Vannacci usa Futura, gli amici di Dalla: "Lucio era l’opposto di quel messaggio" (foto ANSA) - Blitz quotidiano
La politica e la musica si incontrano spesso, ma non sempre il loro dialogo produce armonia. Lo dimostra il caso esploso dopo l’assemblea costituente di Futuro Nazionale, il movimento fondato dal generale Roberto Vannacci, durante la quale sono risuonate le note di Futura, uno dei brani più celebri di Lucio Dalla. Una scelta che ha provocato una dura reazione da parte della Fondazione dedicata al cantautore bolognese e di molte persone che hanno condiviso con lui un lungo percorso umano e professionale.
La contestazione nasce da un punto preciso: l’assenza di qualsiasi autorizzazione preventiva. Dalla Fondazione spiegano di non essere stati informati e di non aver mai concesso l’utilizzo delle opere dell’artista in contesti politici. “Non ne sapevamo nulla, nessuno ci ha chiesto l’autorizzazione”. Una presa di posizione netta, accompagnata da un giudizio altrettanto severo: “L’uso politico della canzone è un fatto molto spiacevole”.
Secondo chi custodisce l’eredità culturale del cantante, Lucio Dalla era lontano da certe impostazioni ideologiche e la sua produzione artistica non dovrebbe essere associata a nessuna forza politica. Proprio per questo, l’episodio ha generato sorpresa e amarezza.
Le reazioni più dure sono arrivate da chi ha conosciuto personalmente Dalla. L’avvocato Eugenio D’Andrea, per anni suo consulente legale, non ha nascosto il proprio disappunto. “Siamo rimasti sconvolti”, ha dichiarato, aggiungendo che molti amici e collaboratori storici del cantante si sono detti increduli davanti a questo accostamento.
Per D’Andrea, qualora mancasse l’autorizzazione, sarebbe opportuno intervenire formalmente affinché il nome e la musica di Dalla non vengano più associati al partito guidato da Vannacci. Una convinzione che nasce dall’idea che il cantautore abbia sempre mantenuto una posizione indipendente, lontana da appartenenze e bandiere.
A sottolineare la distanza tra il messaggio della canzone e il progetto politico del generale è stato anche Gaetano Curreri, leader degli Stadio e storico collaboratore di Dalla. “Forse Vannacci non l’ha capita, quello che dice lui è in totale contrasto con quello che Lucio esprime in Futura”. Curreri ha ricordato come il brano sia nato durante un viaggio a Berlino, davanti al Muro che allora divideva l’Europa e le coscienze.
Per chi conobbe Dalla, Futura rappresenta infatti un inno all’incontro, alla convivenza e al superamento delle divisioni. Un messaggio che, secondo i suoi amici, mal si concilierebbe con l’utilizzo avvenuto durante l’evento politico. Da qui le parole amare di Stefano Bonaga: “Lucio si rivolterebbe nella tomba”. Un’affermazione che sintetizza il sentimento di chi vede in questa vicenda non soltanto una questione di diritti, ma soprattutto di rispetto verso il pensiero e l’eredità culturale di uno dei più grandi artisti italiani.