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Francesca Albanese, un tribunale Usa sospende le sanzioni di Trump: “Tutelare la libertà di parola”

Il tribunale distrettuale del District of Columbia, a Washington, ha sospeso temporaneamente le sanzioni imposte dall’amministrazione Trump contro Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati. La decisione è stata annunciata dalla stessa Albanese con un messaggio pubblicato su X, nel quale ha spiegato che il giudice ha riconosciuto come “tutelare la libertà di parola è sempre nell’interesse pubblico”. La relatrice ha inoltre ringraziato il marito e la figlia “per essersi fatti avanti per difendermi, e tutti coloro che hanno fornito aiuto finora”, aggiungendo che “insieme siamo Uno”.

La sentenza

Il giudice federale Richard Leon, nominato in passato dall’ex presidente George W. Bush, ha ritenuto probabile che l’amministrazione Trump abbia violato i diritti garantiti dal Primo Emendamento della Costituzione americana quando, nel luglio 2025, dispose le sanzioni contro Albanese. Secondo la corte, le misure sembravano colpire direttamente le sue posizioni critiche verso Israele.

Nel parere di 26 pagine, Leon scrive che “se Albanese si fosse invece opposta all’azione della Cpi contro cittadini Usa e israeliani, non sarebbe stata inserita nell’elenco delle persone sanzionate ai sensi dell’Ordine Esecutivo 14203”. Per il giudice, dunque, la designazione aveva l’effetto di “punire” e quindi “reprimere le espressioni sgradite”.

Dal 2022 Albanese ricopre l’incarico Onu sui territori palestinesi occupati e negli ultimi mesi ha accusato Israele di “genocidio” a Gaza, indicando anche il premier Benjamin Netanyahu tra i funzionari segnalati alla Corte Penale Internazionale. Le accuse di sostenere le tesi di Hamas sono sempre state respinte dalla relatrice, che ha negato qualsiasi appoggio a gruppi terroristici e contestato l’equiparazione tra critiche a Israele e antisemitismo.

Published by
Gianluca Pace