Politica

Verso il 2027 senza certezze: campo largo in bilico, centro all’assalto e Meloni alle prese con le nuove sfide

Molti pretendenti (quanti?) vorrebbero partecipare alle politiche del 2027. Quindi, i dubbi aumentano e l’elettore è sempre più disorientato. E’ il contrario di quel dovrebbe avvenire, cioè aiutare chi va a votare sapendo con certezza quali sono i programmi che i partiti o le coalizioni presentano e promettono. Invece, tutto si fa tranne che chiarire la situazione per rendere più facile il compito di chi deve mettere la scheda nell’urna. Per il momento maggioranza e opposizione si dividono il campo: un perfetto bipolarismo che sembra non avere altri sbocchi. E’ così? Nemmeno per sogno perché i cespugli, forti delle loro preferenze, alzano la voce e pretendono qualche posto da chi vincerà.

Ma è proprio questo il punto: quanti saranno i protagonisti che si contenderanno il primato cercando una sorpresa? Nel campo largo, il dissidio fra Elly Schlein e Giuseppe Conte è sempre più evidente. Nonostante le apparenze, i due leader del Pd e dei 5Stelle sanno perfettamente che questa sarà la battaglia principale. Ma non è detto al cento per cento, perchè i delusi sono pronti a farsi avanti come outsider.

La tentazione del centro

Il centro, tanto agognato, potrebbe rompere il dualismo e presentarsi come terza forza. Sanno che una parte degli italiani sarebbe felicissima di tornare al passato quando il panorama politico italiano era dominato dalla Dc. Il più impegnato di tutti, in questo caso, è Ernesto Maria Ruffini, l’ex direttore dell’ agenzia delle entrate che ha una gran voglia di sedersi in Parlamento occupando una poltrona di prestigio. Vorrebbe fondare un partito (se non lo ha già fatto) che ha un nome altisonante: “Più uno”. A raccolta vuole chiamare tutti coloro che sono stanchi di questa polemica che non aiuta il Paese in nessun modo. Vorrebbe al suo fianco Franco Gabrielli, ex capo della polizia e tutti quei riformisti che sbraitano senza combinare nulla. Infine, non è escluso che si rivolga a quegli esponenti del Pd (ad esempio Pina Picierno) che non riescono a digerire la rivoluzione a sinistra di Elly Schlein, la quale non vive giorni tranquilli.

Il 12 settembre scade il periodo della sua segreteria. Secondo lo statuto dovrebbe subito essere convocato il congresso e in quella occasione i suoi amici-nemici sferreranno l’attacco. Con poche probabilità di successo secondo i più autorevoli sondaggisti. Questa voglia di centro coinvolge pure qualche esponente di Azione, la vice presidente Giulia Pastorella, che sta cercando in tutti i modi di convincere il segretario Carlo Calenda che continua a sfogliare la margherita.

La sfida per il futuro del Paese

Tutti sono convinti, però, che quello delle elezioni sarà un appuntamento importantissimo per il futuro del Paese, perchè se vincesse ancora la Meloni tornerebbero all’orizzonte i vecchi desideri del presidente del Consiglio: l’elezione diretta del Capo dello Stato, il premierato (cioè dovrebbe essere il popolo a decidere chi dovrà sedersi a Palazzo Chigi), la riforma della giustizia che non ha avuto fortuna con il recente referendum. Già, l’opinione pubblica che spesso si dimentica che è lei ad avere il coltello dalla parte del manico. Così, per dimostrare che i l campo largo tiene ben presente questo concetto alla festa degli AVS che si sta svolgendo a Roma, i quattro leader hanno voluto parlare di programma in piazza, dinanzi alla loro gente.

Il discorso è finito sulle primarie, ma ha avuto vita breve, perchè proprio la piazza ha cominciato a gridare perchè voleva sentire che cosa ne pensava il quartetto dei problemi più assillanti: l’inflazione, la scuola, la sanità, il carrello della spesa. Virata a novanta gradi, il comizio ha cambiato ritornello e la piazza si è placata. Non poteva non accorgersi però che sul palco degli invitati non c’era Matteo Renzi, l’amico che più si è speso in questi quattro anni a favore della Schlein. Chi ha buona memoria non ha dimenticato che il segretario di Italia Viva non c’era nemmeno al famoso pranzo organizzato dalla comitiva in questione in una taverna romana. Fine dell’idillio? Lo deciderà il tempo assai prossimo.

Le grane della destra

Le grane non mancano nemmeno nella destra. Giorgia Meloni dovrà discutere del caso Vannacci anche se continua a ripetere che il generale ha votato a sinistra e quindi si è già schierato. Però i voti del numero uno di Futuro nazionale potrebbero essere determinanti, ragione per cui è bene usare molta prudenza. Soprattutto perché di recente Giorgia Meloni ha subito alcune significative sconfitte: le preferenze chiuse in un cassetto, il ballottaggio che nemmeno uno dei suoi vice gradiva. Rimane la nuova legge elettorale. Se anche quella non dovesse andare in porto la Meloni (che mangia pane e politica da quando era una giovinetta) saprà cambiare strada per evitare che nel 2027 dovrà lasciare Palazzo Chigi.

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Bruno Tucci