Vannacci, lo strappo e il no alle armi a Kiev: il suo movimento finirà all'opposizione? (Fonte Ansa) - Blitz Quotidiano
C’era da aspettarselo che il generale Vannacci imbrogliasse le carte già poco chiare della politica: d’altronde se si va in cerca di un consenso bisogna trovare un qualcosa che faccia parlare di sé. Altrimenti, dopo 48 ore, forse meno, si finisce nel dimenticatoio e nessuno si rammarica. Così, il leader del nuovo movimento (non lo si può ancora definire un partito) parte in quarta e finisce ancora una volta in prima pagina. Il suo Futuro Nazionale si schiera a favore di coloro che non vogliono più mandare armi all’Ucraina. Chi sono a questo proposito i suoi alleati? Pensate un po’: i 5Stelle di Giuseppe Conte e i discepoli di Fratoianni e Bonelli. Una scelta praticamente di sinistra, alla faccia di quel che il generale aveva promesso subito dopo il distacco dalla Lega: “Io sono un uomo che crede in certi valori assolutamente contrari a quelli dell’attuale opposizione al governo Meloni”.
Ecco fatto: in un baleno Vannacci ha fatto il salto della quaglia imitando quei parlamentari che da un giorno all’altro cambiano casacca. Per quale ragione se non quella di racimolare voti? L’iniziativa del generale è furba, bisogna riconoscerlo. Non sarà un gesto del “Politicamente corretto”, però ha dato subito i suoi frutti se si deve dar retta agli ultimi sondaggi de La7 che gli attribuiscono un 3,3 per cento di preferenze. Più di quelle attuali di Azione, Italia Viva, Noi Moderati e +Europa. Niente male, non riconoscerlo sarebbe scrivere una falsità.
Vannacci deve aver ponderato la situazione politica e quindi deve aver deciso. Che cosa avrebbe potuto provocare un frastuono? Cioè, quello di passare in un solo giorno da destra a sinistra? Eccolo: le armi che il governo continuerà a regalare all’Ucraina di Zalewsky. Al riguardo ci sono due fatti che gli sono favorevoli. In primo luogo, quello che una parte della Lega non vede di buon occhio questa decisione. Anche Matteo Salvini è dello stesso avviso, ma quando si va a votare in Parlamento “Il segretario si adegua e cambia parere”. Vannacci lo ha detto chiaramente quando, dopo la separazione dal Carroccio, molti lo accusavano di tradimento. “A mio avviso, sostenne, i traditori sono loro, cioè Salvini e i suoi fedelissimi che la pensano in un modo e si comportano in un altro”.
Primo traguardo: separare le due anime del suo vecchio partito perché il generale aveva avuto sentore dei sospiri di coloro che si adeguavano pur non volendolo. Un altro fattore che gli ha “fatto cambiare idea” (è l’accusa meno cattiva che gli si rivolge) è che, francamente, fra gli italiani c’è una frangia di persone che non ne vuole più sapere di spendere soldi per gli altri quando nel nostro Paese ce n’è tanto bisogno. Allora, due più due fa quattro: il leader di Futuro Nazionale non ha aspettato un attimo e ha colto al volo l’occasione che gli si presentava: schierarsi con quanti non volevano mandare ancora armi a Kiev.
Non era difficile capire che qualcosa in pentola doveva bollire pure prima della separazione dalla Lega. I falsi abbracci, le strette di mano, le parole ambigue erano un segnale ben preciso che stava per suonare un campanello d’allarme. Ora che cosa potrà succedere? Hai voglia a dire che tutto rimarrà come prima, che non accadrà nulla di quanto spera Vannacci. Se il sondaggio di cui si è parlato dovesse essere vero al cento per cento, i guai per la destra sarebbero dietro l’angolo. Non tanto per il referendum di marzo, perché, in quella occasione i “vannacciani” voteranno certamente per il sì. È più in là che si deve guardare: alle elezioni politiche del 2027 quando i due schieramenti che si fronteggeranno sono assai vicini in quanto a preferenze. Questo affermano con sicurezza gli esperti dei numeri ed a questo debbono guardare con attenzione gli esponenti della maggioranza.
Se son rose fioriranno dunque. Per il momento, Vannacci se la gode per aver scombussolato (così pare) i pronostici. Non si possono fare previsioni perché l’arte del compromesso ha sempre la meglio in politica. Però, è un fatto, che le ombre calano sul palcoscenico Italia e i dubbi aumentano, nonostante l’ottimismo di facciata che predicano coloro i quali sono convinti che tutto finirà in una bolla di sapone. Cosa che non è avvenuta con le polemiche esplose sul caso di Andrea Pucci, un “comico d’avanguardia” inviso alla sinistra. C’è chi ha parlato di scandalo, chi, come la Meloni, si è indignata perché qualcuno ritiene che l’umorismo e l’ironia siano solo da una parte. Polemiche feroci, i soliti social che impazzano, destra e sinistra che aprono una nuova strada a chi nella rissa ci sguazza. Un fatto è certo: se qualcuno voleva fare un grande favore ad Andrea Pucci è riuscito nel suo intento. Perché la fama del comico è aumentata del cento per cento. Ora il suo nome lo conoscono altre migliaia di persone che prima non sapevano chi fosse.