"Vannacci cavallo di Troia per la destra". L'analisi di Stefania Craxi sull'ascesa del generale (Foto Ansa) - Blitz Quotidiano
“Leggendo le posizioni” di Roberto Vannacci, “gli attacchi sistemici a Fi, e guardando tutto in controluce, vedo dietro intenti poco edificanti. È certamente una persona abile, furba. Ma fossi in lui non escluderei il rischio che alla fine emerga la sua natura. Che è distruttiva e non costruttiva. Come tutti i cavalli di Troia”. Queste le parole del capogruppo di Forza Italia al Senato, Stefania Craxi, nel corso di un’intervista a Il Giornale. La senatrice non vede in Futuro Nazionale “né un orizzonte di pensiero, né una visione politica in grado di guidare il centro-destra. È tutto un sollecitare narcisistico di pulsioni, un giocare di rimessa, che non parla certo alla maggioranza moderata degli italiani”.
Craxi aggiunge: “Guai a inseguire o a combattere chicchessia. Facciamo il nostro gioco, non quello che gli altri vorrebbero imporci. Chi guida la macchina, chi è al governo, ha il dovere di tenere in corsa il Paese, non di rincorrere i nuovi fenomeni”. Su Fn nella coalizione: “È Vannacci a fare tutto: è lui che chiude la porta con sortite incompatibili con la cultura del centrodestra. E anche quando, con qualche dichiarazione meno bellicosa, prova a dischiudere la porta, sembra che lo faccia per convenienza, per attrarre l’attenzione, non per convinzione. Più per rompere che per costruire qualcosa. Anzi, forse proprio questo è il suo vero ‘mandato'”.
La capogruppo dice di essere d’accordo con Tajani su Vannacci che fa la quinta colonna della sinistra: “Per ben 6 volte hanno votato contro l’esecutivo”. Per la capogruppo di Fi “fa il gioco del campo largo, che non fa mistero di considerarlo un compagno di squadra in vista della campagna elettorale”. Non manca un commento alla frase del generale sul femminicidio che per Vannacci “non esiste”: “È surreale. Una negazione della realtà, una posizione arcaica – sottolinea – che va ben oltre la semplice critica a una legge. Si nega un fenomeno che affonda le sue radici in una cultura in cui, ancora oggi, persiste l’idea che la donna sia un essere inferiore”.