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Tregua in Iran, la parola che aspettavamo e che ci tranquillizza: ora anche l’Italia riprenda fiato e pensi all’economia

Tregua: questo sostantivo è letteralmente esploso questa notte attorno alle due tranquillizzando il mondo che con il fiato sospeso aspettava le ultime decisioni di Trump. Dunque, due settimane di pace in cui le bombe non pioveranno più dal cielo, i missili rimarranno a casa, la gente non dovrà correre nei rifugi per gli allarmi continui che risuonavano come minacce di morte.

Gli Stati Uniti hanno accettato l’accordo, l’Iran pure, Israele ha detto sì ai colloqui che inizieranno venerdì a Islamabad. Insomma, stavolta la parola pace la si può gridare a gran voce senza la paura di essere smentiti. Risuona forte il discorso di Leone XIV che domenica a Pasqua aveva detto: “Chi ha voluto e vuole la guerra dovrà rispondere a Dio”. Lo Stretto di Hormuz riaprirà subito e in questo periodo lo si potrà attraversare senza divieti. Almeno per quindici giorni. Poi si vedrà, ma l’ottimismo è d’obbligo visto che finalmente tutti i grandi hanno capito che una guerra così concepita avrebbe potuto seminare morti e macerie dappertutto. Questo vuol dire che le navi potranno di nuovo attraversare quel tratto di mare indispensabile per l’economia di tutto il mondo. Il petrolio potrà arrivare con puntualità a destinazione, non ci sarà più la paura che gli aerei di linea dovranno ridimensionare il piano di volo, l’economia da Nord a Sud e da Ovest a Est trarrà un sospiro di sollievo.

Ora che il buon senso ha avuto la meglio e una insensata ira ha lasciato il passo ad una maggiore e indispensabile maturità, Il tycoon si dice felice e onorato di aver potuto raggiungere il suo obiettivo: quello di far cessare la guerra in Medio Oriente e altrove. “Sono onorato di annunciarlo certo come sono che i colloqui di Islamabad finiranno nel modo  che tutti ci auguriamo”. Pochi minuti prima della tregua un giornalista aveva chiesto a Trump: “Si afferma dappertutto che lei sia un pazzo”, che cosa risponde? “Non ho sentito una simile stupidaggine, penso che nel mondo dovrebbero esserci altre decine di capi di stato come il sottoscritto”.

Giorgia Meloni (foto Ansa)

Saranno due settimane di tregua che tutti noi seguiremo con il fiato sospeso perchè non potranno che terminare in un modo. Se succedesse il contrario, davvero le parole del Papa risuoneranno dappertutto e ovunque si dirà che chi vuole comandare si servirà soltanto della forza. Negli Stati Uniti, Trump riprenderà fiato e i democratici useranno toni più pacati. Forse nelle elezioni di mezzo termine, il tycoon non dovrà attendere i risultati con quel timore e quella paura che il popolo gli voterà contro.

Oggi, il grande interrogativo che riguarderà il nostro Paese sarà soltanto uno: che cosa avverrà, quali saranno le ripercussioni della politica e dei parlamentari che vivono nei Palazzi? Innanzitutto, gli italiani tireranno un sospiro di sollievo, ma chi guida il Paese dovrà badare a come far riprendere fiato ad un popolo che davvero guardava al passato e chiedeva lumi agli anziani, anzi ai vecchi: che cosa aveva voluto significare un conflitto mondiale.

Adesso, si dovrà badare soprattutto all’economia: si dovrà andare al mercato senza il timore di acquistare pane e pasta con il calmiere, con le macchine che potranno fermarsi alle pompe di benzina con la tranquillità necessaria. Guadagnare qualche euro in più di modo che non si debbano centellinare i danari per arrivare alla fine del mese. Non si dovranno avere più grattacapi per mettere insieme il pranzo con la cena.

È un futuro più roseo quello che ci attendiamo. Con più sicurezza nelle strade, con minori reati anche dei giovanissimi, con una maggiore severità per chi entra illegalmente nel nostro Paese. Vorrebbe dire aggiungere fame alla fame e di questo davvero l’Italia non ha bisogno. Quello che più attendiamo è una maggiore serenità per chi abita a Montecitorio e a Palazzo Madama, come a Largo Chigi. Questo non vuol significare che non ci debba essere una maggioranza ed una minoranza. È il sale della democrazia, non dobbiamo dimenticarlo. Con una opposizione che faccia il cane da guardia, pronto a intervenire in caso di decisioni sballate. Però, è doveroso aggiungere che anche chi non è nelle stanze del potere deve comportarsi diversamente. Non si può dire sempre no perchè l’avversario è diventato un nemico. Ci sarà una volta un punto d’incontro, un accordo che possa essere di aiuto al Paese. Bando alle liti di cortile, alla caccia spietata di argomenti che possano mettere all’angolo chi la pensa diversamente. Il popolo degli assenteisti alle urne aumenta perchè chi deve andare a votare non crede più alle chiacchiere. Vuole fatti e se questi non arrivano se ne resta a casa.

Sarà un anno molto difficile quello che ci separa dalle politiche del 2027. Dodici o più mesi in cui la maggioranza dovrà superare la batosta del referendum e la minoranza dovrà trovare quel denominatore comune che ancora le manca. Si scelga in fretta chi potrebbe essere il candidato in grado di succedere alla Meloni e poi non se ne parli più. Primarie, non primarie, Schlein o Conte o addirittura un papa nero, cioè un outsider che metta d’accordo tutti. Per il resto si pensi al Paese, a come lasciarlo progredire, a come essere una Nazione influente in Europa in grado di esprimere suggerimenti che siano graditi agli alleati del vecchio continente.

Se un domani vogliamo contare qualcosa e non essere succubi di questo o quel “finto o meno finto alleato” dobbiamo voltare pagina e questa rivoluzione deve essere seguita da tutti, informazione compresa. Non si può essere Guelfi o Ghibellini anche quando si raccontano i fatti. Dobbiamo seguire il sacro principio della terzietà, di essere super partes. Altrimenti i giornali, le tv, la radio continueranno a perdere peso e a non essere più creduti. Anche noi, dunque, recitiamo qualche volta il mea culpa.

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Bruno Tucci