Ucraina, Iran e non solo: temi che stanno spaccando maggioranza e campo largo (Fonte Ansa) - Blitz Quotidiano
Chi riesce a districarsi nei meandri della politica merita un dieci sulla pagella (così avveniva nella scuola di un tempo). Ormai, ogni previsione – che appare certa- va a farsi benedire nel giro di poche ore, se non di pochi minuti. A destra e a sinistra, le alleanze si spaccano, i voti si disperdono, le divisioni si moltiplicano perché suona l’ora del tutto contro tutti. Pure là dove ritieni che nulla possa accadere si viene smentiti dai fatti. È proprio quel che succede in una giornata in cui le previsioni non annunciavano una bagarre come quella che ieri ha sconvolto il Parlamento.
In sintesi: una parte della Lega comincia ad avere dubbi sugli aiuti da dare all’Ucraina e vota contro chi, invece, non ha nessuna perplessità al riguardo. Il ministro Crosetto interviene, perde la pazienza e “spara” contro chi è di avviso contrario. “Io sono fiero di essere dalla parte di Kiev e di fare tutto ciò che è possibile fare per un Paese che è stato invaso e conta migliaia di morti per una guerra che dura da oltre quattro anni”. A sinistra, la situazione è sempre più confusa: dopo il “no” che i 5Stelle hanno gridato in Parlamento quando si è trattato di essere tutti all’unanimità contro il regime degli Ayatollah, ieri circolava un’aria tesa nel campo largo (lo è ancora?).
Ad essere estremamente sinceri, il movimento di Giuseppe Conte non ha mai pronunciato il “no”, ma si è astenuto: il che equivale a non essere dalla parte di chi si schierava contro lo scempio del dittatore di Teheran. Insomma, un “ni” che ha lasciato di stucco gli stessi alleati del Pd, con in testa Elly Schlein. Che non si respiri un’aria tranquilla fra gli ex grillini lo dimostra il fatto che qualcuno non è più in sintonia con le convinzioni del presidente. Alcune settimane fa, lo ricordate, fu Chiara Appendino a dimettersi perché probabilmente continuava ad essere una nostalgica del passato, cioè dei tempi in cui si otteneva alle elezioni oltre il trenta per cento delle preferenze. Oggi, è Pasquale Tridico che si mette di traverso. Alle regionali in Calabria, l’ex presidente dell’Inps è stato surclassato dal suo avversario, Roberto Occhiuto, esponente di spicco di Forza Italia. Da sconfitto è rimasto nella sua terra? Assolutamente no. Ha preferito tornarsene a Bruxelles e occupare la poltrona di parlamentare europeo.
A volte, la nostalgia supera qualsiasi altro ostacolo: perché non provare a “tornare di moda” in quella regione in cui Tridico è nato anni fa? Con quale traguardo? Ad esempio, quello di crearsi una sua lista? Tanto da contrapporsi a Giuseppe Conte? Arrivare fino a questo punto è assai difficile, però Tridico sa come colpire il cuore dei suoi compaesani. Con l’introduzione di un reddito di cittadinanza camuffato, cioè con un altro appellativo? O con simili diavolerie che non si sono ancora appalesate.
Il leader indiscusso dei 5Stelle teme queste “intemperanze”? Giuseppe Conte non si turba, sa che moltissimi esponenti del suo Movimento sono con lui e rimane tranquillo, anche se non si fa sfuggire nulla di quel che avviene in casa propria. Oggi, le preoccupazioni sono altre, la campagna elettorale per il referendum in primo piano. Il voto dei pentastellati è un “no “secco, però attenzione ai successi della Schlein, perché se Elly dovesse andare oltre quel che si prevede, l’avvocato del popolo non ne sarebbe lieto perché la sua più grande aspirazione è quella di diventare il numero uno della sinistra e correre per conquistarsi quella poltrona rimastagli nell’animo: Palazzo Chigi.
Sullo sfondo, c’è sempre il referendum, il cui esito sarà fondamentale per il futuro del Paese. Gli slogan si moltiplicano, probabilmente durante la notte schiere di specialisti studiano il da farsi per mettere KO l’avversario con un manifesto di successo. “Lunga vita al ministro Nordio”; sostengono ironicamente i tifosi del no. “Con lui alla Giustizia avremo tante possibilità di vincere”, insistono. “Buona salute a lui e a tutti coloro che lo seguono”.
A destra gli esponenti di maggior peso replicano stizziti, perché, secondo loro, sono tutte bugie quelle parole che spesso si leggono sui muri e sui manifesti. “Il sì restituirà la giustizia ai cittadini e il tempo ci darà ragione”, concludono senza scomporsi. In un periodo complicato come quello che stiamo vivendo non poteva mancare un intervento di Maurizio Landini, il quale se la prende con certi magistrati che dovrebbero rinviare a giudizio alcuni esponenti della Cgil. Se così fosse, il segretario riprenderebbe a recitare la sua preghiera preferita: “Dacci oggi il nostro sciopero quotidiano”. Amen