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Ungheria. Magyar annuncia che spazzerà via i media pubblici megafono di Orbàn in diretta sulla tv di Stato

Colpito e affondato 2: il premier appena eletto dell’Ungheria, dopo aver abbattuto con una storica vittoria quel Viktor Orbàn da 16 anni dominus incontrastato della “democratura” magiara, ha praticamente licenziato in diretta i giornalisti dei media della tv di Stato che lo intervistavano prima reverenti poi sgomenti.

Subito dopo ha dato uno sprezzante ben servito anche al presidente della Repubblica, o ti dimetti subito o ci penso io a cacciarti, in sintesi l’alternativa propostagli.

“Avete mentito sui miei figli, mi avete insultato”

Abituato a colpire dall’interno, Peter Magyar assesta il primo affondo del suo nuovo corso dal cuore della macchina mediatica orbaniana. Davanti a microfoni e telecamere che per anni hanno raccontato una sola versione della realtà, il premier in pectore ha scelto l’attacco frontale, bollando il sistema come una cassa di risonanza di stampo “goebbelsiano”, ormai “agli ultimi giorni”.

Ungheria. Magyar annuncia che spazzerà via i media pubblici megafono di Orbàn in diretta sulla tv di Stato (foto Ansa-Blitzquotidiano)

“Mi avete invitato soltanto ora per illustrare il programma, avete mentito sui miei figli, mi avete insultato”, ma “domenica si è compiuta una rivoluzione, continuare a mentire non ha più senso”, ha scandito il vincitore delle elezioni, guardando dritto negli occhi prima i giornalisti di Kossuth Radio e poi del telegiornale di M1, confermando la volontà di smantellare il ‘tg propaganda’ e di tagliare i finanziamenti fino al “ripristino del loro carattere di servizio pubblico”.

“Non si tratta di vendetta, ma di restituire agli ungheresi media pubblici che raccontino la realtà”, ha chiarito con lo sguardo già rivolto alla nuova azione del governo che verrà, provocando le immediate controaccuse di “minacce” dei media pubblici.

La prima intervista su M1 – inedita per un leader dell’opposizione e subito diventata virale – si è trasformata in uno scontro aperto tra due narrazioni di un’Ungheria ancora sospesa tra l’euforia per la vittoria di Tisza e le incognite sul futuro.

“Non vi ho mai visti interrompere il primo ministro più corrotto e bugiardo che ci sia mai stato”, ha attaccato Magyar mentre la conduttrice provava a fermarlo. Un duello verbale dietro il quale si decide il futuro del flusso di fondi pubblici e pubblicità istituzionale che per oltre tre lustri ha alimentato la galassia mediatica filogovernativa.

Il brusco ben servito al presidente della Repubblica

La neutralità, nei piani di Magyar, non basta: l’intenzione è riscrivere le regole, con un intervento che – forte della super-maggioranza dei due terzi – potrà avanzare senza ostacoli.

Il dossier sarà, insieme alla lotta alla corruzione, in cima al programma di una transizione che corre veloce. Il presidente Tamas Sulyok ha confermato che Magyar riceverà l’incarico di formare il governo all’inizio di maggio, alla prima seduta del nuovo Parlamento.

Un passaggio già carico di tensione: uscendo dal colloquio al palazzo presidenziale, il leader di Tisza è tornato a definire “un burattino” il capo dello Stato, chiedendone le dimissioni subito dopo il conferimento dell’incarico. Se Sulyok dovesse resistere, il leader di Tisza potrebbe spingersi fino allo strappo, mettendo mano alla Costituzione

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Amedeo Vinciguerra