Un Paese alle prese con le sue scelte: politica, nucleare e calcio (foto ANSA) - Blitz quotidiano
Il Parlamento ha deciso che si tornerà al nucleare. Le prime centrali dovrebbero essere pronte nel 2030 (usiamo il condizionale) quando qualcuno di noi – compreso chi scrive – non ci sarà più. Vedremo dall’alto se la situazione migliorerà e le bollette saranno finalmente meno care. Un fatto è certo: non importerà più elettricità dai paesi vicini, l’Italia sarà autonoma e quindi non dovrà barcamenarsi e andare fuori dai confini per risolvere un problema che oggi la tormenta. E’ una buona notizia? Solo chi si fa travolgere dall’ideologia può dire il contrario. Non è l’unica fortunatamente: dopo il colpo subito dalla nostra economia per il deficit rimasto fermo al 3,1 per cento, l’Ocse (l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) ha riconosciuto che l’Italia continua a crescere. Il ministro Giorgetti torna a sorridere insieme a Giorgia Meloni che non aveva potuto nascondere il suo disappunto per quanto confermato dall’Istat.
Se anche la legge elettorale dovesse superare il prossimo scoglio (previsto fra non molti giorni) potrebbe tornare in discussione la data delle politiche. Ancora adesso, si continua a dibattere: gli elettori saranno chiamati alle urne in primavera o in autunno, cioè alla fine della legislatura? Perchè questo interrogativo? Si gioca sul filo delle preferenze fra destra e sinistra, ragione per cui ogni mossa deve essere studiata con attenzione se non si vuole dare agli avversari quel vantaggio che potrebbe far spostare l’ago della bilancia da una parte o dall’altra. Nella maggioranza il dilemma è questo: se il “duello” dovesse continuare ancora per molti mesi, c’è il pericolo del logoramento di una lunga campagna elettorale che potrebbe provocare grossi guai. Per questo motivo si tentenna sfogliando la margherita.
A sinistra, i problemi sono altri, ma forse più importanti e delicati. Il campo largo è ancora in fase di allestimento: nel Pd e negli altri cespugli la politica internazionale ha obiettivi diversi. I pentastellati sono contro il riarmo perchè lo spreco di danaro potrebbe risolvere i gravi problemi sociali che affliggono il nostro Paese: l’inflazione, l’economia, la difficoltà di arrivare alla fine del mese, la scuola, la sanità. “Con quei soldi si potrebbe tornare a respirare”, sostiene la minoranza. Tanto più che non si è ancora scelto il candidato premier che dovrebbe vedersela con la Meloni il giorno delle elezioni. E’ abbastanza chiaro che, visto il pareggio che si potrebbe profilare all’orizzonte, si proceda con molta cautela perchè una data o l’altra vorrebbe significare vittoria o sconfitta.
Nella maggioranza, il pericolo maggiore ha un nome e un cognome. si chiama Roberto Vannacci che con il suo Futuro Nazionale ha superato nei sondaggi la Lega e Forza Italia. I più solerti studiosi dei misteri parlamentari ritengono che senza il partito del generale la destra sarebbe sconfitta e dovrebbe dire addio a Palazzo Chigi, tornando all’opposizione. Se, al contrario, dovesse far pace con i “migranti”, i pronostici danno la Meloni sicura vincente. Ma quanti nell’alleanza di oggi, abbandonerebbero la premier creando un nuovo interrogativo? Nella sinistra, l’ostacolo più significativo sta proprio nella scelta del candidato che dovrebbe competere con la premier. Il braccio di ferro è tra Elly Schlein e Giuseppe Conte. La prima sostiene che deve essere lei in quanto leader del primo partito di opposizione. Giuseppe Conte fa invece riferimento al passato ed alla sua duplice esperienza come presidente del consiglio. Dovranno essere le primarie a decidere o, invece, fra i due litiganti avrà la meglio un federatore in grado di tranquillizzare le tante correnti che dividono il Pd?
Addentrarsi in questo meandro di supposizioni e, perchè no, di intrighi è assai difficile e qualsiasi previsione potrebbe essere sconfitta dai fatti. Non ci rimane che attendere e finalmente sapere quando gli italiani potranno andare a votare. Tanti? Pochi? Molto dipenderà da chi siede in Parlamento e decida alla fine una sola volta di lavorare tutti insieme per raggiungere almeno un traguardo che possa essere favorevole al popolo, e cioè a chi deporrà la scheda nell’urna. Quale strada dovrà scegliere il calcio per tornare ad appassionare i tanti tifosi che amano gli azzurri? L’iter lo indica Silvio Baldini che è il commissario tecnico della Nazionale under 21. “Io sono con il Frosinone”, dice ai giornalisti increduli. Perchè? “Semplice: in formazione hanno solo quattro stranieri, il Como nessuno. Eppure la squadra cara al presidente Maurizio Stirpe ha dato in campionato un’autentica lezione ai lombardi allenati da uno straniero”. Capita l’antifona? E’ chiara, meno per chi è ai vertici del nostro calcio.