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Con 80 voti favorevoli, 56 contrari e due astenuti, il Senato ha approvato in prima lettura il disegno di legge che riforma la normativa sulla caccia. Il provvedimento, firmato dal capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, Lucio Malan, e sostenuto dall’intera maggioranza di centrodestra, passa ora all’esame della Camera.
Per i promotori si tratta di una riforma necessaria per aggiornare una legge ferma al 1992 e garantire una gestione più efficace della fauna selvatica. Il relatore del testo, il senatore della Lega Giorgio Maria Bergesio, ha sottolineato che con le nuove norme “ora ci sarà una gestione attiva a tutela dei territori”. Anche l’Udc ha definito il provvedimento “equilibrato e responsabile”, mentre il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin ha assicurato che “il Mase ha sempre lavorato per garantire la compatibilità delle disposizioni del disegno di legge con gli obblighi internazionali assunti e la normativa eurounitaria, smussando ed eliminando disposizioni critiche sin dalle bozze di lavoro”.
La riforma interviene sulla legge 157 del 1992 e introduce una nuova definizione dell’attività venatoria, riconosciuta come “attività utile alla conservazione e alla tutela della biodiversità e degli ecosistemi”. I cacciatori vengono qualificati come “bioregolatori”, chiamati a contribuire alla gestione della fauna. Il ddl amplia inoltre il numero delle specie cacciabili, eliminando il lupo dall’elenco delle specie particolarmente protette, ed estende le aree in cui è consentita la caccia, includendo anche boschi pubblici, aree demaniali e spiagge. Vengono modificate le regole per le aziende faunistico-venatorie private e si apre alla possibilità di utilizzare visori notturni e silenziatori. Il testo interviene anche sui calendari venatori, consentendo maggiori margini per l’attività di caccia e allentando alcune restrizioni sui richiami vivi.
L’approvazione ha però scatenato una dura reazione delle opposizioni e delle associazioni ambientaliste. Davanti al Pantheon si è svolto un sit-in promosso da Legambiente, Lav, Lipu, Enpa, Lac e Wwf. Per la senatrice dei Verdi Aurora Floridia, “il messaggio alla base di questo disegno di legge è chiaro: ogni spazio naturale viene considerato potenzialmente disponibile alla caccia, con la fauna selvatica trattata come una risorsa da sfruttare”. Angelo Bonelli ha accusato il centrodestra sostenendo che “la destra vuole trasformare parchi e spiagge in aree di caccia. Una vergogna contro la biodiversità”. Anche il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha parlato di un testo incompatibile con la Carta costituzionale: “Riteniamo che questo provvedimento legislativo sia contra constitutionem”. Il Partito Democratico e Alleanza Verdi e Sinistra hanno ribattezzato il ddl “legge sparatutto”, denunciando il rischio di una liberalizzazione eccessiva dell’attività venatoria. Le associazioni dei cacciatori respingono invece le critiche. Il presidente del Comitato nazionale caccia e natura, Maurizio Zipponi, ha affermato che “in questi mesi si sono diffuse ricostruzioni fuorvianti che non corrispondono a quanto inserito nel testo del ddl e che rischiano di spostare il confronto dal merito alla polemica ideologica”.