Banca Etruria, moglie Luigino D’Angelo: Ci hanno ingannato

di Redazione Blitz
Pubblicato il 13 Dicembre 2015 9:11 | Ultimo aggiornamento: 13 Dicembre 2015 21:28
Banca Etruria, moglie Luigino D'Angelo: "Così ci hanno ingannato"

Luigino D’Angelo

ROMA – “Ci fidavamo di Marcello Benedetti, è vero quello che ha dichiarato nell’intervista a Repubblica. Io e Luigino ci fidavamo tanto di lui, per noi era un amico ed è lui che ci convinse a investire la liquidazione e i risparmi di mio marito”. Sono le parole di Lidia Di Marcantonio, la vedova del pensionato suicida di Civitavecchia, raccolte da Federica Angeli per Repubblica.

A casa D’Angelo c’è ancora il computer dove il pensionato ha lasciato scritta la lettera di addio in cui accusava la banca Etruria di aver rubato i suoi risparmi di una vita. Nessuno lo ha ancora sequestrato, malgrado contenga la prova regina delle sue disperazioni quotidiane, una sorta di diario, contro una banca che “scientemente”, come dichiarato dall’impiegato Benedetti che ha fatto sottoscrivere la pratica di acquisto di obbligazioni subordinate ai coniugi D’Angelo, ha sottratto i risparmi a centinaia di correntisti.

Ecco uno stralcio dell’intervista a Repubblica.

Signora Lidia, non aveva capito quanto disperato fosse suo marito?

“Assolutamente no. Le dico solo che la sera del sabato (giorno del suicidio, ndr) avevamo appuntamento con coppie di nostri amici per andare a ballare. Ci dovevano venire a prendere alle sette. E le dico anche che lei ora mi vede fisicamente qui, ma io non sono in me, ancora non ho realizzato, metabolizzato, capito. Reagisco e mi faccio forza solo per lei…”. Indica la madre novantenne, seduta su una sedia accanto al computer di Luigino.

Quante volte siete stati insieme, lei e suo marito, alla Banca Etruria per riavere indietro i vostri soldi?

“Andavamo tutti i giorni. Ma la risposta era sempre la stessa. Impossibile. Anche il lunedì successivo alla morte di Luigino sono stata in quella banca per avere un incontro col direttore e per avere risposte. Non sono stata ricevuta”.