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Trump sconfitto, la politica italiana si divide: Conte frena l’entusiasmo della sinistra, Meloni avverte

Giuseppe Conte è realista: “Non dobbiamo pensare che la batosta di Trump voglia dire per noi che abbiamo la vittoria in tasca alle politiche. Sarebbe un gravissimo errore se ci lasciassimo prendere dall’euforia di un momento”. A sinistra, infatti, si festeggia come se in Italia la Meloni avesse già perso. Per i più oltranzisti, è arrivato lo tsunami che ha spazzato via il tycoon e i suoi fedelissimi. Non ha dubbi l’opposizione guidata da Elly Schlein: la democrazia ha vinto e ha strabattuto l’autocrazia trumpiana. Il leader dei 5Stelle è più prudente. Non ha lo stesso entusiasmo degli alleati e li avverte usando il raziocinio. Conte è sempre così, un gigante rispetto a coloro che ritengono di pensarla come lui. Quando afferra il microfono non lo molla finché non è stato chiaro fino in fondo. Ecco perchè non si fa trascinare da un tripudio che non ha senso perchè le elezioni si sono svolte a migliaia di chilometri di distanza.

Le elezioni americane e il futuro del governo Meloni

Destra e sinistra si fronteggiamo come se l’Italia avesse fatto da palcoscenico a questa consultazione. L’opposizione è convinta che la maggioranza vivrà i suoi ultimi mesi di gloria. Fratoianni e Bonelli si sentono già ministri, Conte e la Schlein guardano Palazzo Chigi e sognano di essere seduti già lì. Chi dei due? In breve, è come se fossimo al giorno dopo delle politiche che si terranno a casa nostra. Ritornano in primo piano le foto dei quattro dell’Ave Maria ed anche in questo caso il pentastellato giganteggia perchè riesce sempre a essere in primo piano.

Quando finirà questa sbornia non si può prevedere. La sinistra cavalca la sconfitta di Trump, sostiene che sia tornata l’America dopo un periodo di oscurantismo. Tutto questo mentre la destra non si esprime o lo fa a mezza bocca per non compiere errori. Il momento è delicato, meglio evitare scivoloni che potrebbero essere determinanti in vista delle politiche di maggio o di autunno. Già, il fatto è che ancora non si conosce la data in cui si voterà. La batosta dei repubblicani farà ritardare il giorno in cui gli elettori andranno alle urne? Chissà? E’ un altro dei tanti interrogativi che si pongono nel Palazzo. C’è chi è convinto che ormai sarà la primavera a fare da palcoscenico; chi, invece, la pensa al contrario perchè è meglio porre un freno alla esaltazione dei progressisti.

Meloni, Tajani e Vannacci prendono le distanze da Trump

Alla fine Giorgia Meloni dice la sua per non apparire imbarazzata. Non lo è perchè l’idillio con il tycoon era finito da tempo, però a sinistra ancora lo ricordano e lo sventolano. Ecco la ragione per cui la premier si sbottona: “Il voto degli Stati Uniti ci offre una lezione: quella che a vincere sia sempre la destra che non sbraita, non grida, ma è solida”. Non vuole apparire ottimista, ma nemmeno pessimista. Antonio Taiani, uno dei vice, è tranchant: “Mai stato con i Maga”. Pure il generale Vannacci alza la voce: “Noi di Futuro Nazionale non siamo mai stati dalla parte di Trump”. Per dirla in parole povere si ha il timore di essere considerati degli ex che oggi sono perdenti senza sé e senza ma.

Il futuro di Trump e la speranza di pace

Qualcuno si domanda quale sarà il comportamento del presidente degli Stati Uniti. Ha riconosciuto la vittoria degli avversari, ha ripetuto che la guerra all’Iran è stata un grande errore, ma nessuno conosce il futuro dello sconfitto. A “metà mandato” (copyright del Manifesto con una chiarissima ironia) se ne starà buono cercando di riprendersi qualche preferenza dei nostalgici, oppure si esprimerà con la foga che aveva prima della sconfitta? “Allacciate le cinture perchè ora verrà il bello”. La speranza è che questo non avvenga perchè decine di milioni di persone invocano la pace, la sola che abbia vinto la guerra. No agli estremismi, quindi, che non piacciono a nessuno dei benpensanti.

Calenda rilancia il centro e Schlein incontra Cairo

Le elezioni americane hanno avuto in Italia due protagonisti: la destra e la sinistra. Il centro pare scomparso, la voglia matta di qualche tempo fa è finita nel dimenticatoio. Per tanti, forse. Non per Carlo Calenda, il leader di Azione, che non ne vuole sapere di fare marcia indietro. E’ sicuro che un tale schieramento alla fine tornerà ad essere protagonista della nostra politica. Con lui potrebbero schierarsi i riformisti del Pd, i fuoriusciti del partito come Pina Picierno, addirittura Matteo Renzi se non avesse quel tributo che il campo largo gli deve se non altro per la pubblicità che gli ha fatto in questi ultimi mesi.

Infine, non bisogna sottovalutare l’incontro fra Elly Schlein con Urbano Cairo. Se non è politica pura poco ci manca. E’ fuor di dubbio che i due abbiano voluto vedersi perchè il 23 dicembre (lo ha confermato lui stesso) Enrico Mentana lascerà La7 e non sarà più il direttore di quel tg. Comunque la si pensi, sarà una grave perdita per Cairo editore. Enrico Mentana è un giornalista di grido, come sarà il nuovo telegiornale de La7? Avrà la stessa linea politica o sarà più morbido? Di questo debbono aver discusso Elly e Urbano: bando a Telemeloni e poi?

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Bruno Tucci