebbe uno sforzo eccezionale da parte della politica, un’ondata di buon senso e competenze per affrontare la molteplicità di problemi che ci affliggono. Resta invece chiaro a tutti che l’orizzonte dentro al quale si giocherà la partita sarà ristretto esclusivamente solo ad alcuni temi, quelli che maggiormente sollecitano la pancia dell’elettore e quelli, pochi, sui quali le rispettive coalizioni troveranno almeno una parvenza d’unità. Non è un caso che molti esponenti di entrambi gli schieramenti stanno sostenendo la possibilità di elaborare programmi brevi, fatti di pochissimi punti. Si preferirà un’opera di semplificazione che diventerà inevitabile banalizzazione.

Certo, nessuno vuol tornare al 2006 quando la coalizione dell’Unione, guidata da Romano Prodi, si presentò agli elettori con un programma di 280 pagine, ma questo non vuol dire che dobbiamo per forza svilire una così importante tornata elettorale con documenti striminziti, elaborati in fretta e furia utili solo ad una molesta retorica demagogica che farebbe saltare i nervi anche ad un monaco tibetano. Ed invece finirà proprio così, le elezioni del 2027 verranno risucchiate dall’aspirale regressiva della politica, svilite nel loro significato più profondo e date in pasto agli elettori con una competizione drammaticamente insopportabile, più simile ad un rito sciamanico che ad una tribuna politica. Vi ricordate la Meloni nella campagna elettorale del 2022 quando disse che per l’Europa era finita la pacchia? Ecco, quel livello sarà abbondantemente superato. Ma non potremo farci niente, c’è poco da fare, lo impone il degrado dei tempi che viviamo.

Quindi, quale campagna elettorale dobbiamo aspettarci?

Di sicuro, in generale, si entrerà poco nel merito dei problemi, e quando succederà sarà solo per quelli sui quali le coalizioni sono riuscite a trovare un consenso unitario. Probabilmente, per tutto il resto, prevarrà il tentativo di insabbiare la discussione con il solito giocoso trambusto. Ad esempio, in politica estera, non ascolteremo niente di nuovo rispetto a quel che già sappiamo, difficilmente i pretendenti a Palazzo Chigi esporranno con chiarezza le loro idee, si posizioneranno solo se ce ne sarà bisogno e sempre comunque rimanendo a mezz’aria sperando di nascondersi nei fumi mistificanti della propaganda.

Qualcuno dirà che questa modalità di porsi, soprattutto in politica estera, durante una competizione elettorale di così alta importanza, si chiama “prudenza politica”. Io sostengo invece che davanti al divenire di un nuovo mondo fatto da relazioni internazionali inedite, dentro al capovolgimento epocale degli equilibri usciti della Seconda Guerra Mondiale che costringe tutti quanti a nuove alleanze o al rafforzamento delle vecchie, i leader politici siano chiamati, a maggior ragione in campagna elettorale, ad esporre con chiarezza le loro prospettive. Il problema è che nessuno di questi ha la forza politica per farlo.

Il grosso della partita dunque si giocherà su pochi punti identitari, verosimilmente sicurezza, sanità pubblica, welfare, salari, occupazione e una spolverata di questioni ambientali che non guasta mai. Ma di tutto questo capiremo ben poco, perché saremo spettatori di un durissimo scontro ideologico tra conservatori e riformisti, tra reazionari e progressisti; per essere ancora più terra terra, alla fine, saremo costretti a dover decidere ancora una volta dando risposta ad una sola domanda: destra o sinistra?

A suon di tapparci il naso non sentiremo più nemmeno la puzza del degrado. Intanto però è arrivata la terza ondata di calore. In molti non possono permettersi di comprare i condizionatori o di pagare le relative bollette; aumentano le morti, soprattutto tra gli anziani, a causa del caldo estremo; il 24,7% degli italiani ha più di 65 anni. Marginalità che si uniscono tra di loro mentre la politica si squaglia al sole.

Published by
Emiliano Chirchietti