Trump attacca Meloni, Tajani replica: "Rapporto con gli Usa resta solido ma l’interesse nazionale va difeso con dignità" (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani è in partenza per una missione istituzionale in Cina, che si concluderà il 18 aprile. Il viaggio prevede tappe a Pechino e Shanghai, dove sono in programma incontri con rappresentanti del governo e interlocutori economici.
Al centro della visita ci saranno sia i principali dossier internazionali, come la crisi in Medio Oriente e la situazione nello Stretto di Hormuz, sia il rafforzamento delle relazioni economiche tra Italia e Cina. Particolare attenzione sarà dedicata all’export italiano e all’attuazione del Piano d’Azione triennale 2024-2027, con l’obiettivo di consolidare i rapporti commerciali e culturali tra i due Paesi. Nonostante gli impegni serrati, Tajani ha commentato anche le tensioni geopolitiche in corso, soffermandosi sul rapporto tra Italia e Stati Uniti.
Interpellato sugli attacchi del presidente Donald Trump nei confronti della premier Giorgia Meloni, il ministro ha voluto ribadire la solidità del legame tra Roma e Washington. “Su questo dobbiamo fare chiarezza. Il rapporto fra Stati Uniti ed Italia è storico, forgiato durante la Prima guerra mondiale e durante la Guerra di Liberazione. Si basa su profondi valori condivisi, sulla gratitudine che dobbiamo all’America per aver salvato la nostra libertà contro il nazismo prima e contro il comunismo poi. È un rapporto che si è sviluppato fra amministrazioni americane molto diverse e governi italiani anch’essi molto diversi”.
Tajani ha poi difeso il ruolo della Nato: “La Nato rimarrà, è un elemento strutturale della pace, della libertà e della sicurezza in Europa e nel mondo intero. Su questo tutti i miei interlocutori, sulle due sponde dell’Atlantico, convengono senza esitazione”.
E sulla possibilità di criticare un alleato ha aggiunto: “Noi non abbiamo che due pregiudiziali, la nostra coscienza e l’interesse dell’Italia. Per il resto, abbiamo lavorato e continuiamo a lavorare per mantenere con l’amministrazione degli Stati Uniti, qualunque essa sia, democratica o repubblicana, un rapporto migliore possibile. Questo non ci toglie il diritto di criticare un alleato che sbaglia, e di considerare profondamente inappropriate una serie di espressioni e di atteggiamenti del presidente Trump nei confronti del nostro Paese, dei nostri militari, del presidente del consiglio”.
Ampio spazio è stato dedicato anche alla crisi in Medio Oriente e alle possibili vie d’uscita dal conflitto. Tajani ha indicato tre priorità fondamentali: “Direi che ci sono tre esigenze, che devono procedere in parallelo, e per le quali l’Italia continua a dare un contributo. La prima: il consolidamento della fragile tregua ottenuta, perché la guerra costituisce un male assoluto. La seconda: un nuovo assetto di sicurezza e di stabilità che comprenda la libertà di navigazione e la rinuncia da parte iraniana ad un programma nucleare militare. La terza: la cessazione in Iran delle uccisioni e della carcerazione degli avversari del regime”.
Sul fronte energetico, il ministro ha sottolineato l’impegno del governo nel sostenere famiglie e imprese: “Inutile ripetere, perché è ovvio, che la pace è la via maestra. Nel frattempo, il governo metterà in atto, graduandoli secondo la durata della crisi, tutti gli interventi, anche di tipo fiscale, per ridurre al massimo l’impatto della crisi. Detto questo, l’Italia non è arbitra dei destini del mondo, e non per colpa nostra qualche difficoltà potrebbe certamente esserci. Saremo a fianco delle famiglie e delle imprese per superare al meglio le difficoltà”.
Guardando allo scenario europeo, Tajani ha ribadito la compattezza dell’Unione sul sostegno a Kiev: “Assolutamente, sì. Questo è uno dei pochi contesti nei quali l’Europa ha dimostrato quella compattezza che da sempre invochiamo per la politica internazionale dei paesi dell’Unione. La difesa dell’Ucraina non è solo un tema strategico, l’Ucraina è il confine simbolico della libertà, del diritto, della ragione contro la forza bruta. Se lasciassimo sguarnito quel confine, non sarebbe una tragedia solo per gli ucraini ma per tutto il nostro mondo, la nostra cultura, la nostra civiltà. Detto tutto questo, ovviamente anche in quell’ambito bisognerà giungere ad una pace o almeno ad una tregua, che però rispetti la sovranità del popolo ucraino”.
Infine, un passaggio sulla politica italiana e sul gesto della leader del Pd Elly Schlein: “È un atto di civiltà politica che ho apprezzato e del quale do atto volentieri al segretario del Partito Democratico. Se significasse il principio di una fase nella quale il concetto di nazione venisse prima delle polemiche politiche, sarebbe un bel passo in avanti nella maturità del nostro sistema. Purtroppo, tuttavia, devo prendere atto che non è certo questo l’atteggiamento di altre componenti importanti dell’opposizione”.