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Trump scarica Zelensky: “Non sono un suo fan”. Riprendono gli attacchi al petrolio di Mosca, funzionari Usa: “Starlink fermato dalla Casa Bianca”

La pazienza di Kiev è finita. Volodymyr Zelensky, a partire dalla giornata di mercoledì 14 ottobre, ha annunciato la ripresa degli attacchi alle raffinerie russe, sfidando in questo modo l’annuncio a sorpresa di una tregua energetica da parte di Donald Trump, dopo averla rispettata per alcuni giorni accusando Mosca di averla violata. Un’accusa reciproca su una tregua che in realtà nessuno dei due Paesi ha confermato di aver negoziato. Sebbene Trump l’abbia descritta come un impegno che riguarda entrambi i Paesi, i suoi strali si sono concentrati su Zelensky, sollecitato ad andarsene, e sugli attacchi ucraini, responsabili a suo avviso di accentuare la crisi del diesel anche in Usa, compromettendo così le chances dei repubblicani alle Midterm.

Il presidente ucraino rischia in questo modo di aggravare la più grave frattura tra Kiev e Washington dall’inizio del conflitto, segnata da una serie di circostanze allarmanti: l’esaurimento dei Patriot, con Londra che sta fornendo all’Ucraina altri missili a lungo raggio, l’interruzione di Starshield (la versione militare di Starlink) poi ripreso ma in modo limitato, il blocco dell’intelligence, il tentativo Usa di sbloccare alcuni asset russi congelati in Europa (stoppato per ora dagli europei).

“Il divieto di colpire le raffinerie è revocato. Basta così”

“Il divieto (di colpire le raffinerie) è revocato. È finita. Basta così”, ha dichiarato uno spazientito Zelensky al Financial Times, mentre Mosca denunciava, sempre nella giornata di ieri, un raid ucraino su una raffineria nella regione di Rjazan a sud-est di Mosca: un impianto della compagnia petrolifera statale Rosneft che rappresenta quasi il 5% della capacità di raffinazione russa. Abbattuti anche sei bombardieri russi Su-34M all’aeroporto militare di Borisoglebsk, nella regione di Voronezh.

“Starlink non ha funzionato per decisione politica Usa”

Il leader ucraino, che ha accusato Trump di avere un’affinità istintiva per gli autocrati, ha inoltre chiarito di ritenere che le modifiche alle capacità dei ricevitori Starlink destinati all’uso militare siano state una decisione politica. “Non è stato un problema tecnico, è stata una questione di volontà”, ha dichiarato sempre al Financial Times. Elon Musk ha scaricato la responsabilità su Trump, sostenendo che “i sistemi Starshield sono di proprietà del governo statunitense e sono sotto il suo controllo. Qualsiasi limitazione della velocità o dell’utilizzo viene decisa dalle forze armate statunitensi e, in ultima istanza, dal Potus”, ossia dal presidente degli Stati Uniti. “Questo massacro continuerà. È ora che Zelensky se ne vada”, ha quindi aggiunto, rincarando il recente monito del commander in chief.

Intanto una fonte del ministero della Difesa ucraino ha annunciato che i ricevitori Starlink hanno ripreso a funzionare in fase di movimento, ma soltanto a velocità fino a 100 miglia orarie, pari a circa 160 km/h, una velocità considerata troppo bassa per le missioni d’attacco a medio raggio e per gli intercettori contro i droni russi.

Negli ultimi giorni, inoltre, funzionari ucraini hanno riferito di non aver ricevuto dai consueti alleati occidentali gli avvisi sull’arrivo di missili russi, che si basano su sistemi satellitari Usa di rilevamento. Trump ha negato di aver trattenuto informazioni di intelligence e Zelensky ha riferito che la mancata trasmissione degli avvisi è stata presentata a Kiev come un problema tecnico.

“Russia incoraggiata dai segnali Usa”

“Da ieri (mercoledì ndr), la Russia ha lanciato più di 850 droni Shahed contro l’Ucraina, ci sono ondate continue, e non c’è stata un’ ora in cui il nostro cielo sia stato libero da esse”, ha denunciato Zelensky, sostenendo che Mosca si sente incoraggiata dai segnali americani.

“Ordine di rallentare Starlink all’Ucraina arrivato dalla Casa Bianca”

E a confermare i timori di Zelensky ci sono anche due funzionari Usa che alla Reuters hanno dichiarato che l’ordine di limitare Starlink all’Ucraina è arivato da qualcuno all’interno della Casa Bianca. Secondo i due funzionari, il Dipartimento della Difesa ha ricevuto la comunicazione che il servizio Starlink doveva essere rallentato.

Che fare ora? La soluzione immediata potrebbe essere un accordo con il colosso franco-britannico Eutelsat, il consorzio intergovernativo europeo nato nel 1976 volto a sviluppare infrastrutture di telecomunicazione satellitare per il continente.

Trump: “Non sono un fan di Zelensky, è più difficile di Putin”

I timori ucraini sul pericoloso asse Putin-Trump sembra essere confermato anche dalle parole del tycoon su Zelensky: “Non è una persona facile con cui avere a che fare. Non sono un suo grande fan. Penso che sia più difficile avere a che fare con lui che con Vladimir Putin”. Donald Trump lo ha detto in un’intervista a Newsmax, ribadendo che servono elezioni in Ucraina. “Putin odia Zelensky e Zelensky odia Putin. Quando c’è questo tipo di odio è difficile risolvere le cose”, ha aggiunto il presidente sottolineando che “se le elezioni” del 2020 non fossero state truccate, la guerra non sarebbe mai iniziata. L’Ucraina ha perso molti uomini, anche la Russia ma la Russia è un paese enorme”.

A chi gli chiedeva se la guerra finirà prima della fine del suo mandato, Trump ha detto: “dovrebbe finire presto. Penso che” sia Volodymyr Zelensky sia Vladmir Putin “vorrebbero vedere la fine”.

Published by
Lorenzo Briotti